Siria, sono tre i battaglioni S-300 donati dai russi –


Mosca ha donato a Damasco tre battaglioni S-300PM pari a 96 missili pronti al lancio. E’ quanto si apprende dai media russi. La consegna è stata completata lo scorso primo ottobre, ogni battaglione è stato rifornito con una scorta di cento missili. Fino a poche ore si credeva che la Russia avesse consegnato alla Siria soltanto quatto lanciatori S-300 PM.

Siria: La griglia di difesa missilistica

L’attuale linea di difesa aerea dell’esercito siriano si basa prevalente sulla griglia strategica formata dagli S-200, in grado di inquadrare bersagli ad oltre 300 km e sui sistemi a medio raggio Buk-M2E. L’esercito regolare siriano mantiene in servizio anche un certo numero di sistemi missilistici SA-3 schierati nelle aree sensibili del paese.

S-125Neva/Pechora

L’S-125 Neva/Pechora, nome in codice Nato Goa SA-3, è un sistema missilistico di difesa terra-aria a corto raggio, progettato per distruggere minacce stratificate a basse e medie altitudini. La sua portata effettiva è di 25 chilometri. Entrato in servizio nel 1961, è in grado di tracciare contemporaneamente sei bersagli, ingaggiandone due.

Pantsir-S1

Nell’ottobre del 2016 Mosca ha fornito all’esercito regolare siriano un certo numero di sistemi Pantsir-S1 o Carapace, nome in codice NATO SA-22 Greyhound. Si tratta di un sistema binato a corto-medio raggio dotato di due cannoni antiaerei da 30 millimetri 2A38 a doppia canna e fino a dodici missili 57E6/E. Il sistema è progettato per acquisire una varietà di bersagli ad altitudini comprese tra i cinque metri ed i dieci chilometri ad una distanza minima di 200 metri fino ad un massimo di 20 chilometri. Presentato per la prima volta nel 1995 è entrato in servizio con l’Air Force russa il 18 marzo del 2010. E’ costantemente modificato da allora. Il Pantsir-S1 può contemporaneamente impegnare due obiettivi separati di diversa tipologia anche in movimento. I due canali indipendenti di orientamento operano ad un angolo di 90 x 90 sia in azimuth che in elevazione. Ogni piattaforma è dotata di radar di controllo del fuoco e di sensore elettro-ottico. I cannoni 2A38 possono ingaggiare bersagli aerei e di superficie fino a 4 km di distanza e fino a 3 km di altitudine. A seconda delle condizioni del contesto e delle varianti di impiego operativo, il sistema Pantsyr-S1 può operare in modo autonomo o combinato. I russi stanno attualmente modernizzando l’intera flotta Pantsir-S interna con l’adozione di nuovi missili che aumenteranno la gittata del 50% rispetto alla versione standard e da esportazione. Russia e Siria siglarono nel 2008 un contratto per l’acquisizione di 36/50 sistemi anti-aerei e circa 700 missili per un valore complessivo di 730 milioni di dollari. La fornitura è stata conclusa soltanto in parte a causa delle difficoltà economiche di Damasco, con ultimo lotto consegnato nel 2013. Il Cremlino ha ripreso la fornitura senza richiedere il pagamento anticipato.

Siria: Quale versione dell’S-300 hanno consegnato i russi?

Si tratta del sistema missilistico di difesa aerea S-300PMU-2 Favorit che deriva dalla versione interna S-300PM-2.

Russia: S-300PMU-2 Favorit/SA-20B Gargoyle B

Il Favorit è il sistema di difesa missilistica più avanzato disponibile per l’esportazione. Il suo radar ha un’autonomia di 300 km e può simultaneamente rilevare e tracciare 100 bersagli e ingaggiarne 36. Il Favorit utilizza i missili 48N6E2 e 9M96E2. I primi sono stati progettati per distruggere i missili balistici. I missili 9M96E2 sono stati concepiti per distruggere specifici bersagli come i veicoli di rientro a bassa quota, i missili da crociera ed altri sistemi d’arma a guida di precisione.

