Russiagate: Cohen rischia 4 anni di carcere, Trump: «Io scagionato»


Rischia quattro anni di carcere Michael Cohen, l’ex avvocato di Donald Trump coinvolto nel Russiagate: il team di procuratori federali di cui fa parte il responsabile delle indagini del Russiagate, Robert Mueller, ha chiesto per lui «un periodo sostanzioso di detenzione». Non è bastato al 52enne legale di Long Island la collaborazione offerta agli investigatori, che gli è valsa gli strali del presidente americano. Nei documenti depositati da Mueller presso la corte di Manhattan che la settimana prossima dovrà emettere la sentenza, si legge che la collaborazione non può cancellare i reati commessi, in particolare per le violazioni riguardanti i finanziamenti elettorali durante la campagna del 2016 e le bugie al Congresso nell’ambito dell’inchiesta sulle interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016.

La posizione del presidente

Per Donald Trump la posizione espressa dai procuratori federali sul suo ex avvocato personale Michael Cohen, «scagiona totalmente il presidente». «Grazie», scrive il tycoon su Twitter, nonostante dalle ultime carte del procuratore speciale Robert Mueller emerga come la Russia cercò di contattare la sua campagna già nel novembre 2015 cercando delle «sinergie».

Dalle carte dei procuratori federali che hanno raccolto le testimonianze dell’ex avvocato personale del tycoon, Michael Cohen, emerge anche che Donald Trump ha ordinato durante la campagna elettorale alcuni pagamenti illegali a due donne – la pornostar Stormy Daniels e la modella di Playboy Karen McDougal – per scongiurare un possibile scandalo sessuale che avrebbe minacciato la sua corsa alla Casa Bianca. Questi «ha agito in coordinamento e sotto la direzione» di un individuo che nelle carte non viene nominato ma che è chiaramente Trump. Il tycoon ha sempre negato. E anche oggi la Casa Bianca frena, commentando: «Nulla di nuovo o di compromettente per il presidente».

La prove contro Manafort

Mueller ha anche depositato nuove accuse nei confronti di Paul Manafort, ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, il quale avrebbe mentito su cinque importanti questioni dopo aver accettato di collaborare con l’inchiesta sul Russiagate, compresi i suoi contatti con funzionari dell’Amministrazione Trump. In particolare Manafort avrebbe infranto l’accordo di collaborazione di settembre con la procura fornendo informazioni false su Konstantin Kilimnik, il suo socio russo che secondo Mueller è legato all’unità dell’intelligence militare russa accusata di aver hackerato siti dei democratici. Cohen, invece, pur avendo fornito informazioni «utili e rilevanti», come quelle che fanno risalire i primi tentativi dei russi di contattare la campagna di Trump già al 2015, avrebbe mentito sotto molti altri aspetti. Come sui pagamenti all’ex pornostar Stormy Daniels e all’ex modella di Playboy Karen McDougal affinché tacessero sulle relazioni avute con Trump. Nei giorni scorsi era emerso che avrebbe anche mentito sul progetto per la costruzione di una Trump Tower a Mosca, un investimento che avrebbe potuto portare nelle casse della Trump Organization – sottolineano i procuratori – centinaia di milioni di dollari dalla Russia. Mueller aveva invece chiesto di non punire con il carcere Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca che ha deciso di collaborare all’inchiesta sul Russiagate.

8 dicembre 2018 (modifica il 8 dicembre 2018 | 05:06)

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