L’intestino d’autunno – Focus.it


C’è una storia curiosa, per quanto tragica, legata al patrimonio batterico del nostro intestino. Fino a non molti anni fa alcuni sudamericani portavano le loro donne incinte a partorire al Polo Sud. La speranza era di poter attingere un giorno alle riserve di petrolio antartico, grazie ai diritti acquisiti da figli nativi del posto. Il risultato però era che la maggior parte dei neonati moriva durante il viaggio verso casa.

 

L’Antartide, infatti, è talmente freddo e privo di microbi che i piccoli non riuscivano ad accumulare un corredo batterico sufficiente a proteggerli e il contatto con i microbi incontrati sulla via del ritorno aveva il più delle volte esiti nefasti.

 

Questa mesta vicenda basta da sola a spiegarci l’importanza di quell’“organo” ancora ricco di misteri ospitato nel nostro intestino: il microbiota (o flora batterica com’è stato impropriamente definito per anni).

 

Anaerobiospirillum, fusobacterium, muminococcus: non sono nomi dei Romani di Asterix ma di alcuni dei batteri che, in compagnia di virus e funghi, hanno scelto il nostro corpo come dimora. Sono circa 39 trilioni o giù di lì, pari a un peso che oscilla sul chilo e mezzo, quasi quanto quello del fegato. Un’entità dinamica, che varia con l’età, la dieta, l’ambiente. E anche con le stagioni, nonostante non esistano prove scientifiche che quella che viene genericamente definita meteoropatia influisca sul nostro microbiota. Quel che è certo è che il nostro intestino cambia nel tempo e ha esigenze diverse in base alle stagioni. Soprattutto d’autunno. 


Dall’estate all’autunno le modifiche climatiche sono spesso più repentine e il nostro corpo fa fatica ad allinearsi rispetto al passaggio, generalmente più soft, tra inverno e primavera.

Intestino e autunno. «Molte persone reagiscono però ai cambiamenti stagionali». spiega Silvio Danese, docente di gastroenterologia all’Humanitas University di Rozzano (Mi) e direttore del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali dello stesso ospedale. «Si è visto che i cambiamenti climatici influenzano anche la sensibilità dell’intestino, determinando un aumento delle alterazioni della sua regolarità». Non è quindi un caso che in autunno coliti, dispepsie (problemi di digestione) ma anche stipsi e quell’insieme di malesseri che stanno sotto il cappello di “colon irritabile” aumentino.

 

Le cause possono essere varie. Il mutarsi del ritmo circadiano (l’alternarsi ore di luce e ore di oscurità nel corso di una giornata) modifica la produzione di alcuni neurotrasmettitori (come melatonina e serotonina) che incidono sia sul ritmo sonno-veglia sia sul tono dell’umore. Inoltre alcune aree del sistema nervoso centrale sono sensibili ai mutamenti di temperatura e umidità ed è come se l’organismo dovesse resettarsi su una nuova fase. Dall’estate all’autunno, poi, le modifiche climatiche sono spesso più repentine e il nostro corpo fa fatica ad allinearsi rispetto al passaggio, generalmente più soft, tra inverno e primavera.

 

Microbiota e intestino. Ma come funziona il rapporto tra microbiota intestinale e organismo? «Nel nostro intestino c’è una grande presenza di cellule linfocitiche coinvolte nel sistema immunitario. I batteri che crescono nell’intestino sono tollerati da questi linfociti perché altrimenti tutto ciò che mangiamo avrebbe una risposta immunologica devastante. L’intestino, infatti, riconoscerebbe ogni alimento come un corpo estraneo. Il microbiota regola e modula questa tolleranza tra noi e gli alimenti, ma anche con l’aria e con qualunque cosa venga introdotta nel nostro corpo ed entri in contatto con i linfociti del tratto gastrointestinale. Insomma, un compito di mediazione importantissimo» spiega Giovanni Cammarota, docente di Gastroenterologia al Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma.

 

Tra intestino, microbiota e cambiamenti climatici-dietetici si crea quindi una dinamica che coinvolge il sistema immunitario. Detto in altre parole, se il microbiota cambia può aprire la porta non solo a disturbi digestivi ma favorire anche i classici malanni della stagione fredda, raffreddore e influenza in prima linea. È stato calcolato che il cambio di stagione, con disturbi gastrointestinali annessi, metta a tappeto un italiano su quattro, e le donne sono due volte più colpite degli uomini. Il motivo di questa discriminazione? «Forse perché bevono meno acqua degli uomini, sono più stressate e indossano abiti più leggeri» dice Danese.


I villi intestinali sono
piccole sporgenze
della mucosa
dell’intestino che
hanno il compito di
assorbire le sostanze
utili al metabolismo.

