possibili tagli di spesa –


A dispetto di ciò che dicono Di Maio e Salvini («Dalla Ue bocciatura certa ma andiamo avanti lo stesso», ha sottolineato anche ieri sera il leader leghista al termine della cena nei pressi di Palazzo Chigi con il premier Conte e lo stesso Di Maio), c’è eccome un piano B. Non è l’uscita dall’euro. Anzi, è in direzione opposta: una «rimodulazione» del reddito di cittadinanza e di quota 100 per la pensione, se i mercati finanziari dovessero colpire duro e se lo spread schizzasse alle stelle. Arrivando anche a trattare con la Ue. E ieri il presidente del Consiglio ha avuto colloqui telefonici con Jean-Claude Juncker e Angela Merkel.

 

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Non è un caso che di spread – nel giorno in cui il differenziale con i Bund tedeschi apre in calo (282 punti) e poi si attesta sui livelli di venerdì (303) – parlano un po’ tutti. E tutti, Salvini compreso nonostante la vittoria in Trentino dia altro carburante alla Lega, adombrano appunto la possibilità di limitare le misure di spesa se i mercati dovessero mostrare la faccia feroce. «Non faremo alcuna patrimoniale, né prelievo sui conti. Ci può essere semmai una rimodulazione delle misure previste. Essendo persone responsabili viaggiamo con la ruota di scorta», rassicura il leader leghista. E il premier Conte: «Sullo spread non posso garantire, siamo però disponibili a valutare un contenimento della spesa». Più cauto Di Maio che teme di dover rinviare sine die il suo reddito.

 

Un approccio confermato alla cena di governo ieri sera. Dove è stato perfezionato il dossier: se le cose si dovessero mettere davvero male, il reddito di cittadinanza e la revisione della legge Fornero potrebbero essere rinviati, o diluiti. Questo perché, con i tassi d’interesse in pericolosa ascesa e il sistema bancario sull’orlo del tracollo, il ritorno elettorale (alle elezioni europee di maggio) delle due misure volute da 5Stelle e Lega rischierebbe di essere cancellato. Meglio dunque in questo caso, per Salvini, schiacciare sul pedale del freno. Più cauto Di Maio che non si dà pace all’idea di dover rinviare, o limitare, il reddito.

Questo, appunto, è il piano B. Quello che scatterebbe se venerdì Standard & Poor’s dovesse praticare un declassamento del debito italiano più violento di quello di Moody’s e se i mercati, dopo la prevista e scontata bocciatura della manovra economica oggi da parte della Commissione Ue non dovessero concedere margini d’azione.

Le dichiarazioni concilianti di Salvini, Di Maio e Conte e la lettera inviata dal ministro Tria a Bruxelles puntano a evitare proprio l’escalation del differenziale. Ecco così il leader pentastellato promettere «confronto e dialogo» con la Commissione. Ecco Salvini dirsi pronto a incontrare perfino gli odiati Juncker e Moscovici. E Tria mettere nero su bianco: «Qualora i rapporti deficit-Pil e debito-Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il governo si impegna a intervenire adottando tutte le misure necessarie». Linea confermata da Conte: «Con la Commissione vogliano un dialogo con spirito leale». Dietro tutte queste parole c’è la possibilità – almeno questo è quello che l’esecutivo spera – che in caso di necessità scatti un intervento della Bce.

Il governo insomma cerca di abbassare i toni, come ha suggerito anche il presidente Sergio Mattarella che spera in una mediazione con Bruxelles. Ma al contrario del capo dello Stato, di Tria e, su una posizione più sfumata, di Conte, Salvini e Di Maio non hanno alcuna intenzione di modificare la manovra.

 

IL PIANO A: LO SCONTRO

In caso di calma relativa sui mercati finanziari, i leader Lega e 5Stelle già fanno sapere che non arretreranno di un millimetro. La manovra «non verrà modificata». E sono pronti a giocare una campagna elettorale d’attacco contro «gli euroburocrati», appuntandosi sul petto le medaglie della bocciatura di Bruxelles (sollecitata da molti premier del Nord) e la conseguente procedura d’infrazione. Di Maio ha già cominciato: «L’Europa vuole impedirci di migliorare la vita delle persone». Salvini non è da meno: «Le manovre lacrime e sangue spedite per mail da Bruxelles, con cui gli italiani sono stati massacrati, con noi non funzionano». La speranza è di ritrovarsi poi a giugno con un Parlamento europeo a trazione populista-sovranista e avere, perciò, maggiori margini di azione e più forza contrattuale. «A maggio ci sarà un terremoto», azzarda Di Maio, «chi ora fa il commissario se ne andrà a casa».

E’ molto difficile, come conferma anche Confindustria, che il governo centri la crescita il prossimo anno dell’1,5%. Tutti gli indicatori parlano di 0,9. Se non peggio. Però l’eventuale manovra correttiva arriverebbe solo dopo il secondo trimestre, quando l’Istat fornirà i dati dei primi sei mesi. Vale a dire in agosto o addirittura in settembre. Sempre che lo spread non tradisca il governo giallo-verde.

 


Martedì 23 Ottobre 2018, 07:19 – Ultimo aggiornamento: 23-10-2018 10:00
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