Da dove provengono gli S-300 russi?

Gli S-300 ceduti ai siriani erano precedentemente inquadrati in due reggimenti delle forze aerospaziali russe, adesso equipaggiati con l’S-400 Triumf. I media russi rilevano che “dopo essere stati sottoposti a revisione ed aggiornamento, gli S-300 sono stati dichiarati pronti per il combattimento e consegnati gratuitamente alla Siria”.

Quanti S-300 sono stati consegnati?

Il Ministero della Difesa russo, annunciando lo scorso primo ottobre la consegna degli S-300 ai siriani, ha sempre parlato di “quattro lanciatori e 49 sistemi di supporto inclusi radar e veicoli di controllo”.

“Entro il 20 ottobre, l’esercito completerà l’installazione di un sistema di comando e controllo di difesa aerea unificato in Siria. Il personale siriano sarà perfettamente addestrato con il sistema d’arma S-300 entro i prossimi tre mesi”.

Non quattro lanciatori, ma 24

Un battaglione standard S-300 russo è composto da sei TEL pari a 24 missili. Un reggimento russo è formato da dodici lanciatori pari a 48 missili pronti al lancio. I siriani hanno inquadrato gli S-300PMU-2 Favorit/SA-20B Gargoyle B in tre battaglioni, ognuno dei quali armato con otto lanciatori pari a 24 missili pronti al lancio. Ogni battaglione S-300 siriano è stato rifornito con cento missili. Damasco potrebbe schierare potenzialmente una linea difensiva S-300 strutturata su 24 batterie per 96 missili pronti al lancio.

Dove saranno schierati gli S-300?

Verosimilmente Damasco schiererà due battaglioni in servizio attivo assegnando al terzo un ruolo formativo per l’esercito siriano. Il primo battaglione Favorit sarà probabilmente schierato nella parte meridionale della Siria. Con un raggio di 200 km gli S-300PMU-2 sarebbero in grado di monitorare il traffico aereo proveniente da Israele, ma non di abbattere i caccia in fase di decollo. I Favorit sarebbero certamente in grado di monitorare lo spazio aereo del Libano. Il secondo battaglione dovrebbe essere schierato a copertura della parte nord-occidentale del Paese, la stessa utilizzata da Israele nell’ultimo raid che ha provocato l’incidente del Coot russo e la morte ell’equipaggio a bordo. In ogni caso i Sam consegnati in Siria imporrano delle opportune scelte tattiche per le forze aeree che volano sul Paese, potenzialmente nel raggio d’azione degli S-300. Senza dimenticare, infine, che in caso di attacco gli F-35I di Israele colpirebbero proprio i sistemi di difesa di ultima generazione siriani. Realisticamente, ci vorranno ancora parecchi mesi prima che i militari di Assad imparino a gestire il sofisticato sistema di difesa aerea. Nel frattempo, gli S-300 saranno certamente gestiti dai militari russi. Tradotto significa che Tel Aviv potrebbe essere temporaneamente costretta a non colpire le batterie S-300, qualora decidesse di attaccare le aree nel raggio del sistema di difesa. Il coordinamento della campagna aerea della Coalizione non tiene conto del governo di Damasco ed opera senza aver mai richiesto tale permesso. Tuttavia, particolari azioni militari sono state comunicate al rappresentante siriano alle Nazioni Unite.

