Italia-Ucraina 1-1, Bernardeschi illude Gli azzurri non sanno più vincere


A Forse c’ una piccola luce in fondo al pozzo azzurro. Ma la notte ancora nera. L’Italia corre, gioca, attacca, ma non vince. E soprattutto, sul pi bello, si spegne. La prima ora incoraggiante, l’ultima mezz’ora preoccupante. Sino al gol di Bernardeschi siamo padroni del campo e della partita, poi rischiamo persino di perdere e alla fine i 12mila di Marassi (pochini) fischiano.

La vittoria manca da maggio contro la tenera Arabia Saudita. Per qualcosa si muove e si vede. Nel primo tempo, il migliore del nuovo corso, la giovane Italia bella e spregiudicata, riempie bene il campo, attacca palla a terra con triangoli veloci e efficaci, costruisce otto occasioni e il portiere il migliore della solida Ucraina di Shevchenko. Nella ripresa, dopo il sinistro vincente di Bernardeschi, favorito per uno strano scherzo del destino proprio da una papera di Pyatov, gli azzurri si allungano, si perdono, rischiano.

Il pari poco. La strada per stavolta sembra quella giusta. Il tridentino light e interscambiabile con Chiesa, Insigne e lo stesso Bernardeschi ruba gli occhi, Barella conquista il centrocampo e anche il ritorno di Verratti positivo. Restano anche tante pecche: la cronica difficolt a fare gol, la tendenza a finire in fuorigioco (otto volte), le distrazioni difensive (mai con Mancini siamo riusciti a mantenere la porta chiusa). In Polonia, vero crocevia di questo triste 2018, servir pi attenzione.

All’inizio il tiki-Italia funziona: tagli, fraseggi, velocit. Il giro palla intenso e il pressing alto. Il primo tempo tutto azzurro, per manca il gol. Sei le parate di Pyatov sino all’intervallo, due molto complicate, la prima sulla mezza girata di Bonucci, la seconda su Chiesa. Burda stoppa il viola lanciato a rete dopo 7 minuti, Matviyenko ferma il tiro a colpo sicuro di Biraghi. Il gol resta una maledizione, ma almeno si vede il lavoro, la volont, l’armonia del gioco.

Il tridente leggero scelto da Mancini convince anche se non sfonda: Bernardeschi e Chiesa partono larghi, Insigne si muove leggero da falso nove e poi scambiano la posizione senza dare punti di riferimento. Jorginho governa il gioco con personalit, Verratti sbaglia tanto ma non si nasconde e Barella in fase d’attacco si fa sentire anche se Mancini lo rimprovera di non aiutare Biraghi sulle ripartenze ucraine. Manca l’acuto, la freddezza, il colpo risolutore. La precisione. L’Ucraina, che viene da tre vittorie consecutive, non certo una squadra materasso, si chiude bene e riparte meglio in contropiede ma quando fa breccia trova attento Donnarumma che para su Konoplyanka.

Nel secondo tempo, dopo il gol fortunoso di Bernardeschi, gli azzurri perdono brillantezza e subiscono la reazione ucraina. Immobile, entrato al posto del cecchino di serata, dovrebbe dare profondit e invece l’Italia si allunga e va in sofferenza.

La squadra di Shevchenko pareggia nel giro di 6 minuti con una perfetta girata nell’angolino di Malinovskyi che 9 minuti dopo colpisce la traversa su punizione. Cos alla fine rischiano di perdere una partita che ci siamo illusi di vincere. La strada in salita. Quella con l’Ucraina la quinta partita casalinga che non vinciamo. Non succedeva da 93 anni.

10 ottobre 2018 (modifica il 10 ottobre 2018 | 23:24)

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