Vincenzo Iaquinta condannato a 2 anni, il padre a 19: ‘Ndrangheta


L’ex attaccante della Juventus e della Nazionale campione del mondo Vincenzo Iaquinta stato condannato a due anni nel processo di ’Ndrangheta Aemilia. Per lui la Dda lo scorso maggio aveva chiesto 6 anni, per reati relativi alle armi. Nella sentenza di primo grado caduta l’aggravante mafiosa.

Le urla Vergogna, ridicoli

Non cos per il padre dell’ex calciatore, Giuseppe Iaquinta, accusato di associazione mafiosa e condannato invece a 19 anni. Padre e figlio se ne sono andati dall’aula del tribunale di Reggio Emilia urlando vergogna, ridicoli mentre era ancora in corso la lettura del dispositivo.

Condannato solo perch sono calabrese, soffro come un cane

Fuori dall’aula lo sfogo: Il nome `ndrangheta non sappiamo neanche cosa sia nella nostra famiglia. Non possibile. Mi hanno rovinato la vita sul niente, perch sono calabrese, perch sono di Cutro. Sto soffrendo come un cane per la mia famiglia e i miei bambini senza aver fatto niente, ma io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese. Noi non abbiamo fatto niente perch con la `ndrangheta non c’entriamo niente.

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Maxiprocesso

La sentenza per 148 imputati arrivata dopo due settimane di camera di consiglio blindata da parte del collegio giudicante composto da Cristina Beretti, Francesco Maria Caruso e Andrea Rat. Il processo Aemilia, il pi grande contro la `ndrangheta mai celebrato nel nord Italia, ha avuto ufficialmente inizio il 28 gennaio 2015 con l’arresto di 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia richiesto dalle procure di Bologna, Catanzaro e Brescia. Una inchiesta imponente che ha svelato la presenza ramificata in diversi settori dell’economia e della politica emiliana della ‘ndrangheta.

Le armi

Giuseppe Iaquinta con la maglia del figlio nel 2010 (Ansa)
Giuseppe Iaquinta con la maglia del figlio nel 2010 (Ansa)

L’accusa rivolta all’eroe di Berlino legata alla detenzione illegale di alcune armi, mentre come detto decaduta l’aggravante di aver agito per favorire un’associazione mafiosa. L’ex attaccante stato trovato in possesso di un revolver Smith & Wesson calibro 357 magnum, di una pistola Kelt-tec 7,65 Browning e di 126 proiettili. Iaquinta aveva regolarmente denunciato il possesso delle armi, dichiarando di custodirle presso la propria abitazione di Reggiolo. Secondo gli inquirenti, le aveva per poi cedute al padre Giuseppe che, fin dal 2012, era destinatario di un provvedimento del prefetto di Reggio Emilia che gli proibiva di utilizzare o possedere armi perch frequentava personaggi ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta, e a loro volta poi finiti a processo.

La testimonianza in aula

A maggio, durante il processo, Iaquinta aveva spiegato: Sono una persona famosa — ha detto — la pistola l’ho presa pi che altro per il futuro, per quando avrei smesso di giocare. Mi piaceva andare al poligono quanto tornavo a casa. La consegna delle armi al padre sarebbe avvenuta quando militava nell’Udinese, ed era in procinto di traslocare. Secondo la legge, Iaquinta avrebbe dovuto segnalare lo spostamento delle armi.

31 ottobre 2018 (modifica il 31 ottobre 2018 | 15:07)

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