Perché l’Etna scivola in mare


Uno studio su dati raccolti nell’arco di un anno (2016-17), pubblicato su Science Advances, con la missione di una nave oceanografica al largo della Sicilia, davanti all’Etna, ha confermato che l’intero fianco sud-orientale del vulcano sta scivolando verso il mare, ma, soprattutto, ha permesso di capire che, contrariamente a quanto si riteneva, lo “scivolamento” è indotto dalla gravità, non dal magma in risalita.

La situazione è molto seria, perché potrebbe portare al catastrofico collasso del vulcano senza preavviso, con conseguenza disastrose per le aree circostanti: l’attuale condizione del vulcano è, insomma, molto più preoccupante di quel che si pensava.

 


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Le frecce indicano la direzione e l’entità di moto del fianco sud-orientale dell’Etna nel maggio 2017. | GEOMAR

 

Gravità, non magma. Tra aprile 2016 e luglio 2017 un team di ricercatori del GEOMAR (l’ex istituto Leibniz, con sede a Kiel, in Germania) ha installato e monitorato una rete di cinque trasmettitori subacquei dotati di sensori di pressione per misurare gli spostamenti del fondale marino su entrambi i lati del confine meridionale sommerso dell’Etna.

 


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La nave da ricerca oceanografica Vessel Poseidon di fronte all’Etna durante la ricerca sul movimento dei versanti del vulcano. | GEOMAR

I trasmettitori hanno registrato variazioni di distanza tra loro e permesso di rilevare aumenti di pressione, indicativi del movimento del fianco instabile rispetto ai suoi dintorni più stabili.

 

Per la maggior parte del periodo di studi i sensori sono rimasti sostanzialmente stabili, ma un notevole cambiamento si è avuto tra il 12 e il 22 maggio 2017, a dimostrazione del fatto che il movimento del fianco è episodico, non legato ai moti del magma sottostante, perciò spiegabile con la gravità.

 

Sorveglianza d’obbligo. Al momento i ricercatori non hanno fatto ipotesi su ciò che potrà avvenire, tuttavia è facile immaginare che la situazione deve essere tenuta sotto stretto monitoraggio, perché le frane possono innescarsi senza preavviso, soprattutto se il piede della frana si trova “imbevuto”, in acqua. In più, un frana in mare, di dimensioni notevoli, può creare tsunami anche di forte intensità e – ancora – senza alcuna possibilità di preavviso.


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