Stealth non significa invisibilità

I tre battaglioni S-300 conferiscono alla Siria una reale capacità di intercettazione che non può essere sottovalutata da Israele e dalla Coalizione a guida Usa. Israele ha già ribadito di essere disposta a sostenere i costi ed i rischi di tali operazioni in territorio nemico. Le piattaforme a bassa osservabilità non sono ovviamente invisibili. Un profilo stealth è concepito per ritardare il rilevamento ed il tracciamento della sorgente nemica. L’F-35 ad esempio è ottimizzato contro i radar a banda X, mentre potrebbe essere rilevato da sistemi che utilizzano frequenze più basse. Tuttavia le capacità di guerra elettronica dell’F-35I dovrebbero garantirgli una certa impunità anche in contesti di ultima generazione. Sebbene l’F-35I sia basato sull’F-35A dell’Aeronautica USA, non conosciamo la reale configurazione e le funzionalità degli Adir. Tel Aviv, secondo prassi consolidata, è stata autorizzata ad implementare hardware indigeno e svariati sistemi di guerra elettronica nella sua flotta F-35.

La difesa missilistica russa in Siria

I sistemi di difesa aerea russi sono solitamente stratificati. In Siria, la Russia mantiene un raggio di copertura di circa 500 km a 360 gradi. Dal novembre del 2015, Mosca schiera a ridosso del porto di Tartus, una flottiglia con la presenza fissa di un incrociatore missilistico classe Slava che conferisce una copertura di 150 km a 360 gradi.

Ogni incrociatore classe Salva è armato con 64 missili terra aria S-300 PM-2 di ultima generazione, in grado di abbattere sia caccia che missili balistici. A 77 km di distanza si trova la base di Hmeymim con una doppia linea di difesa strategica mobile ed interconnessa. I sistemi S-300 e S-400 rappresentano la punta più alta dei sistemi di difesa terra-aria russi. Sono progettati per proteggere le aree di importanza strategica. Ogni batteria può attaccare più di una mezza dozzina di obiettivi simultaneamente, tracciandone 80. L’intera Siria occidentale (ci riferiamo alle sole piattaforme terrestri) è coperta da una griglia di difesa integrata e collegata in rete formata da sistemi S-300/S-400 con seconda linea affidata ai sistemi Pantsir-S1 e Buk/SA-17 Grizzly. Tale architettura di difesa è dedicata alla esclusiva copertura delle aree e delle strutture di competenza russe.

Russia: Sistema di difesa missilistica S-300VM Antey-2500

L’S-300VM Antey-2500, denominazione Nato SA-23 Gladiator Giant, è un sistema mobile di difesa aerea multicanale a medio-lungo raggio della Almaz – Antey. E’ progettato per contrastare minace stratificate come missili balistici e piattaforme strategiche a bassa osservabilità. Può rilevare bersagli fino a 250 km ad un altitudine compresa dai 250 metri ai 30 chilometri. L’Antey può contemporaneamente impegnare 24 piattaforme, comprese quelle a bassa osservabilità o 16 missili balistici con una RCS, sezione equivalente radar, di 0,02 metri. La velocità massima di intercettazione è di 4500 metri al secondo. L’Antey-2500 può proteggere efficacemente una superficie massima di 2.500 mq. L’SA-23 lancia due tipi di missili altamente manovrabili: il 9M82M ed il 9M83M. Il primo è progettato per intercettare missili balistici a medio raggio ad una distanza massima di 200 km. Il missile 9M83M è ritenuto in grado di contrastare le minacce a corto raggio. Le due varianti possono essere configurate nella medesima batteria. Un battaglione SA-23 in configurazione standard include sei missili 9M82M (Giant) e 24 9M83M (Gladiator). I radar conferiscono una diversa copertura in azimuth ed emisferica in elevazione: la differenza dipende dal tipo di schermatura primaria e secondaria. Secondo i dati ufficiali, l’S-300VM Antey-2500 ha una probabilità di intercettare un obiettivo balistico pari al 98%. L’ultimo asset in via di sviluppo, è il sistema a medio e corto raggio S-350 Knight. A differenza degli attuali S-300, il nuovo veicolo di lancio S-350 trasporta 12 missili (due varianti). L’S-300 standard ne trasporta soltanto quattro. L’S-300 è ritenuto letale contro tutti i caccia di quarta generazione e, comunque, contro tutte le piattaforme non dotate di tecnologia stealth.

