Sagan e il trionfo a Roubaix: «Io vinco, Goolaerts muore. Vivete la vita e siate buoni»


Da martedì 9 ottobre in libreria «My World» l’autobiografia dello slovacco Peter Sagan (Mondadori, 248 pagine 19 euro). I 3 trionfi Mondiali, la Roubaix, le maglie verdi al Tour de France: Sagan, 28 anni, ripercorre la sua storia dalla mountain bike al ruolo di star del ciclismo

Resta solo l’orribile, spaventoso settore del Carrefour de l’Arbre. Il gruppo degli inseguitori avrà giocato al risparmio, sapendo che è a questo punto che bisogna produrre l’ultimo decisivo sforzo per raggiungere i fuggitivi. Io sono qui che ce la metto tutta per tenere botta e non farmi riprendere, ma cazzo, non è che abbia potuto rilassarmi e respirare a fondo, preparandomi psicologicamente: sono spompato come chiunque altro. Ora l’impegno più grande di tutti. Come in un inseguimento su pista, l’essenziale è non scoppiare, ma non cercare nemmeno di risparmiarsi. Esco dal peggior secteur in pavé del tratto finale della Parigi-Roubaix per ritrovarmi davanti Silvan Dillier che ansima come un levriero stremato, ma non demorde. La gara ci dice che Terpstra, Van Avermaet,Stuyven e Vanmarcke sono rimasti staccati di un minuto. Siamo solo Dillier e io. A noi due, adesso. I due tratti di pavé che restano ci riducono il vantaggio a quarantasei secondi. Niente cambia. Dillier è spento come una pistola che ha sparato tutte le sue cartucce, ma è ancora lì che mi contende la gara. Dacci sotto, Peter. Pensa.

Pensa a tutte le gare a cui ti portò il papà in giro per l’Europa. Pensa ai manifesti di Ullrich e Pantani di cui Juraj aveva tappezzato la sua stanza. Pensa a Giovanni che per scommessa ha corso sul lago Tahoe. Pensa alle bandiere slovacche a Doha. Pensa a Gabriele che ha schierato i media. Pensa alle manine di Marlon. Dacci sotto. Cinquantuno secondi. Cinquantaquattro secondi. Cinquantanove secondi. Siamo sul lungo viale che dalla periferia di Lille porta a Roubaix. Il velodromo è là sulla destra. Siamo al finale. Dillier crede di farcela? Non importa. Tu pensa solo a pedalare, Peter, e vincerai. Se sbagli, vincerà lui. La vittoria è nelle tue mani, non nelle sue.

È davanti lui quando entriamo nel velodromo e, costeggiando la parte alta della pista, abbassa la testa per evitare le bandiere degli spettatori e mi mostra chiaramente che ho un solo modo di superarlo. Calma, calma, abbiamo ancora da completare un giro e mezzo della vecchia pista. Sentiamo suonare la campanella che annuncia gli ultimi cinquecento metri (…). Dillier gira continuamente la testa a sinistra per controllarmi e controllare la pista, davanti. Altre due curve. Aspetta. Aspetta, Peter. Ancora duecentocinquanta metri. Aspetta. Un’altra curva. Aspetta, Peter! Duecento metri. Centocinquanta metri. Cento metri. Ora! Mi lancio nel sorpasso e Dillier cerca di starmi a ruota, ma sono scattato abbastanza tardi da non lasciargli il tempo di riagguantarmi e sorpassarmi. Vinco la Parigi-Roubaix.

Nel pieno rigoglio della vita può colpirci la morte. Oggi è morto un ragazzo, un giovane belga di nome Michael Goolaertsche aveva l’intera vita davanti. Nel secondo settore lastricato, durante la prima parte della gara, si è accasciato per un arresto cardiaco e non ha più ripreso conoscenza. Cento storie da raccontare, ma questa è stata l’ultima di Michael. Di qui a dieci anni, sarebbe stato forse lui a descrivere in un libro le sue tante vittorie nelle classiche Monumento e la conquista della maglia iridata, e saremmo stati noi a leggerlo.

Quello che facciamo è pericoloso. Ogni giorno rischiamo tutto per la gloria, i soldi, la famiglia, noi stessi. So che è una parola che la gente si è stancata di sentirmi ripetere, ma è vero che è una lotteria. Cento storie da raccontare. Uno di noi vince la Parigi-Roubaix, uno di noi muore alla Parigi-Roubaix. Avrei tanto voluto che Michael Goolaerts avesse strappato il biglietto di quella lotteria. Se ho un messaggio da dare, è questo: vivete la vita ogni giorno, non perché siamo a prova di proiettile, ma proprio perché non lo siamo. Siate buoni gli uni con gli altri. Siate premurosi gli uni con gli altri. E vivete la vita ogni giorno.

8 ottobre 2018 (modifica il 8 ottobre 2018 | 09:25)

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