L’Irlanda alle urne per archiviare l’antica legge sulla blasfemia


In Irlanda si va alle urne per eleggere il nuovo presidente ma è un altro voto, sempre oggi, a richiamare l’attenzione dentro e fuori il Paese: il referendum sulla blasfemia. Gli abitanti di uno dei paesi più cattolici del mondo sono infatti chiamati a decidere se modificare la parte della Costituzione irlandese che definisce reato qualunque forma di offesa alla religione.

Verso l’abolizione

Salvo sorprese clamorose sull’affluenza, si tratta di una consultazione dall’esito scontato. I sondaggi lasciano poco spazio ai dubbi, con un 51% di favorevoli accreditati come certi, rispetto a un 19% di contrari convinti e il resto indecisi o disinteressati. I risultati sono attesi per domani sera.
Il referendum arriva dopo quello di maggio sulla fine delle restrizioni all’aborto — ben più sentito di questa e comunque vinto a valanga dai «sì» in un Paese nella realtà dei fatti sempre più secolare — e dopo che nel 2015 sono stati approvati i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Chiesa favorevole

Sul dossier specifico dell’abolizione del reato di blasfemia — appoggiata da quasi tutto l’arco politico nazionale e da ong quali Amnesty International o l’Irish Council for Civil Liberties in nome della «libertà di espressione» — anche la Conferenza Episcopale irlandese non ha fatto alcuna crociata. Al contrario, in una dichiarazione delle settimane scorse ha definito «largamente obsoleta» la norma costituzionale nel mirino, pur rivendicando il diritto dei credenti a veder «rispettata la loro fede» senza essere «ridicolizzati o aggrediti». La stessa gerarchia nazionale cattolica ha pure apertamente condannato il fatto che il reato di blasfemia sia usato «altrove nel mondo per giustificare violenza e oppressione contro le minoranze».

Ultimo caso

L’ultima condanna per blasfemia che si ricordi in Irlanda risale al lontano 1855, ma ciclicamente il tema ritorna. A rilanciare le polemiche nel 2015 l’attore Stephen Fry, che fu denunciato alla polizia per aver fatto alcuni commenti su Dio in un’intervista tv. Al conduttore che gli chiese cosa avrebbe detto a Dio se avesse potuto incontrarlo, Fry rispose: «Gli direi: come hai osato creare un mondo in cui c’è una tale pena che cade addosso alla gente senza colpa. Non è giusto. È profondamente malvagio. Perché dovrei rispettare un Dio capriccioso, malevolo e stupido, che crea un mondo così pieno di ingiustizia e dolore?». Il fascicolo era poi stato archiviato.

Le multe

Nel referendum di oggi, agli elettori è chiesto se sono favorevoli a cambiare la parte della Costituzione scritta nel 1937 che all’articolo 40 dice: «La pubblicazione o l’espressione di opere o di parole blasfeme, sediziose o indecenti, costituisce un reato punito dalla legge». Nel 2009 fu modificata la legge che regolamenta le multe per i casi di blasfemia: si stabilì un massimo di 25mila euro per multa e si estese la blasfemia anche alle altre religioni, e non solo al cristianesimo.

E in Italia?

Un’ammenda decisamente più alta di quella prevista in Italia, dove per chiunque lanci in pubblico invettive o parole oltraggiose contro Dio è prevista una sanzione compresa tra 51 e 309 euro. Non è considerato reato invece insultare la Madonna o i santi. In Italia è quindi illegale bestemmiare contro ciò che è considerato «divino» dal cattolicesimo ma anche dalle altre religioni oppure contro i defunti. L’insulto è illegale soltanto se lanciato in un luogo pubblico o aperto al pubblico, compresi i social network: tra le condanne più recenti quella di un ragazzo di Treviso, sanzionato l’anno scorso con una multa di 103 euro per una bestemmia su Facebook.

Le tappe

La bestemmia in Italia è stata depenalizzata e trasformata in illecito amministrativo soltanto nel 1999, con Massimo D’Alema al governo.
Quattro anni prima una sentenza della Corte Costituzionale aveva esteso la blasfemia anche alle divinità di altre religioni, adeguando la normativa a quanto stabilito nel Concordato tra Stato e Chiesa (1984) sulla fine del Cattolicesimo come religione di Stato. Il codice Rocco del 1930 prevedeva che la bestemmia fosse un reato solo se riferito alla religione cattolica: per le altre religioni si parlava semplicemente di turpiloquio. Nel 1995 la sentenza n. 440 della Corte Costituzionale dichiarò illegittimo il riferimento alla frase «i Simboli o le Persone venerate nella religione dello Stato», sostituito con il riferimento alla «Divinità», che comprendeva genericamente anche le altre religioni.

26 ottobre 2018 (modifica il 26 ottobre 2018 | 12:03)

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