Russia: Sistema di difesa missilistica S-400

La versione S-400 è stata progettata proprio per intercettare le minacce stealth occidentali. L’ S-400 Triumph (denominazione NATO SA-21 Growler) è un sistema missilistico antiaereo russo progettato per distruggere tutti gli obiettivi aerospaziali moderni ed avanzati ad una distanza massima di 400 chilometri (248,5 miglia), una gittata praticamente doppia al MIM-104 Patriot americano. L’S-400 può tracciare simultaneamente fino ad 80 bersagli (velivoli, missili balistici e strategici). La velocità massima utile per l’intercettazione è di 4,8 chilometri al secondo. Tra i target che i russi affermano di riuscire ad identificare ed abbattere figura l’F-22 e l’F-35. L’S-400 può essere utilizzato anche contro obiettivi terrestri.

Stati Uniti: Global Strike Task Force

Una batteria S-300 rappresenta una minaccia. Quando questi sistemi sono collegati in rete in un sistema di difesa aerea integrato rappresentano una sfida quasi insormontabile per la maggior parte dei caccia di quarta generazione. La migliore opzione per annullare uno scherma difensivo S-300/S-400 sarebbe quella di ricorrere alla Global Strike Task Force: Una forza combinata di F-22 (Increment 3.1/3.2B) e B-2. Ci sarebbe una seconda opzione che prevede un massiccio attacco di missili JASSM-ER (dove ER sta per Extended Range) in un contesto che richiederebbe la presenza degli EA-18G Growler. Il problema della seconda opzione è l’aggiornamento dei missili: S-300 ed S-400 sono sistemi mobili collegati in rete ed in grado di lanciare, una volta posizionati, dopo appena tre minuti. La US Navy ripone molta fiducia nella Tactical Targeting Network Technology che sarà implementata su tutti i Boeing EA-18G Growler della Marina USA. La tattica che prevede l’impiego di più Growler per generare quella che è definita come “weapons quality track” contro le emissioni nemiche. La formazione ideale in un contesto che presenta svariate minacce mobili prevede l‘impiego di tre Growler avanzati collegati ad un sistema di allerta precoce Hawkeye E-2D in remoto. Quest’ultimo nel doppio ruolo di piattaforma di controllo per armamento guidato e capacità di individuare piattaforme a bassa osservabilità di ultima generazione, non ha le capacità offensive del caccia.

Ipotesi: Nessuno vuole una terza guerra mondiale

F-22 e B-2 non non dovrebbero essersi mai confrontate con le piattaforme russe. Almeno non pubblicamente. Ad oggi è quindi impossibile stabilire il reale grado di efficacia della bassa osservabilità del Raptor nei confronti dei sistemi di difesa missilistica di ultima generazione della Russia. Sarebbe corretto affermare che le piattaforme statunitensi di quinta generazione potrebbero garantire una certa impunità contro gli asset russi S-300/S-400. Il riferimento è contestualizzato allo scenario siriano ed alla semplice contromisura passiva dell’F-22 (profilo e rivestimento Ram). Qualsiasi attacco informatico, se venisse rilevato e riconosciuto, sarebbe un atto di guerra. Siamo nel campo delle ipotesi. Scoprire il reale grado di efficacia dei sistemi di difesa russi contro i velivoli statunitensi sarebbe soltanto un dettaglio di poco conto. Se i caccia americani venissero inquadrati e se davvero Mosca decidesse di ingaggiare la minaccia, sarebbe il preludio ad una guerra in Medio Oriente contro le forze degli Stati Uniti che potrebbe tranquillamente degenerare in un conflitto su larga scala.

Le forze statunitensi non stanno cercando di affrontare le forze russe in Siria. Tuttavia proprio lo scenario siriano rappresenta un pericolo contesto dove sono presenti diverse forze militari che operano in prossimità. Mosca non ha mai utilizzato l’S-400 in Siria, sistema che certamente intensificherebbe le dinamiche del conflitto.



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