Intestino e autunno, a domande e risposte


1. Il malessere da cambio di stagione: esiste davvero?

Certo, gli anglosassoni lo chiamano Sad (triste, acronimo di Seasonal Affective Disorder), mentre per gli psicologi italiani è il Disordine Affettivo Stagionale.

 

I sintomi riconosciuti sono malesseri fisici, come insonnia, dolori articolari, digestione lenta, gonfiore, mal di testa, e psicologici, come nervosismo, ansia, stanchezza, malinconia. Alcuni ritengono che la causa potrebbe derivare dal diverso modo in cui ci esponiamo al sole, maggiore nelle stagioni calde, minore nelle fredde. Sicuramente la serotonina, o ormone della felicità, gioca un ruolo importante.

 

Un gruppo di biologi dell’Università di Vanderbilt (Usa) ha condotto una ricerca sull’argomento (Photoperiod Programs Dorsal Raphe Serotonergic Neurons and Affective Behaviors) crescendo tre gruppi di topi con diverse esposizioni alla luce, ma con lo stesso “stile di vita” (gabbie uguali, stessi giochi,…).

 

Dopo un po’ di tempo è risultato che topi allevati in un’estate artificiale avevano un livello di serotonina decisamente più alto rispetto agli esemplari cresciuti con poca luce. A conferma di quello che capita anche a noi umani quando arriva l’inverno con i suoi giorni bigi.

 

2. Difficoltà ad alzarsi al mattino, spossatezza, disturbi legati al sonno, ansia o malumore: quanti ne soffrono nel nostro Paese tra una stagione e l’altra?

Rispondono i dati di un’indagine condotta quest’anno sull’argomento dall’Osservatorio Doxa-Aidepi (Cambio di stagione e colazione): oltre 35 milioni, su un totale di circa 62. La categoria che più ne risente? Le donne tra 35 e i 54 anni vantano una percentuale del 90%. Cure possibili? Non esistono terapie consolidate ma uno degli approcci più seguiti è intervenire sull’alimentazione.

 

Cambio di stagione significa anche cambio di dieta. Un aiuto valido arriva anche dalla tavola, grazie ad alcuni alimenti che contengono (o stimolano) la produzione di sostanze che aiutano il buonumore, come latticini, frutta secca, uova, frutta ricca di potassio, salmone, tonno (entrambi anche in scatola), lenticchie o avena.

3. Latticini anti “winter blues”, quali scegliere?

Chi non ama il latte può puntare su yogurt e latti fermentati probiotici. Che sono:

– più digeribili: lo yogurt non è altro che latte predigerito dai batteri che trasformano il lattosio, lo zucchero del latte, in acido lattico;

– Sono prodotti ricchi di triptofano, un amminoacido che, una volta giunto nell’organismo, si trasforma in dopamina e serotonina;

– coach del sistema immunitario: i probiotici selezionati per arrivare vivi nell’intestino, favoriscono l’equilibrio della flora intestinale.


Il Lactobacillus Casei Shirota, alla base dei prodotti Yakult, uno dei probiotici più efficenti nel cambio di stagione.

4. Frutta ricca di magnesio e potassio: le banane vincono tutto?

No. 100 grammi di banane contengono circa 350 mg di potassio, ma altra frutta ne è più ricca. Come kiwi: 400 mg, avocado: 450 mg, spinaci surgelati: 354 mg, noci: 368 mg, indivia: 380 mg, finocchi: 394 mg. Fino ad arrivare ai re del potassio: i pistacchi con 972 mg. A cosa serve il potassio? Ci rende scattanti partecipando alla contrazione muscolare, inclusa quella del muscolo cardiaco, e aiuta a mantenere la pressione nella norma smorzando gli effetti del sodio (in inverno si mangia più saporito).


Le banane sono il quarto più importante alimento di base in tutto il mondo e il quinto prodotto agricolo per importanza in borsa merci dopo cereali, zucchero, caffè e cacao.

Anche il magnesio è un minerale di fondamentale importanza per il benessere fisico, infatti è determinante per il corretto funzionamento dei meccanismi metabolici e l’equilibrio del sistema nervoso ed è responsabile della produzione di energia cellulare. Sul versante magnesio, se un etto di banane conta 27 mg, gli spinaci cotti 79 mg, i fagioli di Spagna 74 mg, l’avocado 24 mg. Ottima performance quella dei semi di zucca, 534 mg, ma la maniera più gustosa di “magnesizzarsi” è con il cioccolato fondente: si stima che100 grammi ne contengono ben 327 mg.

 

5. E sul versante vitamine cosa dobbiamo portare in tavola, oltre ad alimenti ricchi di vitamina C, antiossidante per eccellenza?

Le vitamine del gruppo B. In particolare la B12, che favorisce il buon funzionamento del sistema immunitario e la formazione dei globuli rossi, mentre le vitamine B2 e B6 contribuiscono a ridurre il senso di stanchezza e di affaticamento, favorendo, allo stesso tempo, il benessere psicologico. Dove cercarle? Brutta notizia per i vegetariani, di B12 e B2 sono ricchi carne (il fegato soprattutto) e pesce. La B6, invece, si può trovare anche in alcuni alimenti verdi come i pistacchi o le lenticchie.

 

6. Oltre all’alimentazione, cosa si può fare per aiutare la salute psico-fisica durante il cambio di stagione?

È fondamentale una buona funzionalità dell’intestino per la quale i medici raccomandano di bere almeno un litro e mezzo (donne) o due litri (uomini) di acqua al giorno, cosa che d’inverno si tende a fare molto meno. Inoltre si consiglia di svolgere un’attività fisica regolare, vincendo la pigrizia della stagione fredda. Per ottenere un beneficio sono sufficienti trenta minuti tre volte alla settimana di attività moderata, per esempio una passeggiata che conti 10 mila passi/7 chilometri (facili da verificare con App apposite da scaricare sullo smartphone).


https://www.focus.it/rss/scienza.rss

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *