Quattro lezioni di inglese (per noi italiani)


Alle innumerevoli lezioni di inglese che, da genitori premurosi, paghiamo ai nostri figli, se ne potrebbe aggiungere qualcuna gratuita che torner loro utile nella vita. La prima: uscire dall’Europa e dal mercato unico la cosa pi sciocca che si possa fare dal punto di vista economico. Prima era intuitivo, ora stato scritto nero su bianco niente di meno che dal ministero del Tesoro del governo di Teresa May, cio proprio da chi sta preparando la Brexit. E, per la gioia di Di Maio, stato anche corredato dai numerini che interessano i cittadini. Fuori dall’Europa, infatti, e nella migliore delle ipotesi, l’economia britannica si contrarr di almeno quattro punti percentuali in quindici anni: il che, come ci ha informato ieri Luigi Ippolito sul Corriere, equivale a cento miliardi di sterline buttate via.

C’ poi una seconda lezione anche pi attuale per noi italiani: perfino per uscire dall’Europa bisogna accettare un’intesa con l’Europa. La Banca d’Inghilterra calcola infatti che nel caso di una Brexit senza regole condivise da Bruxelles, il danno economico si trasformerebbe in una vera e propria catastrofe, paragonabile a quella degli anni Trenta del Novecento: otto punti di Pil in meno, tassi di interesse sopra il 5%, il valore delle case ridotto di un terzo dalla sera alla mattina.

Brutte notizie per i sovranisti nostrani, dunque: se agli inglesi, che pure se ne stanno andando, conviene fare i conti con i diktat di Bruxelles e sedersi a un tavolo con il molto irriso Juncker, figuriamoci quanto conviene a noi che, fino a prova contraria, intendiamo restare.

Ci che accadr nelle prossime settimane nell’isola che aveva aperto la strada a tutti i Salvini d’Europa con il sorprendente risultato del referendum di due anni fa, potr anzi avere effetti anche sul voto europeo della prossima primavera: una Brexit caotica spaventerebbe molti elettori, inducendoli a non cambiare la via vecchia per la nuova.

Ma le brutte notizie per i sovranisti si fermano qui. E cominciano quelle non belle per i loro avversari iper europeisti e macroniani: la fine della libera circolazione delle persone resta infatti il valore aggiunto della Brexit, l’obiettivo per cui molti inglesi sono disposti a sopportare anche il sicuro danno economico che ne deriver. Non infatti detto che chi ha votato per il Leave se ne sia pentito: magari sapeva fin dall’inizio che uscire aveva un prezzo, ma continua a pensare che sia un buon prezzo, pur di resistere allo shock sociale e culturale prodotto dall’immigrazione. Che per gli inglesi non vuole dire paura degli africani, come da noi; ma degli altri europei, italiani, portoghesi, spagnoli, romeni, bulgari, che hanno invaso interi settori dell’economia come la ristorazione, l’alberghiero, le costruzioni, e per i quali si vuole ristabilire la pratica dei visti di lavoro. questo l’argomento con cui la May sta tentando di convincere il Parlamento e l’opinione pubblica ad accettare il suo piano per l’uscita, davvero molto soft: almeno chiude i confini alla forza lavoro straniera. E per questo finanche l’opposizione laburista ha paura di chiedere un secondo referendum e di schierarsi apertamente per il Remain.

L’esempio inglese ci dice insomma nel pi efficace dei modi che i fattori culturali possono contare pi dell’economia nelle fasi storiche di grande trasformazione. E i sondaggi in Italia ci suggeriscono la stessa cosa, nella loro apparente contraddittoriet: una maggioranza non vuole uscire dall’Europa, ma un’analoga maggioranza vuole chiudere le porte agli stranieri; la maggioranza voterebbe di nuovo per Lega e Cinquestelle, ma in quella maggioranza ci sono anche gli elettori che rifiutano i Btp italiani, portano i soldi all’estero o li mettono sotto il materasso perch hanno paura di uno scontro con l’Europa.

Che le due cose possano stare a lungo insieme discutibile, e in ogni caso difficile: il progetto europeo basato sulla libera circolazione, delle persone come delle merci e dei capitali. Ma questo il dilemma di fronte agli europeisti, se vogliono trovare una strada per non bruciare una grande storia di successo. Cominciando a comprendere e dare risposte alle paure dei popoli, invece di anatemizzarle come il prologo di un nuovo fascismo.

Ps. C’ infine un’ultima possibile lezione di inglese per i nostri figli, ma riservata solo a coloro che intendono studiare diritto: meglio avere una Costituzione scritta e semi-rigida come in Italia che non averne una come in Gran Bretagna. Gran parte del caos di questi giorni, in cui non si sa che cosa pu accadere se il Parlamento boccia il piano May l’11 dicembre prossimo (un accordo bis con Bruxelles? un governo bis con la May? un referendum bis sull’Europa? un voto bis per eleggere un altro parlamento?) dipende proprio dal fatto che la materia delicatissima dei referendum e di come si possa interpretare la volont popolare non regolamentata. Valga anche come monito per chi, nel governo giallo-verde, ha in animo di cambiare la Costituzione per eliminare il quorum, e consegnare cos a una minoranza il potere di decidere per la maggioranza.

30 novembre 2018 (modifica il 30 novembre 2018 | 22:11)

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