Juventus e ultrà, per gli striscioni su Superga la donna di Bucci accusa


Un «muro di stoffa», striscioni canaglia, due scritte disumane per ironizzare esposte da alcuni tifosi bianconeri nel derby di quattro anni fa e un Torino-Juventus in programma il 15 dicembre.

E poi una sentenza della giustizia sportiva, ma anche un’inchiesta della Procura di Cuneo ancora aperta e le rivelazioni di Report, trasmissione di Rai3. Che nella puntata di lunedì sera ha trasmesso un’intervista a Graziella Bernardis, ex compagna dell’ultrà bianconero Raffaele Bucci, morto suicida nel luglio 2016. Dichiara la donna, ricordando che il fidanzato le raccontò «questa volta abbiamo fatto qualcosa di pesante». Il riferimento è per quegli striscioni che ironizzavano sulle vittime di Superga, esposti allo Stadium. Continua Graziella Bernardis: «Uno degli striscioni dovrebbe averlo fatto lui, dicendomi che con Alessandro riuscivano a fare tutto, non ci sarebbe stato nessun problema perché, come al solito, sarebbero riusciti a far entrare tutto, Alessandro mi aiuta a far entrare tutto».

«Alessandro» D’Angelo è il security manager bianconero, la corte d’appello federale ha stabilito che non esistono prove che fu lui a far entrare allo Stadium quegli striscioni. Giovedì scorso Andrea Agnelli aveva ribadito: «Lo prova la sentenza della Corte federale d’appello del 22 gennaio 2018». Aggiungendo che gli autori di quel gesto «sono stati consegnati alla giustizia e sono rei confessi».

Lunedì sera le parole dell’ex compagna di Bucci raccontano un’altra storia e sul suicidio dell’ultrà bianconero è ancora aperta un’inchiesta della Procura di Cuneo che nelle prossime ore potrebbe disporre (come già richiesto) la riesumazione del cadavere. Su questo, sempre giovedì, il presidente Agnelli aveva risposto: «Il dolore per questi fatti è forte ed è acuito dalla scomparsa di Bucci, sulla quale indagano le autorità competenti. Per questo rispetto in silenzio il lavoro di quanti indagano. La Juventus rispetta le sentenze ma nel suo stadio, che è casa sua espone ciò che crede».

Ed è quello che crede anche Urbano Cairo, presidente del Torino, che ribadisce a Radio Rai a Il Mattino ha il gol in bocca: «Ho già detto che secondo me sarebbe stato opportuno da parte della Juventus scusarsi in maniera inequivocabile. Poi mi ha chiamato Andrea Agnelli dicendo che si è già scusato in relazione a questo episodio, anche se non ritiene di avere delle colpe. Ma per me una cosa così grave e brutta come quegli striscioni merita scuse doppie».

29 ottobre 2018 (modifica il 29 ottobre 2018 | 23:10)

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