Perché la cacca (rosa) dei pinguini è importante per studiare i cambiamenti climatici


Ci sono diversi modi per monitorare il cambiamento climatico. Sicuramente quello adottato dalla NASA per scoprire come le mutazioni del clima interessano gli animali, merita il primato dell’originalità. Per capire come i fattori ambientali influenzano la disponibilità di risorse alimentari per i pinguini di Adelia dell’Antartide, i ricercatori si sono messi a studiare… il colore dei loro escrementi.

 

Lo si scopre da un post pubblicato sul blog ufficiale della NASA. “I pinguini”, si legge, “sono una specie in grado di fornire un allarme precoce delle minacce al delicato ecosistema dell’Antartide”. Così quando gli scienziati hanno notato un declino in alcune popolazioni di pinguini di Adelia, hanno pensato che tale declino fosse l’avvisaglia della riduzione della disponibilità di prede, dovuta in parte a un cambiamento nell’ambiente dell’Oceano Australe. Da qui l’idea di studiarli usando i dati dei satelliti Landsat. Ma come?

Una macchia da studiare. Le immagini satellitari non mostrano i singoli pinguini, giacché sono troppo piccoli per essere visti. Ma l’immenso accumulo di cacca, che è di un rosa brillante, è relativamente facile da individuare, e da quello i ricercatori riescono a calcolare le dimensioni della colonia.

 

“I pinguini maschi e femmine si alternano a turno in incubazione. Il guano lasciato alle spalle si accumula nelle stesse aree occupate dai nidi”, spiega Heather Lynch, docente associata della Stony Brook University, membro del gruppo di ricerca. Dunque si può usare l’area della macchia di guano come indicatore del numero di coppie che hanno vissuto all’interno della colonia.

 

E il colore della cacca? È importante perché dice molte cose sulla dieta dei pinguini. “Il guano pinguino spazia dal bianco al rosa al rosso scuro”, aggiunge Lynch. “Quello bianco deriva dal mangiare principalmente pesce; il rosa e il rosso dal mangiare principalmente krill”. Come parte della ricerca, il team ha preso le vedute di Landsat e le ha confrontate con l’analisi chimica del guano dai campioni di terra, scoprendo che il satellite si rivelava uno strumento di indagine efficace quasi quanto le analisi di laboratorio.

 

Cambiamenti da monitorare. Anche se per ora non sono state trovate connessioni immediate tra la dieta dei pinguini e le dimensioni delle colonie, i ricercatori pensano che sia bene monitorare eventuali cambiamenti: alcune colonie di pinguini di Adelia hanno infatti già visto crolli di popolazione drammatici, mentre altre sono stabili o cresciute e i ricercatori vorrebbero capire il perché. Studiare le dimensioni delle colonie e le loro naturali fluttuazioni nel tempo è il primo passo per farlo. E per studiare le dimensioni delle colonie di pinguini, la quantità di guano vista dal satellite sembra il metodo più efficace. Ciò aiuterà i ricercatori a gestire e proteggere i pinguini dal momento che minacce dovute all’uomo, tra cui il cambiamento climatico e la pesca del krill, che è la loro fonte di sostentamento principale, potrebbero limitarne la nidificazione.

 

“Questi risultati sono importanti per la nostra comprensione di come funziona l’ecosistema antartico e di come questo sistema potrebbe cambiare in futuro”, afferma la ricercatrice Casey Youngflesh. “Dati i continui cambiamenti nell’ambiente fisico e una crescente attività di pesca dei krill nella regione, è probabile che i cambiamenti si vedano sia nella disponibilità delle prede dei pinguini che nelle stesse popolazioni di pinguini. Strumenti come questi saranno importanti per la gestione dell’ecosistema antartico, che è considerato tra le aree più incontaminate del mondo”.

 


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