«Le sue parole mi hanno ferito» –


Prima del Luigi Di Maio vicepresidente del Consiglio, prima ancora del Di Maio capo politico e parlamentare del Movimento 5 Stelle, c’è stato un Di Maio giornalista. Nelle ore in cui la tensione tra il leader M5S e la stampa raggiungeva la soglia di guardia per le frasi sui giornalisti «infimi sciacalli» – pronunciate dal capo grillino a commento della sentenza di assoluzione del sindaco di Roma Virginia Raggi – l’Ordine della Campania (al quale Di Maio è iscritto dal 2007 come pubblicista) è intervenuto annunciando che «dopo le numerose segnalazioni ricevute» gli atti «saranno trasmessi al Consiglio disciplina regionale».

Frasi, quelle di Di Maio, che non sono piaciute a Gabriella Bellini, direttrice responsabile della testata web campana laprovinciaonline.info, con la quale il leader pentastellato ha collaborato fino all’elezione in Parlamento nel 2013. «Il Luigi che conosco io – dice Bellini all’Adnkronos – non avrebbe mai pronunciato quelle parole. Lui conosce i sacrifici che fanno i giornalisti delle testate locali, per questo le sue frasi mi hanno stupita. Sono parole che mi feriscono, ci sono rimasta male. Oggi che è ministro del Lavoro dovrebbe sapere che cosa significa la libertà di stampa in un territorio difficile come il nostro». Bellini precisa che Di Maio ha lavorato per ‘la provincia onlinè in qualità di webmaster: «Non è con noi che ha preso il tesserino di pubblicista. Qui è arrivato come tecnico, eravamo agli albori del giornalismo online. E ci ha dato una grande mano. Era un ragazzo puntuale e preciso». La direttrice della testata conserva un buon ricordo del vicepremier di Pomigliano d’Arco. «Lo trovavo adorabile sotto ogni punto di vista, non ci si poteva proprio lamentare di lui, era disponibile a ogni ora del giorno. Ha lavorato per noi fino a 15 giorni prima che venisse eletto alla Camera. Probabilmente siamo stati gli ultimi a fatturargli dei lavori come webmaster».

Sulla vecchia versione del sito de ‘la provincia onlinè sono reperibili quattro articoli firmati da Di Maio e databili in un periodo che va dal 2010 al 2012. In uno di questi, dal titolo ‘San Felice sulle spalle dei rifugiatì, Di Maio parla di «modello Pomigliano» per quanto riguarda l’integrazione di un gruppo di rifugiati scappati dalla guerra in Libia. «Basta fare un giro a Pomigliano – scriveva il Di Maio giornalista il 15 gennaio 2012 – per scoprire quanto questa città abbia accolto a braccia aperte i migranti: coetanei che gli offrono il caffè, si fanno dare dritte per le scommesse di calcio e tifano il Napoli insieme, i ragazzini di Pratola Ponte che li aspettano ogni pomeriggio per giocare a pallone, altri che gli prestano il cellulare». Risale invece a maggio 2010 l’articolo ‘Un vero mercato liberale in Italià, scritto da Di Maio per il magazine di studentigiurisprudenza.it, l’associazione studentesca fondata dal leader M5S ai tempi dell’università.

Elogiando il modello economico basato sulla flessibilità, Di Maio osservava: «È stato dimostrato, anche in crisi precedenti a quella attuale, che i modelli economici più flessibili sono quelli che riescono a superare facilmente le difficoltà, proprio perché favoriscono maggiori livelli occupazionali, e soprattutto favoriscono una vera mobilità», mentre in Italia «la flessibilità è sempre stata solo uno slogan». «C’è bisogno di essere realistici, di iniziare ad assomigliare ad un vero modello occidentale, dove il privato non sia più un serbatoio elettorale», chiosava il Di Maio giornalista.



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