Valentino Rossi svernicia i suoi critici «Mollare? Io continuo altri due anni»


Non ci sbarazzeremo presto di lui, ma poi perché dovremmo farlo? «Ho un contratto con Yamaha per altri due anni, quindi correrò qui anche nel 2019 e 2020», ha chiarito Valentino Rossi in una sessione di domande e risposte organizzata dal suo storico sponsor Dainese con i clienti dello store di Londra. Questo azzera non solo i dibattiti su dove sarà il Dottore a 41 anni (in pista, che domanda), ma anche gli inviti di molti critici e nemici a ritirarsi. Il tema è ritrito, apparso la prima volta ai tempi del biennio ducatista (2011-2012). Allora il campione di tutto raccoglieva in pista solo schiaffoni e l’equazione per molti era stata ovvia: ma perché non molla? Sotto pelle c’era la convinzione che Rossi fosse bollito, ma come hanno dimostrato le prestazioni degli anni successivi così non era.

Il divertimento

Non tutti la pensano così, però. Una scuola di pensiero pro ritiro ricorda sempre che Rossi non vince un Mondiale dal 2009, dunque è sì bollito, dunque dovrebbe mollare. Ma anche in questo caso occorre precisare. È vero che la carriera di Valentino è da dividere nettamente in due: un periodo di gloria dal 1996 al 2009, con 9 titoli iridati in 14 stagioni, e uno di molte fatiche e rare soddisfazioni dal 2010 al 2018 con, come massimi risultati, tre secondi posti e due terzi nel Mondiale. Ma è qui che la questione si fa più interessante. Quasi filosofica. È solo vincere infatti lo scopo di uno sportivo? E, se così fosse, non dovrebbe ritirarsi chiunque perde o, come nel caso del Dottore, comincia a perdere dopo avere frequentato solo la gloria? È la stessa obiezione che accompagna Federica Pellegrini e tanti altri ex Cannibali. Ma la risposta è chiara. E l’ha data ancora una volta Valentino a Londra: «Gareggio da molto tempo ma mi piace, cercherò di continuare finché sono competitivo perché mi piace il feeling che c’è dopo una gara quando vinco o arrivo sul podio». Sembra impossibile pensare che uno come lui si diverta semplicemente a correre, ma chi lo conosce sa che è proprio così. Senza contare il piacere di stare in questo mondo, l’attività imprenditoriale con la sua Academy e il team Sky VR46 e,perché no?, i soldi. Non lavoriamo forse tutti per uno stipendio?

Il confronto con Marquez

C’è poi l’orgoglio. Che, per esempio, è quello di provare a fermare l’onda, con e senza H, di un fenomeno che rischia di battere tutti i suoi record, e magari anche quelli di Agostini. Così Valentino a Londra ha parlato anche di Marquez: «Sì, può battere i miei record, ma la cosa non mi preoccupa». Il confronto, al momento, è apertissimo: Marquez ha vinto 68 gare e 6 mondiali, Rossi alla stessa età una gara in meno e lo stesso numero di Mondiali. Il problema, in prospettiva, è proprio quella seconda parte della carriera di Rossi che MM, da tipo furbo qual è, cercherà di non ripetere. Ma Valentino, alla fine, sembra fregarsene: «Ciò a cui devi pensare è la tua carriera. Io penso che la mia sia stata buona: ho vinto molte gare, anche se ne avrei potute vincere di più, così come avrei potuto vincere più Mondiali». Di rimpianto vero, però, ce n’è uno solo: «Il campionato perso nel 2006 quando ho commesso un errore decisivo nell’ultima gara a Valencia».

Svolta Yamaha

Oltre le filosofie, restano le necessità del presente. E Rossi ha chiaro un concetto: continuare va bene, divertirsi pure, ma serve farlo ad alto livello. Il che significa non vincere per forza ma, come amano ripetere i piloti di moto, «essere competitivi». In sostanza, avvicinare la Yamaha a Honda e Ducati. Sul tema Rossi racconta: «Siamo in difficoltà da molto tempo, la differenza con Honda e Ducati è tanta perché loro hanno lavorato moltissimo nell’ultimo periodo. Dobbiamo lavorare su tutto il pacchetto, ma l’area nella quale soffriamo di più sono il motore e l’elettronica. In queste parti Honda e Ducati sono più forti». È un allarme lanciato da tempo. E alla lentezza degli ingegneri di Iwata Rossi può solo opporre, appunto, la sua voglia: «Cerco sempre di spingere con la Yamaha perché migliorino il motore e penso che il prossimo anno possiamo modificarlo. Spero che la versione 2019 sia migliore». Perché su una cosa tutti nel paddock della MotoGp concordano: a livello di guida pura Valentino è ancora reattivo e sveglio. Per qualcuno è addirittura un pilota più bravo di quanto era dieci anni fa. E se così fosse, visto che alla fine stare su una moto è la cosa che sa fare meglio e più lo diverte, perché mai dovrebbe ritirarsi?

11 ottobre 2018 (modifica il 11 ottobre 2018 | 12:46)

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