Spagna: Santiago Abascal, il nostalgico di Franco che ora punta a Madrid


Non parlate a Santiago Abascal di femminicidi, violenza di genere e #MeToo. Gli sale il sangue alla testa davanti a un’ingiustizia così grossolana verso mariti e fidanzati. E non accusatelo di machismo solo per questo o perché gira con una Smith & Wesson sotto la giacca e si fa ritrarre come un cavaliere del Signore degli Anelli a caccia di orchi, non fatelo perché potrebbe querelarvi come ha fatto con la presidenta uscente dell’Andalusia Susana Diaz. «Non osare Susannina — l’ha attaccata in comizio —. Ho due figlie, una madre, una moglie e certo voglio difenderle dai mascalzoni maniaci». Pausa. «Ma ho anche due figli maschi e per loro voglio la parità: voglio una legge che li protegga dalle accuse inventate da qualche strega approfittatrice». Diluvio di applausi.

Le solite anime belle alla George Clooney continuino a gingillarsi con il femminismo e l’omosessualità nelle loro feste a bordo piscina, gli altri votino Vox così che i maschi non siano criminalizzati da chi li accusa d’avere la violenza nel Dna. Facile per gli odiati liberal pontificare: dai loro attici miliardari non vedono neppure gli immigrati che infestano le strade. «Che ci dicano di quale nazionalità sono i violenti, che ci dicano di che religione è chi commette questi reati. Si capirà perché bisogna chiudere le frontiere ai migranti che non vengano dalle nostre ex colonie».

Non sarà carismatico, non sarà telegenico, non avrà la battuta fulminante, mala sorpresa delle elezioni di domenica in Andalusia, ha imparato a dar voce ai mal di pancia. Santiago Abascal, 42 anni, ha guadagnato 12 consiglieri nella Comunità più grande e rossa di Spagna e ora si prepara a dare l’assalto al Parlamento europeo e alle altre amministrazioni spagnole. Sovranista, euroscettico, anti immigrati e anti globalizzazione, Abascal ha come modelli Marine Le Pen e Donald Trump. Il suo stile di comunicazione ricalca quello ormai consolidato sia delle nuove destre come la sua sia delle sinistre anti sistema: pochi concetti, ma sintetici e d’impatto, fuori dal politicamente corretto, per dire alla gente che no, non è colpa loro se guadagnano meno, se c’è corruzione, i servizi pubblici non bastano, i figli sono disoccupati e la moglie non è a casa a cucinare, ma deve contribuire al reddito. La colpa è di qualcun altro. Della globalizzazione, di Soros, degli immigrati, delle femministe. Ci sarà anche lo zampino dell’americano Steve Bannon, ex teorico trumpiano e ora promotore del sovranismo europeo e consulente di Vox. Ma Abascal ha riempito il modello di ingredienti 100% iberici: la Reconquista con il suo bagaglio di miti medievali, la corrida come esempio di coraggio virile, il cattolicesimo a difesa della famiglia, la monarchia simbolo d’ordine, la missione civilizzatrice.

Dal 2014, fuoriuscito dal Partido Popular, emarginato e ininfluente, Abascal era riuscito solo a spendere i risparmi di famiglia senza schiodare il suo partito Vox dallo zero virgola. È stata la paura dell’anno scorso per la secessione catalana a dargli un’opportunità. L’azzardo di Barcellona per lui è stato come il morso del ragno per Spiderman. Quando la patria ha avuto bisogno di eroi, Abascal era pronto. La famiglia è franchista e lui, che c’è cresciuto in mezzo, sa come fermare gli indipendentisti. La pistola sotto la giacca serve a quello. La sua è una Spagna mitica, imperiale, «forte e rispettata nel mondo». Per risvegliarla basta «cancellare le Regioni, il Senato e la corruzione».

Centralismo e culto della forza sono in Spagna patrimonio ideologico del franchismo. Abascal non se ne vergogna affatto. I socialisti del premier Pedro Sanchez vogliono togliere i resti del dittatore dal mausoleo dei caduti? «L’unica colpa di Franco è stata quella di morire nel suo letto» twitta sfacciato. I sondaggi danno ora la destra di Abascal competitiva in ogni elezione con percentuali a due cifre. «E non mi offendo se mi chiamano fascista» garantisce.

3 dicembre 2018 (modifica il 3 dicembre 2018 | 22:55)

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