Mancini e il «nuovo» Insigne per curare il mal di gol dell’Italia. Si ferma anche Zaza


Il clima estivo di Coverciano sembra un po’ quello di fine scuola. Roberto Mancini è diventato c.t. in questa atmosfera — senza una guida forte in attesa delle elezioni federali — e fa capire che nemmeno dalle prossime due partite bisognerà aspettarsi un netto cambio di registro. L’approccio alle prime due sfide di Nations League a settembre (pareggio in rimonta e su rigore con la Polonia, sconfitta più netta dell’1-0 finale in Portogallo) è stato all’insegna della sperimentazione assoluta. E a maggior ragione il laboratorio manciniano sarà all’opera in questi giorni, perché gli impegni contro Ucraina e Polonia sono molto ravvicinati e per giunta, la prima delle due gare, domani sera a Genova, non ha nemmeno i crismi dell’incontro ufficiale.

Il Mancio predica pazienza: «Una parola che nel vocabolario del nostro calcio non esiste…». Ma di tempo, con la lunga transizione di marzo e le amichevoli di giugno, se ne è perso già abbastanza: «Sapevamo che la strada non era semplice — spiega il c.t. — e le critiche non sono un problema. L’importante è mettere assieme una buona squadra per i prossimi mesi. L’obiettivo è quello di qualificarci per l’Europeo. Se arriviamo primi nel girone di Nations siamo felici. Ma se arriviamo terzi, l’unico problema è quello del sorteggio per l’Europeo. Ma siamo qui per far tornare la Nazionale tra le migliori del mondo. E anche i giocatori devono capirlo: per giocare in azzurro devono fare di più, non basta il 70%».

Il messaggio arriva forte e chiaro in attacco, dove il «nuovo» Insigne è il più atteso, ma spiccano anche le assenze. Perché Mancini rimpiazza i due difensori infortunati (Romagnoli e D’Ambrosio) con Piccini del Valencia e Tonelli della Samp. Ma non chiama nessuno per sostituire Cutrone, che torna a Milanello a curarsi la caviglia. Così le esclusioni di Belotti e Balotelli dai convocati si notano ancora di più. Senza contare che ieri si è fermato Zaza, per un risentimento muscolare al polpaccio sinistro, la cui entità sarà stabilita oggi. «Sono valutazioni tecniche — spiega il tecnico azzurro, riferendosi al Gallo e a Mario —: al momento non sono in una forma straordinaria. Ma fanno parte di questo gruppo: in questi due anni tutti avranno chance di giocare».

A Lisbona, Mancini aveva fatto suonare l’allarme del gol. Il campionato e il Napoli di Ancelotti gli hanno consegnato Insigne in versione bomber (già sei reti in A, più quella al Liverpool in Champions). E considerata la nuova posizione di Lorenzino in campo, anche in Nazionale il 4-3-3 utilizzato nell’allenamento a porte aperte, potrebbe trasformarsi in 4-4-2, con il napoletano dietro una prima punta: «Lui questo ruolo di raccordo lo sa fare benissimo — sottolinea il Mancio — e può essere una posizione ideale. Già gli dicevo di non tornare troppo indietro a dare una mano. Perché se deve fare 50 metri per difendere, perde lucidità. Resta il fatto che lui ha talmente tanta qualità che può giocare anche da esterno sinistro, come faceva con Sarri. Quando i calciatori sono bravi è solo una questione di tempo, per farli giocare assieme».

La parolina magica «qualità» risuona più volte nell’aula magna di Coverciano. La crescita di Chiesa, la leadership di Bernardeschi e la vena di Insigne aiutano Mancini, in coincidenza anche col ritorno di Verratti in azzurro e la conferma di Jorginho, che sta facendo bene anche in Premier. «Proviamo a privilegiare la qualità, perché abbiamo giocatori tecnici. Speriamo sia la scelta giusta…» sospira il Mancio. Ma senza la personalità necessaria e la voglia di vincere anche le partite che non hanno un grande appeal, dubitare è lecito.

8 ottobre 2018 (modifica il 8 ottobre 2018 | 21:27)

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