«Mozart napoletano», il ritorno di Muti –


«È un’opera che lascia l’amaro in bocca, un
gioco perverso ricco di ammiccamenti erotici, evidentemente Mozart
e Da Ponte si divertivano alle spalle di chi non capiva i loro
messaggi da buontemponi, ma di Napoli, più studio la
partitura, e più mi accorgo che c’è poco».
Così Riccardo Muti condensa il senso del «Così
fan tutte» con la quale inaugura la stagione del San Carlo il
25 novembre. Opera attesissima, in un nuovo allestimento con la
regia della figlia del maestro napoletano, Chiara, alla sua seconda
esperienza con i capolavori del trittico italiano dopo «Le
nozze di Figaro».

Attesissima anche perché Muti, eccetto le proposte al
Ravenna Festival, non dirige spettacoli lirici in Italia dopo
l’addio all’Opera Roma nel 2014. E perché,
nonostante i tanti concerti con grandi orchestre ospiti o con
l’orchestra di casa, il maestro finora ha diretto a Napoli un
solo titolo lirico, un tormentato «Macbeth» 34 anni fa.
«Vengo a Napoli pieno di positività, saranno giorni
bellissimi anche grazie a Mozart, uno degli autori che ho
più diretto e ho amato di più», dice Muti di
ritorno dal Giappone dove ha ritirato il Praemium Imperiale, una
sorta di Nobel della cultura, e incontrato l’imperatore
Akihito.

Maestro Muti, il suo rapporto con il Giappone è
sempre più intenso, c’è un motivo?

«Il problema è che noi italiani ci culliamo sul
niente, in Oriente fanno. Ovunque in Cina e Giappone nascono nuove
sale da concerto, la cultura musicale è sempre più
valorizzata. A Tokyo replicherò la mia Italian Opera
Academy, un progetto nato quattro anni fa a Ravenna per svelare i
segreti dell’opera a giovani direttori provenienti da tutto il
mondo».

Pochi gli italiani?
«Inutile girarci intorno… Io da anni grido nel deserto,
l’Italia è il Paese che ha dato di più alla
storia della musica ma sull’argomento c’è troppa
indolenza. I cinesi cercano disperatamente di trovare il segreto
del suono degli Stradivari, da noi basterebbe guardare alla Napoli
musicale del Settecento per riempirsi gli occhi di meraviglia, il
Sud non è solo una palla al piede del Paese».

Lei quando è in giro per il mondo sbandiera con
orgoglio i suoi natali partenopei.

«E non potrei fare altrimenti. Mia madre raccontava fiera i
viaggi in treno da Molfetta a Napoli per dare alla luce me e i miei
fratelli in casa della nonna, in via Cavallerizza a Chiaia, numero
14».

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Sabato 27 Ottobre 2018, 09:04 – Ultimo aggiornamento: 27-10-2018 09:46
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