Perché le femmine di pinguino finiscono più spesso spiaggiate



Al termine della stagione degli amori a febbraio, i pinguini di Magellano (Spheniscus magellanicus) della Patagonia intraprendono l’annuale migrazione verso nord a caccia di acciughe: queste peregrinazioni che li portano fino alle coste del Brasile e che avvengono nei mesi invernali dell’emisfero australe, si concludono spesso con lo spiaggiamento di migliaia di esemplari affamati ed esausti nelle aree costiere di Brasile e Uruguay: i più deboli e provati, vengono trovati già morti per la fatica.

 

Già da tempo i biologi esperti di conservazione animale si erano accorti che il 75% di questi pinguini spiaggiati è femmina, ma il motivo di questo squilibrio non era noto. Ora un gruppo di ricercatori di Giappone e Argentina ha deciso di seguire le peregrinazioni dei pennuti con un sistema di localizzatori satellitari, scoprendo che le femmine si spingono più lontano dei maschi nelle loro migrazioni verso nord. Compiono più strada e si stancano di più: ecco perché rappresentano gran parte degli esemplari arenati.

esiti diversi. Nello studio pubblicato su Current Biology, si legge che Takashi Yamamoto, scienziato dell’Institute of Statistical Mathematics del Giappone, ha seguito 6 pinguini femmine e 8 maschi partiti da Cabo dos Bahía in Argentina nell’aprile 2017. Anche se gli animali seguiti erano pochi, le femmine si sono spinte più a nord, fino alle coste dell’Uruguay, mentre i maschi si sono tenuti vicino ai litorali argentini. Questi ultimi si sono però immersi più in profondità: 59 metri circa, rispetto ai 35 delle loro “metà”.

 

Sulle origini di queste differenze sono state avanzate diverse ipotesi: da una suddivisione che eviti la competizione per il cibo, al fatto che i corpi più piccoli delle femmine non consentono immersioni ugualmente profonde. I due generi potrebbero trovare più congeniali diversi intervalli di temperature: può darsi che le femmine prediligano le acque più calde, e che si lascino trascinare più facilmente dalle correnti, arrivando più lontano.

 

Lo zampino dell’uomo. L’inquinamento dei mari con l’abbondanza di rifiuti di plastica e le reti da pesca lasciate in profondità contribuirebbero infine a fiaccare i pinguini già sfiniti dal viaggio. Informazioni, queste, da tenere presenti nei progetti di conservazione di questa specie: lo squilibrio tra sessi negli esemplari spiaggiati potrebbe costituire un problema nella sopravvivenza delle popolazioni.

 


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