Un mix di farmaci ha raddoppiato la durata della vita nei vermi nematodi



Un cocktail di tre diversi farmaci anti-età, già noti ma mai usati in combinazione, ha quasi raddoppiato la durata della vita in un noto modello biologico. I vermi nematodi (Caenorhabditis elegans) trattati con il mix non solo hanno ottenuto il record di maggiore longevità indotta da farmaci mai osservato nel mondo animale, ma hanno anche visto estendere il periodo in cui sono rimasti in buona salute e senza alcun effetto collaterale. La ricerca della National University di Singapore e dello Yale-NUS College è stata pubblicata su Developmental Cell.

 

I vermi nematodi sono spesso utilizzati negli studi sull’invecchiamento perché hanno un genoma ben conosciuto e sequenziato, sono facilmente osservabili al microscopio e vivono per 2-3 settimane – un tempo sufficientemente breve per valutare gli effetti di farmaci o alterazioni genetiche.

 

L’unione fa la forza? Scopo degli scienziati era capire se la combinazione di farmaci antietà già conosciuti per estendere la durata in modelli animali semplici e già usati sull’uomo in ambito clinico (per esempio, per limitare il rigetto agli organi trapiantati) potesse sortire risultati migliori rispetto alla terapia con i farmaci “singoli”. Con l’obiettivo a lungo termine di trasferire un giorno queste conoscenze sull’uomo, sono state impiegate soltanto molecole già impiegate su pazienti o la cui sicurezza fosse già stata testata sui mammiferi.

 

Il mix vincente. Sono state provate varie combinazioni tra cinque farmaci, ma la più efficace è risultata quella formata da un antibiotico chiamato rifampicina, un agente immunosopressivo, la rapamicina, e un composto impiegato in ambito cosmetico, l’allantoina. I vermi trattati hanno visto raddoppiare la durata della loro vita con una buona continuità sulla salute e nessun effetto collaterale degno di nota. Risultati analoghi sono stati osservati in un altro, distante modello animale: i moscerini della frutta.

 

Prospettive. La speranza a questo punto è che gli effetti siano universali e possano essere estesi anche all’uomo. Una delle maggiori sfide poste dall’invecchiamento della popolazione, infatti, non è solo prolungare la durata della vita, ma estendere la durata degli anni vissuti in buona salute. In ogni caso si tratta, per ora, di una ricerca soprattutto teorica: il punto non era trovare specifici bersagli farmacologici, ma dimostrare che un attacco all’invecchiamento su più fronti simultaneamente può massimizzare i risultati.

 


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