Marquez, talento nato e magnifico falsario: «Questa volta ho vinto Dovizioso style»


Marc Marquez uno studioso della motocicletta e un magnifico falsario. Quando arriv in MotoGp nel 2013 si impegn subito non solo a vincere ma anche a riprodurre al dettaglio le imprese di Valentino Rossi, il mito di cui teneva il poster in camera: esemplare della sua arte mimetica fu il sorpasso al Cavatappi di Laguna Seca sullo stesso tombino dove il Dottore aveva sverniciato Stoner nel 2008. Negli ultimi tempi – senza spocchia, anzi con l’umilt e l’entusiasmo di chi ama il proprio sport e sa apprezzare tutti gli avversari – MM ha studiato a lungo anche Andrea Dovizioso, il suo unico avversario dal 2017 a oggi. Dal ducatista Marc le aveva prese tre volte nel corpo a corpo (Austria e Giappone 2017, Qatar 2018), cos a casa ha riguardato le gare e in pista lo ha seguito spesso per capirne i segreti. Fino a che, sul circuito di Buriram dove la MotoGp domenica ha fatto il suo esordio, riuscito a mettere in scena la stessa arte di Andrea proprio come aveva fatto con Rossi.

Dovi style

E’ cos – con un incrocio malefico all’ultimo curva in risposta all’estremo tentativo di Dovizioso dopo i due ultimi straordinari giri – che Marquez ha vinto la sua settima gara dell’anno e si guadagnato, ora a pi 77 su Dovi, il primo match point che si giocher fra quindici giorni in Giappone. Manovra “doviziosiana” che lo stesso Marquez ha riconosciuto: “Ho vinto Dovizioso style”, il che ovviamente non sminuisce, anzi esalta la capacit del campione del mondo di migliorarsi anche alle soglie del suo quinto titolo in sei anni di top class, a soli 25 anni. Come dire, ancora una volta, che appoggiarsi solo al talento non serve e non basta.

Due capolavori

“Mi ricordavo del suo modo di gestire la gara, sapevo che avrei dovuto arrivare primo all’ultima curva e cos ho fatto. Cos ho vissuto la sensazione che ha vissuto Dovi con me le altre tre volte…”. Col sorriso, senza arroganza, ridendone con lo stesso Andrea in un post gara pieno di relax, sportivit e condivisione di analisi, Marc ha percorso cos un altro gradino verso la grandezza. La quale, ovviamente, non solo imitazione dell’originale: il pazzesco sorpasso, di fatto decisivo, alla curva 5 dell’ultimo giro, con successiva chiusura della porta dall’esterno all’interno a Dovizioso, oppure la repentina sterzata da slalomista con cui si reinserito nel piccolo pertugio lasciato dal ducatista in quell’ultima curva sono perle uniche, tutte sue. Quelle s col copyright. Inimitabili, fino a quando non arriver, se arriver, un altro come Marc capace di farlo.

Dovi degno rivale

Gli applausi a Dovizioso ovviamente sono grandi e forti. La sua stata una super gara. In testa per tutta la seconda fase, quella decisiva, cercando di controllare la prevista usura delle gomme, “obbligato a stare davanti perch quando sei dietro le gomme lavorano peggio” e poi gestendo il cambio di passo come ormai avviene puntualmente nella MotoGp dell’era Michelin, dove se vai forte subito ti ritrovi sulle tele. “Sembra ciclismo”, la descrive Rossi. Nel gioco tattico, il rimpianto di Andrea quello di non essere stato troppo vicino a Marquez all’ultima curva per piazzare l’attacco corretto ma, come sempre, l’uomo in rosso guarda oltre: “Questa gara stata importante in prospettiva 2019. Abbiamo capito come lavorare. Perch quando corri sviluppi. E con il Mondiale ormai deciso non si pu che pensare a quello prossimo. Perch quello resta il mio obiettivo”. E perch anche Dovizioso, come Marquez, uno studioso della motocicletta e un grande appassionato. Magari non riesce a imitare proprio tutto del rivale, perch poi le differenze ci sono. Ma giustamente sta dov’, degno avversario di colui che si avvia a essere il pi grande della storia.

Segni di blu

Il terzo posto di Vinales (podio ritrovato dopo cinque gare) e il quarto di Rossi raccontano di una rinascita Yamaha. Gare differenti le loro: Valentino stato anche in testa nella prima parte, poi ha pagato il degrado delle gomme. Lo spagnolo al contrario, come sempre, venuto fuori alla distanza, anche se le possibilit di un risultato migliore erano riposte solo “in un errore di quei due davanti”. La questione resta la stessa della vigilia: base per una crescita futura o lampo isolato? Vinales dice che il nuovo set up con una diversa ridistribuzione dei pesi funziona. E Valentino? “Ho cercato di conservare le gomme ma la moto mi scivolava tanto negli ultimi giri. Ho provato di tutto, ma dei quattro ero quello pi in difficolt e non ce l’ho fatta ad attaccare”. Il risultato rimane comunque positivo, ma non basta a dire che la M1 uscita dalla crisi: “In Giappone capiremo se una questione di pista. Diremo che si risolto il problema quando torneremo a vincere. Ma almeno stata una gara decente…”.

7 ottobre 2018 (modifica il 7 ottobre 2018 | 12:47)

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