Jair Bolsonaro, chi è il candidato accoltellato in Brasile


Jair Bolsonaro, candidato alle Presidenziali in Brasile (il primo turno si terr il 7 ottobre), stato accoltellato gioved nel corso di una manifestazione a Juiz de Fora, una citt a 200 km da Rio de Janeiro. Le sue condizioni sono ritenute ancora gravi, dopo un intervento chirurgico durato due ore, e la sua campagna stata sospesa. Qui il ritratto pubblicato sul Corriere il primo agosto scorso.

Bacia e abbraccia i bambini nella folla, come tutti i politici del mondo, ma l’unico che insegna loro a fare il segno della pistola con le ditina invece che ciao ciao. Sostiene ed esalta, quasi fosse una parodia dell’ultr di destra, l’intero armamentario dell’impresentabile: armi libere per tutti i cittadini, pena di morte, cure mediche ai gay, voglia di militari al potere, donne zitte e al loro posto, torture agli spacciatori e quanto d’altro gli passa per la testa.

Jair Messias Bolsonaro, ex capitano dell’esercito, candidato alle presidenziali brasiliane del prossimo ottobre, sta facendo esattamente l’opposto di quanto gli spin doctor consigliano a questo punto della corsa, e cio moderare il discorso, spostarsi al centro, sedurre gli indecisi. Seduto su consensi stimabili tra il 15 e il 20 per cento degli elettori, Bolsonaro tira avanti per la sua strada estremista al limite del paradossale e autolesionista. Come fa da sempre.

L’uomo nuovo della politica brasiliana, come ama presentarsi, non lo nemmeno un po’. Sessantatr anni, l’ex militare fa politica da quando era ragazzo, alla sua settima legislatura, ha gi tre figli in politica (oltre a un fratello), tutti con le stesse idee. Il suo pi celebre intervento in aula fu la dichiarazione di voto per l’impeachment di Dilma Rousseff, nella quale arriv ad esaltare un capitano dell’esercito, Carlos Alberto Ustra, riconosciuto come torturatore della donna negli anni della resistenza alla dittatura.

Di origini italiane sia per parte di padre che di madre (cognome Bonturi), ha detto che in caso di sconfitta alle elezioni potrebbe lasciare il Brasile perch verrebbe perseguitato, e magari cercare rifugio nella terra dei suoi antenati. Non ha ancora il passaporto italiano, ha ammesso in una intervista recente, ma potrebbe chiederlo come i moltissimi brasiliani che in questi tempi difficili stanno correndo dietro a una seconda cittadinanza.

Quello che ha trasformato un folkloristico parlamentare di nicchia, carico di denunce per diffamazione e oltraggio, in un nome per nulla da sottovalutare nella corsa alla presidenza il difficile momento che sta attraversando il Brasile, dopo gli anni del boom e della speranza. Una lunga recessione economica e una ripresa debolissima, la classe politica e imprenditoriale screditata da 4 anni di inchieste giudiziarie, l’aumento della criminalit, la sfiducia per tutte le istituzioni. Ecco allora che il glorioso Dio, Patria e Famiglia trova un nuovo senso incrociando il tutti in galera, o sulla forca!, insieme con l’antica bugia per cui i militari hanno governato con competenza e senza arricchirsi. E poi c’ il fattore pi importante di tutti, quello che porta il nome eterno nella politica brasiliana, e cio Lula.

L’ex presidente, secondo i suoi un perseguitato politico, recluso dallo scorso aprile in una stanza attrezzata della Polizia federale a Curitiba. Resta candidato a tutti gli effetti alla presidenza e guida i sondaggi (con il 30 per cento), ma tra poche settimane, quando l’authority elettorale vaglier i nomi, decadr per legge, in quanto condannato in secondo grado. Fuori gioco Lula, Bolsonaro in testa con il 19 per cento dei consensi, seguito da Marina Silva con il 15, e con un numero di indecisi altissimo. Scenario da anno zero, dopo il terremoto giudiziario, dove tutto pu succedere, anche la vittoria del peggior estremista.

7 settembre 2018 (modifica il 7 settembre 2018 | 09:57)

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