Khashoggi, il Senato Usa sfida Trump: primo stop al sostegno a Riad in Yemen


uno schiaffo a mano aperta a Trump il voto del Senato Usa che ieri ha che ha approvato, con un voto bipartisan, una mozione per porre fine al sostegno di Washington alla campagna militare di Riad nello Yemen. Il voto con 63 voti a favore e soli 37 contrari rappresenta una bocciatura della linea prudente dell’amministrazione sull’assassinio del giornalista dissidente saudita che risiedeva negli Usa, Jamal Khashoggi, avvenuta al consolato di Riad a Istanbul il 2 ottobre scorso in quanto la risoluzione impone al Pentagono di ritirare le truppe Usa impegnate nello Yemen entro 30 giorni a meno che non siano coinvolte nella lotta contro al Qaeda. Una risoluzione simile era stata bocciata a marzo.

Secondo Bruce Riedel, ex Cia, e ora al Brookings Institution, il voto rappresenta una delle pi gravi minacce all’alleanza tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti degli ultimi 75 anni. I senatori hanno dunque voluto mandare un messaggio forte e chiaro a Trump che continua a negare che sia provato un coinvolgimento del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, nell’omicidio. Da sottolineare come non si tratti di un’istanza democratica. Gi da tempo infatti diversi membri Repubblicani del Congresso hanno cominciato a mostrare insofferenza verso il regime saudita e hanno iniziato a chiedere che venissero rivisti i termini dell’amicizia tra i due paesi.

Questo passo va inserito nel contesto delle relazioni tra Washington e Riad. Fin dall’inizio del conflitto nel marzo 2015 gli Stati Uniti hanno appoggiato l’Arabia Saudita sia per in nome di un’antica amicizia sia in funzione anti iraniana, ma negli ultimi tempi della presidenza di Barack Obama il sostegno americano aumentarono i malumori verso il sempre maggiore autoritarismo saudita. Con l’arrivo di Trump alla presidenza, nel gennaio 2017, le relazioni tra i due paesi migliorarono di nuovo, ma diversi membri della nuova amministrazione hanno sempre creduto che la cosa migliore per l’interesse nazionale statunitense fosse quella di arrivare a una tregua, anche per evitare il rafforzamento della sezione locale di al Qaida, che in Yemen molto forte. Fin qui tuttavia i tentativi diplomatici promossi dagli Stati Uniti non sembrano aver avuto nessun riscontro, considerata anche la rivalit con Teheran. D’altro canto i tentativi sia del capo del Pentagono, James Mattis, che del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ascoltati in Congresso prima del voto, di convincere i senatori a non rompere la preziosa (almeno per Trump) alleanza con Riad sono risultati fallimentari, anche alla luce dell’omicidio Khashoggi. Per i due esponenti dell’amministrazione Usa non ci sono prove schiaccianti sul fatto che sia stato il principe MbS a dare gli ordini per l’omicidio. Esattamente il contrario delle conclusioni della Cia secondo cui invece dietro l’assassinio Khashoggi, di cui non stato ancora trovato il corpo, vi sia il giovane erede al trono.

In questo quadro la Casa Bianca stata costretta a giocare in difesa. La direttrice della Cia, Gina Haspel, era stata invitata a riferire in Congresso, ma stata obbligata, dicono i bene informati, a declinare l’invito. Mentre al momento non risulta ancora confermato l’incontro tra Mohamed Bin Salman e Donald Trump a margine del G20 in Argentina. Inoltre se la risoluzione – che deve essere ancora discussa in Aula – dovesse raggiungere la scrivania del presidente Trump, questi potrebbe essere costretto a porre il veto esponendosi cos alle critiche dell’opinione pubblica.

29 novembre 2018 (modifica il 29 novembre 2018 | 11:49)

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