May, gli Abba per uscire dalla crisi, si riprende la scena a passo di danza


Birmingham Theresa May riconquista la fiducia del partito conservatore: non a passo di carica, ma a passo di danza. L’ingresso sul palco del congresso di Birmingham è un colpo da maestra. All’improvviso parte a tutto volume «Dancing Queen» degli Abba: e la platea scoppia in una risata. Perché incredibilmente Maybot, il robot-May, come è soprannominata, sta facendo il verso a se stessa: un mese fa era stata ridicolizzata durante una visita in Africa perché si era cimentata in una goffissima danza tribale, adesso entra in scena addirittura ballando, fra gli applausi entusiasti. E continua a danzare (così così) anche dopo aver raggiunto il podio.

Poi scaccia subito il fantasma della conferenza dell’anno scorso, quando le era mancata la voce e la scenografia era crollata alle sue spalle: e lo fa di nuovo giocando sul tasto dell’autoironia. «Scusatemi se mi viene la tosse — dice — ma ho passato tutta la notte a incollare le lettere della scritta dietro di me!». E non è finita qui, perché a un certo punto del discorso cita il seguitissimo serial della Bbc «Bodyguard», centrato sulla torrida relazione fra una ministra dell’Interno e la sua guardia del corpo, solo per sogghignare che «ai miei tempi le cose non andavano così» (lei era stata per anni titolare degli Interni).

È una May in grandissima forma, quella che si è esibita ieri a Birmingham, che riesce nel miracolo insperato: battere la performance del giorno prima di Boris Johnson, il suo più acceso rivale, che aveva infiammato una platea di 1.500 delegati osannanti, affondando le sue critiche nel piano della premier per l’uscita dalla Ue, giudicato un vergognoso accomodamento.

Theresa May ieri ha ritrovato la voce. E l’ha usata per lanciare un appello all’unità del partito, squassato dalle divisioni sulla Brexit: non ha nominato espressamente Johnson, ma ha ammonito che «se andiamo in diverse direzioni alla ricerca della nostra visione per una Brexit perfetta, rischiamo di non avere nessuna Brexit». Perché la cabala di politici che vorrebbero ribaltare il referendum di due anni fa è in agguato, con la proposta di un nuovo voto: ipotesi che la premier ha escluso con fermezza.

Tutto il discorso è stato splendido nella forma: ha strappato applausi fragorosi quando ha ricordato che grazie al suo partito il figlio di un immigrato pachistano, Sajid Javid, è oggi ministro dell’Interno, ha avuto accenti personali toccanti quando ha ricordato la morte per cancro della sua figlioccia e il debito verso i medici del servizio sanitario nazionale che curano il suo diabete.

Ma sulla sostanza è rimasta nel vago. E i problemi che la accompagnano non vengono risolti da un giro di frase: la base del partito resta ostile al suo tentativo di compromesso con Bruxelles, come hanno testimoniato gli eventi a margine del congresso organizzati dagli ultrà della Brexit, sempre straripanti di folla. E gli europei restano freddi di fronte alle sue proposte. Ma certamente da ieri Theresa May si è guadagnata uno spazio di manovra: e ora può tirare il fiato per un po’ dopo la sua danza trionfale.

3 ottobre 2018 (modifica il 4 ottobre 2018 | 12:38)

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