Marte: nelle acque salate del sottosuolo c’è abbastanza ossigeno per la vita


Le acque salate che si pensano presenti nel sottosuolo di Marte potrebbero contenere quantità di ossigeno sufficienti a supportare la stessa vita microbica della Terra delle origini. Non solo, in alcune aree sotto alla superficie del Pianeta Rosso, a particolari condizioni di temperatura, pressione e latitudine, potrebbero esserci concentrazioni di ossigeno paragonabili a quelle dei mari terrestri, compatibili con lo sviluppo di organismi pluricellulari e semplici animali come le spugne. Lo stabilisce uno studio della NASA pubblicato su Nature Geoscience.

 

La ricerca aggiunge un importante tassello alle recenti scoperte di depositi di acqua liquida nelle profondità marziane – come quella del Mars Express Orbiter dell’ESA – perché allarga di molto la gamma delle potenziali forme di vita che potrebbero vivere in un ambiente ostile come quello marziano.

Irrespirabile per tutti. Finora infatti si pensava che le irrisorie quantità di ossigeno oggi presenti nella sottile atmosfera marziana fossero insufficienti a sostenere, in superficie, persino la vita microbica. Attorno a Marte, la concentrazione di ossigeno è pari allo 0,14%, contro il 21% dell’atmosfera terrestre. Sul nostro pianeta le prime forme di vita aerobica, cioè bisognose di ossigeno, si sono sviluppate in concomitanza e grazie alla fotosintesi clorofilliana.

 

Tuttavia, alcuni organismi estremofili sopravvivono in ambienti poveri di ossigeno come le profondità oceaniche o i geyser: ecco perché finora, le ricerche di forme di vita marziane si erano concentrate su eventuali organismi anaerobici sotterranei, o sulle tracce di antichi organismi oggi scomparsi.

 


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Il polo sud di Marte fotografato dalla sonda Mars Express Orbiter: la regione bianca è la calotta di ghiaccio d’acqua e anidride carbonica, di circa 3 km di spessore per 350 km di diametro. I dati radar della sonda hanno rivelato, senza possibilità di errore, una vasta distesa di acqua liquida in profondità. | ESA / DLR / FU Berlin / Bill Dunford

Ma nel sottosuolo… Vlada Stamenković  e i colleghi del Jet Propulsion Laboratory in California hanno calcolato quanto ossigeno molecolare potrebbe essere disciolto nelle acque salmastre sotterranee di Marte, considerate alcune variabili che potrebbero influire sulla concentrazione del gas come temperatura, latitudine, concentrazione e natura dei sali disciolti.

 

I calcoli dimostrano che le pur piccole concentrazioni di ossigeno atmosferico potrebbero essere catturate dall’acqua salata subsuperficiale, in punti in cui questa entri a contatto con l’atmosfera.

 

Le condizioni ci sono. Le acque con ossigeno molecolare sarebbero distribuite in vari punti profondi del pianeta, ma quelle più ricche del gas si troverebbero in corrispondenza delle più fredde regioni polari, per esempio al Polo sud dove i dati dell’ESA rilevano un lago d’acqua sotterraneo. Qui potrebbero sopravvivere microbi estremofili ma capaci di respirazione aerobica, nonché organismi animali elementari come le spugne. L’analisi è di interesse perché dimostra la possibilità che l’ossigeno sia prodotto anche in assenza di fotosintesi, e perché spiegherebbe anche come si sono formate le rocce rosse ossidate sulla superficie marziana.

 


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