Lazio-Fiorentina 1-0: un gol di rapina di Immobile regala i 3 punti ai biancocelesti


La Lazio ha paura di franare, la Fiorentina voglia di volare: per una volta l’ansia batte l’euforia, i nervi tesi aiutano più della serenità. Così Inzaghi allontana il caos incombente sopra di sé e, osservando la classifica, si ritrova di nuovo lassù, alle spalle delle prime, sempre davanti alla Roma che la settimana scorsa aveva aperto nell’autostima biancoceleste una crepa, diventata una voragine a causa del crollo in Europa.

Eppure la sensazione è che la Lazio sia stata sull’orlo del tracollo per quasi tutto il primo tempo, fino al gol di Immobile (37’), solo che la Fiorentina non ne ha saputo approfittare. Si è adattata al gioco pieno di errori degli avversari, facendosi trascinare anche nella tensione (alla fine gli ammoniti sono stati otto). Sarebbe bastata una spallata, assestata con un po’ di lucidità, per far precipitare la squadra di Inzaghi, imprecisa, brutta e nervosa, anzi imprecisa e brutta perché nervosa. E l’occasione la Fiorentina l’ha anche avuta, per di più clamorosa. Gliel’ha regalata Wallace, con un folle passaggio laterale assolutamente in sintonia con lo sviluppo confusionario del gioco, da una parte e dall’altra. Il brasiliano voleva servire il proprio portiere, invece ha messo la palla sul piede di Benassi, solo davanti alla porta: ha preso la mira, quindi ha colpito Strakosha in uscita.

Salvata dalla Fiorentina, la Lazio ha colpito con Immobile su azione di calcio d’angolo. È il primo gol di Ciro in carriera ai viola, ma è già il quinto della sua stagione. Non pochi se si pensa che, rispetto all’anno scorso, è stato abbandonato quasi completamente dai suoi partner offensivi, Luis Alberto (lasciato ancora in panchina: Inzaghi gli ha preferito Caicedo) e Milinkovic-Savic, sempre più irriconoscibile. Allo spagnolo e al serbo, i tifosi hanno dedicato un duro striscione esposto vicino allo stadio prima che la partita cominciasse: «Finti talenti solo a caccia di contanti». Il segnale che la pazienza della gente è finita, mentre si sta esaurendo anche quella della società che su di loro ha investito con ingaggi inusuali a queste latitudini.

La Fiorentina ha reclamato un rigore allo scadere del primo tempo per intervento di Acerbi su Simeone: un contrasto che ha vagamente ricordato quello tra Caicedo e Pezzella nella scorsa stagione, allora punito con un penalty contestatissimo dai biancocelesti. E nella ripresa Pioli ha provato a scuotere i viola con un modulo differente: è passato al 4-2-3-1 e ha alzato Gerson in pressione su Leiva. Effetti pochi: la confusione organizzata della Lazio ha continuato a coinvolgere anche i viola, che sono diventati davvero pericolosi solo nell’assalto finale all’arma bianca, quando qualche cross radente ha creato apprensione nella Lazio. Ma Chiesa non ha trovato il colpo decisivo, benché abbia provato in ogni modo a liberarsi al tiro, mentre Simeone quasi non si è visto. Così Simone Inzaghi ha portato via una vittoria d’oro: l’ha festeggiata abbracciando il fratello Pippo, che ha trepidato per lui in tribuna. Il caos è un po’ più lontano, ma il gioco è svanito e Milinkovic-Savic e Luis Alberto sono due casi acclarati.

7 ottobre 2018 (modifica il 7 ottobre 2018 | 20:14)

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