Nazionale, i motivi per credere in Mancini (ma anche per preoccuparsi)


Ci sono troppe sfumature d’azzurro per capire di che colore il futuro della Nazionale? Di certo quella di Roberto Mancini pi che mai una squadra a due facce: quella applicata, propositiva, anche bella a tratti come non si vedeva da tempo, per un’ora di gioco, fino al gol di Bernardeschi. E quella lunga, annebbiata dalla fatica e alla fine preoccupata di non prendere il secondo gol dell’Ucraina. Il mantra del Mancio chiaro: Ci vuol pazienza. Per far sbocciare un po’ di qualit e riprendere a fare risultati. Ma il record negativo preoccupa.

Il momento peggiore di sempre?

Mancini c.t. ha ottenuto solo una vittoria in sei partite, il 28 maggio contro l’Arabia Saudita. Solo Fulvio Bernardini tra il ’74 e il ’75 aveva stentato allo stesso modo. Da quegli anni di esperimenti e sofferenza nacque il nucleo che port ad Argentina 1978, forse il Mondiale meglio giocato da una squadra azzurra, prologo del trionfo del 1982. Ma parlare in retrospettiva facile: dopo il fallimento di un anno fa nelle qualificazioni a Russia 2018 e dopo due eliminazioni al primo turno in Sudafrica e Brasile, questa crisi paragonabile solo a quella degli anni 50-60, quando la ricostruzione post Superga del calcio italiano fu lenta e complicata. Anche perch – altro dato da brividi – l’Italia non rimaneva senza vittorie in casa per cinque partite addirittura da 93 anni.

Dati controversi: sperare o no?

Eppure contro l’Ucraina si rivisto un oggetto misterioso, scomparso tra le secche della gestione Ventura e di fatto mai riemerso fin qui con Mancini: il gioco. Il tridente leggero senza un centravanti classico, con Chiesa, Insigne e Bernardeschi e le loro rotazioni, ha prodotto tante occasioni ma solo un gol, per giunta in compartecipazione col portiere ucraino. Tenendo conto che la squadra aveva avuto appena un paio di giorni per provare certi meccanismi in allenamento, alcune cose vanno riviste: 8 volte gli azzurri sono finiti in fuorigioco, avvicinandosi alle 11 della famigerata sconfitta al mondiale brasiliano contro la Costa Rica, quella che di fatto cancell quattro anni di (buona) gestione Prandelli. Era dal giugno 2017 contro il piccolo Liechtenstein (13 tiri) che l’Italia non tirava cos tanto in porta (7 volte).

Tiki-Italia: con o senza centravanti?

Ma non bastato per compensare l’altro vizio che ha preso la Nazionale, quello di prendere gol: Non credo n alla sfortuna n alle coincidenze…, ha detto Giorgio Chiellini, il nuovo capitano azzurro: l’Italia ha subito almeno un gol in ognuna delle ultime 8 partite, dopo aver mantenuto la porta imbattuta per 8 volte nelle precedenti 12 gare. Un altro dato su cui riflettere: perch la costruzione di una squadra, soprattutto italiana, parte sempre dalle fondamenta. In questo senso i dati del possesso palla, nettamente a favore (65.7%) e dei palloni toccati dal regista Jorginho (129, pi del doppio di Zinchenko, il pi coinvolto con la palla al piede degli ucraini) confermano che il gioco stretto, fatto di tocchi negli spazi brevi, ha bisogno di uno sfogo in area di rigore pi concreto. Invece il gol di Bernardeschi arrivato con un tiro da fuori. Perch questa un’Italia che non sfonda. E con tanti dubbi. Compreso quello esistenziale sul centravanti: meglio giocare con un 9 classico, anche se l’unico rimasto adesso Immobile che non sembra al top della forma? O meglio insistere col tridente leggero e frizzante visto a Genova? Prima che evaporino le bollicine forse bisogna provare a vedere l’effetto che fanno in una partita ufficiale, come quella di domenica in Polonia.

11 ottobre 2018 (modifica il 11 ottobre 2018 | 10:50)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *