Mondiali volley Final Six, Italia Sylla schiaccia ogni paura «Da 16 anni aspetto una medaglia»


Sono belle da guardare, incassano i colpi e lavorano duro. Sono le ragazze della Nazionale di pallavolo e al Mondiale che si sta disputando in Giappone fino a ora hanno solo vinto: 9 partite su 9. Scendono in campo quando la gente al lavoro, eppure le loro imprese sono popolarissime. Adesso viene il bello. Nell’ultimo girone l’Italia se la vedr con Giappone (il 15 alle 12.20) e Serbia (il 16 alle 9.10). Due su tre andranno dirette in semifinale. Nell’altro gruppo si affronteranno Olanda, Cina e Usa.

Pensate che possano sgretolarsi? Non sono mica maschietti, loro. Hanno facce che ne potrebbero raccontare tante, come Miriam Sylla, 23 anni. Un anno fa salt l’Europeo perch fu trovata positiva a un controllo antidoping, assieme alla palleggiatrice della Serbia. Colpa di uno spezzatino contaminato mangiato durante le finali del Grand Prix. Il calvario dur solo un mese, ma le piovve addosso di tutto. Drogata e negra, le scrivevano. E io leggevo qualsiasi cosa. Sono forte abbastanza da superare le cattiverie. Ho imparato a scuola: mi prendevano in giro per il colore della pelle e non mi facevano sedere accanto a loro. Mio pap mi disse: “E tu reagisci”. Da quel momento mi scattato qualcosa dentro.

Miriam nasce a Palermo nel 1995. Il padre aveva lasciato la Costa d’Avorio in cerca di fortuna. Ha vissuto situazioni estreme, prima di trovarla. Poi arrivata sua moglie e insieme hanno costruito una famiglia. La pallavolo entrata nella sua vita quando i genitori si sono trasferiti a Lecco. Durante un torneo viene notata da Giuseppe Bosetti (il padre dell’azzurra Lucia). Ma era dura per i miei arrivare alla fine del mese, mi presentavo in palestra con le scarpe del supermercato e i calzini con i gattini. Credete che qualcosa possa fermarla, oggi? Lei che, statistiche alla mano, la seconda miglior schiacciatrice del mondo (dietro alla serba Boskovic) sfodera un sorriso contagioso e la grinta di un leone. Look stravagante (capelli, ombretto e smalto blu), innamorata di Ludovico, ha un carattere forte e un braccio velocissimo. Il mio numero di maglia sempre stato il 17, tutti pensano porti sfortunata, io vado controcorrente.

In Giappone le azzurre sono arrivate in punta di piedi, le favorite erano altre. Ma sono ambiziose da sempre e ora fanno paura a tutti. Sono sedici anni che aspetto questo momento. Ne avevo sette quando nel 2002 ho visto in tv l’Italia vincere il Mondiale a Berlino. Da allora il mio obiettivo. Io in una medaglia ci credo e come. Credo in quella folata di vento che come successo a loro nel 2002, possa prendere anche noi e portarci lontano.

Non l’unica afro-italiana: Paola Egonu ha genitori nigeriani. Siamo nate qui, figlie di gente che in Italia da 30 anni — continua Sylla —. Non si pu far sbiancare il pianeta. Ma questo clima non deve neanche far s che se mi superano in fila, al supermercato, lo fanno necessariamente perch sono nera. Mettere gli uni contro gli altri non la soluzione. Io indosso la maglia della Nazionale perch sono italiana e a quanto pare me la sono meritata giocando a pallavolo. Eppure ho preso la cittadinanza a 15 anni solo perch l’ha avuta mio padre, ma io sono sempre stata italiana. In Costa d’Avorio ci sono andata solo una volta nella mia vita, quando avevo otto anni. Capite che quando mi chiedevano di parlare del mio paese era frustrante, perch il mio paese era l’Italia e di quello sapevo tutto, mentre conoscevo pochissimo quello della mia famiglia.

Quando le fai notare che la partita con gli Usa era ininfluente ti guarda strano. Ma noi non vogliamo mai abbassare la guardia. E stiamo lanciando un segnale: non abbiamo finito di stupirvi. Credetele.

11 ottobre 2018 (modifica il 11 ottobre 2018 | 22:07)

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