Come affrontare il cambio di stagione? Continua il professor Danese: «Innanzitutto per la buona funzionalità dell’intestino si raccomanda di bere almeno un litro e mezzo o due litri di acqua il giorno, cosa che con il freddo si tende a fare meno. Poi è bene svolgere un’attività fisica regolare, vincendo la pigrizia autunnale poiché lo sport è associato a un maggiore benessere dell’attività intestinale. Non è richiesto granché: sono sufficienti 30 minuti tre volte alla settimana di attività moderata come una passeggiata».

 

Riguardo al rapporto sport-microbiota, uno studio della San Francisco State University  monitorando un gruppo di atleti e uno di controllo è arrivato alla conclusione che la migliore capacità cardiocircolatoria sia anche collegata a un microbiota più ricco e vario. Anche il cibo che mangiamo è ovviamente fondamentale per mantenere i 39 trilioni di batteri & co. in forma smagliante. «Consiglio un’alimentazione bilanciata e ricca di fibre, presenti per esempio nella frutta, orzo, farro, miglio, riso e pasta integrale. È bene poi eliminare in toto le bevande gassate e ridurre i grassi, limitando soprattutto il consumo di carni rosse, latticini, caffè e alcolici, in favore di cibi ricchi di antiossidanti come pesce, frutti rossi, kiwi e agrumi» continua il gastroenterologo.


Il no­stro apparato intestinale contiene circa 39.000 miliardi di batteri, indispensa­bili per il suo funzionamento. Degra­dano sostanze difficili da assimilare, ci difendono dagli attacchi dei patogeni, aumentano o diminuiscono le nostre di­fese immunitarie e digeriscono i farmaci che mandiamo giù. In bambini e anziani rafforzano il sistema immunitario e li di­fendono da raffreddori e altre malattie.

Il ruolo dei probiotici. Un ruolo jolly nella prevenzione lo giocano i probiotici, anzi quelli di loro che riescono a superare la barriera gastrica per colonizzare il nostro intestino. Tra i più resistenti spicca il Lactobacillus bulgaricus, un batterio che può aiutare nella propagazione e nello sviluppo di batteri eubiotici e che è in grado di sopravvivere a condizioni di temperatura e pH molto vari.

 

Scoperto nel 1899 dal premio Nobel russo Elie Metchnikoff, il primo a pensare che alcuni fermenti lattici potessero combattere gli effetti dannosi di certi batteri nell’intestino. È stato lui a supporre che il lactobacillo fosse responsabile dell’incredibile longevità dei contadini bulgari che lo consumavano con regolarità sotto forma di latte acido. E aggiunse, in loro onore, al lactobacillo l’aggettivo bulgaricus.

 

Da allora i probiotici hanno continuato a moltiplicarsi, arrivando a colonizzare gli scaffali dei latticini di ogni supermercato. Un lactobacillo che vanta una storia antica è quello del ceppo Shirota, isolato nel 1935 fa dal microbiologo giapponese Minoru Shirota e che ha la particolarità di essere molto resistente ai succhi gastrici, il fondamentale problema dei principi probiotici che spesso vengono letteralmente bombardati e dissolti dal processo digestivo. Diversi studi (l’ultimo è vietnamita), confermano la vitalità di questo ingegnoso batterio nel sopravvivere durante il suo tempestoso cammino. Per arrivare nel luogo nel quale si combatte la complicata battaglia di equilibri tra batteri “buoni” e “cattivi”. Dove i primi contribuiscono a ridurre i secondi, rubando loro lo spazio per riprodursi e il nutrimento che li fa proliferare. Insomma, è come se i batteri nocivi, una volta entrati nel nostro intestino, trovassero tutti i posti occupati e fossero obbligati a tirare dritto fino allo sfintere… e oltre.

 

L’attività di fermentazione effettuata dai probiotici, poi, riduce automaticamente l’attività tossica dei batteri nemici che, infiammando la mucosa intestinale, la rendono fragile e permeabile. Ma non finisce qui: i probiotici possiedono anche i geni per produrre piccoli acidi grassi come l’acido butirrico. Questo ammorbidisce e rafforza i villi (i piccoli corrucciamenti in cui è ripiegato come una fisarmonica il nostro lunghissimo tratto intestinale) che, se ben curati, diventano più stabili e robusti. E più i villi sono grandi, più ci permettono di assorbire nutrimento, minerali e vitamine (soprattutto quella C, molto importante soprattutto nella stagione autunnale), altri principi che giocano un ruolo importante nella prevenzione, compresa quella dei disturbi stagionali. Insomma, anche i probiotici aiutano a superare con meno affanni e malanni il cambio di stagione che sdogana il freddo.

 

Quale scegliere? Consiglia il gastroenterologo Cammarota «Nel dubbio è meglio leggere bene l’etichetta e affidarsi a prodotti che contengono il maggior numero di miliardi di bacilli. E assumerli per un lungo periodo. E la quantità, anche in termine di giorni di assunzione, quella che fa la differenza». E il microbiota ringrazia.


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