The Goblin: il nuovo pianetino scoperto nel Sistema Solare conferma l’esistenza del Pianeta Nove?


La famiglia allargata del Sistema Solare, quella che comprende i piccoli corpi disseminati alla sua periferia, si arricchisce di un nuovo componente: un gruppo di scienziati statunitensi ha scoperto un pianeta nano finora sconosciuto ben oltre la distanza di Plutone, con un’orbita estremamente allungata che sembra dare ulteriore credito all’ipotesi dell’esistenza del Pianeta Nove (o Pianeta X). I dettagli sul nuovo oggetto celeste, ribattezzato 2015 TG387, sono stati annunciati oggi dall’International Astronomical Union’s Minor Planet Center, e sono descritti in un articolo sottomesso all’Astronomical Journal.

 

passaggio “ravvicinato”. 2015 TG387 (per… gli amici The Goblin, per la presenza di T e G nella sigla e perché fu per la prima volta studiato ad Halloween) è stato osservato mentre si trovava a una distanza di 80 unità astronomiche dal Sole. Per fare un confronto, Plutone è attualmente a circa 34 unità astronomiche dalla nostra stella: si tratta di una distanza due volte e mezzo superiore (un’unità astronomica corrisponde convenzionalmente alla distanza Terra-Sole).

 


Schema delle distanze dei vari pianeti del Sistema Solare dalla nostra stella. La Terra si trova, naturalmente, a una unità astronomica dal Sole. | Roberto Molar Candanosa and Scott Sheppard, courtesy of Carnegie Institution for Science

Sempre in disparte. Le osservazioni avviate nel 2015 e confermate negli ultimi tre anni in diverse campagne con telescopi di Hawaii, Cile e Arizona, sono state possibili perché il pianetino di circa 300 km di diametro, che ha un’orbita estremamente allungata, si trovava vicino al suo perielio: nel momento di massima vicinanza al Sole, The Goblin si spinge al massimo a 65 unità astronomiche dal Sole.

 

Soltanto due corpi celesti noti, 2012 VP113 e Sedna, hanno un perielio più distante, rispettivamente a 80 e 76 unità astronomiche. In compenso il nuovo arrivato ha un semiasse orbitale maggiore, cioè si spinge molto più lontano dal Sole durante il suo percorso. In afelio, il punto di maggiore lontananza, raggiunge le 2.300 unità astronomiche di distanza. 2015 TG387 è uno dei pochissimi oggetti noti che non si porta mai abbastanza vicino ai giganti gassosi come Giove e Nettuno da avere interazioni gravitazionali significative con essi.

 


Le orbite estreme di 2015 TG387 e degli altri oggetti della Nube di Oort interna, 2012 VP113 e Sedna, comparate con quelle dei pianeti del Sistema Solare interno ed esterno. | Roberto Molar Candanosa and Scott Sheppard, courtesy of Carnegie Institution for Science

indizi che si sommano. «Questi oggetti della Nube di Oort interna come 2015 TG387, 2012 VP113 e Sedna sono isolati da gran parte della massa nota del Sistema Solare, un fatto che li rende estremamente interessanti. Possono essere usati come spunti per capire che cosa sta accadendo al limitare del Sistema Solare» spiega Scott Sheppard della Carnegie Institution for Science, autore della scoperta insieme a Chad Trujillo, della Northern Arizona University, e David Tholen, dell’Università delle Hawaii.

 

I primi due scienziati sono anche gli scopritori dell’oggetto celeste con il più distante perielio, l’appena menzionato 2012 VP113. La sua osservazione, nel 2014, li portò a ipotizzare l’esistenza di un pianeta sconosciuto diverse volte più grande della Terra e situato a centinaia di unità astronomiche oltre Plutone, che con la sua presenza disturbasse l’orbita di questi piccoli oggetti transnettuniani: il Pianeta Nove, appunto. 

 

Isolamento forzato. Il team ha condotto una serie di simulazioni per capire come le diverse orbite ipotizzate per il Pianeta Nove potrebbero influenzare quella di 2015 TG387. Una delle simulazioni prevedeva una Super Terra a diverse centinaia di unità astronomiche di distanza e con un’orbita molto allungata – il modello proposto nel 2016 da Konstantin Batygin e Michael Brown della Caltech. Le simulazioni indicano che il misterioso e mancante super pianeta potrebbe perturbare l’orbita di The Goblin e colleghi tenendoli lontani dai giganti gassosi. Potrebbe insomma spiegare perché la maggior parte degli oggetti del Sistema Solare esterno finora individuati abbia orbite tanto simili.

 

«Pensiamo possano esserci migliaia di piccoli corpi celesti come 2015 TG387 alla periferia del Sistema Solare, ma la loro distanza rende molto difficile trovarli» aggiunge Tholen. «Attualmente siamo capaci di distinguere 2015 TG387 solo quando si trova nel suo punto più vicino al Sole. Per il 99% della sua orbita lunga 40 mila anni, è troppo poco luminoso perché sia visibile».

 


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