«Ma non sono il mostro di Firenze» –


Hanno confermato quanto scritto nel corso della perizia sul materiale biologico rilevato sull’arma del delitto e sul casco usato dall’assassino di Vittorio Materazzo. Aula 115, parlano il primo dirigente Fabiola Mancone, fino a qualche anno fa capo del gabinetto di polizia scientifica a Napoli, è il suo vice Improta. Confermano la presenza delle tracce di Luca Materazzo sia su uno dei due coltelli usati dall’assassino, sia all’interno del casco che l’assassino usó per coprirsi il viso la notte del 28 novembre del 2016.

Ma sono gli stessi funzionari della scientifica a spiegare di aver rilevato tracce – oltre che di Vittorio e Luca – anche di altri profili genetici. 

Chiede di parlare Luca Materazzo e attacca: non sono il mostro di Firenze; sarei stato così matto da uccidere mio fratello con abiti miei e con il mio casco è in un orario di ufficio sotto casa mia? Potevo mai pensare di passare inosservati agli occhi delle mie sorelle e dei miei parenti?

Prossima udienza è prevista l’ escussione di Elena Grande, vedova di Vittorio Materazzo (assistita dagli avvocati Arturo ed Enrico Frojo), in un processo in cui sono parti civile anche due delle tre sorelle di vittima è imputato (assistite dai penalisti Simona Lai e Gennaro Pecoraro).


Giovedì 11 Ottobre 2018, 12:34
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