Milano-Cortina 2026 già piace: adesso ha undici mesi per convincere il Cio per le Olimpiadi invernali


Il tempo delle chiacchiere è finito. Martedì, nella seconda giornata del 133° congresso Cio a Buenos Aires (il fatto centrale di oggi è l’assegnazione degli Youth Olimpic Games 2022 al Senegal: si tratta della prima Olimpiade in assoluto concessa all’Africa e apre scenari inediti), la meravigliosa idea dei Giochi invernali 2026 in Italia passerà dall’iperuranio dei sogni alla realtà: Milano-Cortina diventa una candidatura ufficiale insieme a Stoccolma (Svezia) e Calgary (Canada).

Si tratta di un passaggio formale, dopo l’ingresso nella short list dell’executive board del Cio, ma anche di sostanza. Ne sa qualcosa Diana Bianchedi, due ori olimpici e cinque mondiali nel fioretto a squadre, la dirigente Coni che coordina un’avventura passata attraverso acque perigliose: «Tornando a Roma dall’Argentina lo ribadirò ai miei colleghi dello staff — racconta da Buenos Aires —: c’è tanto di quel lavoro da fare che da qui al 2026 si dormirà poco!».

Eccoli, gli snodi decisivi di un progetto spalmato su due regioni, Lombardia e Veneto, che il presidente del Cio, Thomas Bach, tiene in grande considerazione per due motivi: la fragilità di Stoccolma (che fatica a formare un governo che il giorno in cui nascerà non è detto appoggi i Giochi) e Calgary (attesa al varco del referendum del 13 novembre) e l’aderenza dello studio di fattibilità italiano all’Agenda 2020 e alle nuove indicazioni per ottenere i Giochi: low budget, riutilizzo di impianti già esistenti, basta gigantismo e cattedrali nel deserto (anche la Svezia delocalizza, ma — forse — troppo: bob, skeleton e slittino sono previsti a Sigulda, in Lettonia). «Avendo recepito tutti i punti dell’agenda sul nuovo corso olimpico, a Losanna abbiamo colpito nel segno — spiega la Bianchedi —. D’ora in poi non c’è un secondo da perdere: su certe cose siamo in ritardo (le visite tecniche della commissione Cio, ad esempio, rinviate continuamente nei mesi della titubanza di Torino a far parte del tridente originario ndr) ma su altre addirittura avanti sui concorrenti».

E allora già mercoledì, il giorno dopo la formalizzazione della candidatura di Milano e Cortina, il Cio incontrerà a Buenos Aires le tre pretendenti: da definire i vari passaggi verso l’11 gennaio 2019, quando i dossier dovranno essere pronti per essere mandati in Svizzera con un corriere espresso, piani di sviluppo e garanzie finanziarie incluse. I sindaci Sala e Ghedina, i governatori Fontana e Zaia, la fanno semplice: i soldi per una candidatura che il governo appoggia senza (per ora) metterci un euro non sono un problema, dicono. «Sono reduce dall’incontro di Venezia, dove la sensazione di coesione tra le due anime, lombarda e veneta, era palpabile. Non era scontato, soprattutto dopo il percorso degli ultimi mesi. C’è un grande desiderio di trovare una posizione condivisa, nessuno è arroccato sulle sue posizioni». È presto per parlare della forma giuridica della candidatura (Sala, dopo l’esperienza di Expo, dice no alla SpA) e dell’ipotesi di un commissario («Qualcuno che per 5/6 anni abbia il potere di sveltire le cose» ha invocato il sindaco di Milano): «Ma le linee generali della governance le dovremo tracciare già a gennaio» sottolinea Diana.

Il 25 novembre, intanto, all’assemblea dei Comitati olimpici internazionali di Tokio (Anoc), Milano-Cortina 2026 farà la sua prima uscita pubblica: una presentazione centrata sul nascente master plan e sui tre punti cardine che più interessano al Cio (visione, governance, eredità dei Giochi). «La Svezia ha la tradizione degli sport invernali, il Canada l’esperienza dei Giochi ‘88 — chiosa la Bianchedi —. L’Italia offre la giusta via di mezzo». Sarà battaglia vera, a cominciare da domani. Proclamazione della vincitrice a giugno o settembre 2019. Ma questa è un’altra storia.

7 ottobre 2018 (modifica il 7 ottobre 2018 | 22:54)

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