Il Parma torna italiano: Barilla e Dallara riacquistano il club dai cinesi


Il Parma non è più cinese e torna a essere una squadra italiana. «Nuovo Inizio», la cordata di imprenditori di cui fanno parte Guido Barilla e Giampaolo Dallara, è tornato a controllare la maggioranza della società gialloblu e presto varerà un aumento di capitale.

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La rinascita


Il gruppo è lo stesso che nel 2015, dopo il fallimento della vecchia società, aveva dato i natali al Parma 1913 consentendone la rinascita. Una serie di imprenditori del territorio – oltre a Barilla e Dallara (la celebre casa automobilistica) sono presenti Mauro Del Rio (Buongiorno e Docomo Digital), Angelo Gandolfi (Erreà), Marco Ferrari (Next 14), Giacomo Malmesi (avvocato) e Paolo Pizzarotti (Impresa Pizzarotti e Mipien) – che contribuirono al rilancio e al ritorno dei ducali in serie A dopo sole tre stagioni.

Subito dopo la rifondazione era partita la caccia a un investitore straniero con lo scopo di rilanciare il club. La maggioranza delle quote nel giugno dello scorso anno era quindi stata ceduta a Jiang Lizhang, il magnate cinese della Desports, costretto però a fare un passo indietro dopo la stretta del governo sugli investimenti esteri. Lizhang cede anche la carica di presidente.

Il mutamento societario, che era comunque stato anticipato dagli accordi del 2017 con Lizhang («prevedeva l’autorizzazione, a determinate condizioni che ora si sono verificate, a riacquistare il 30% del capitale sociale da parte nostra», ha spiegato martedì l’avvocato Malmesi) non avrà alcun impatto sulla gestione sportiva (il Parma al momento è 11° in classifica con 13 punti in 9 gare) « a partire dal direttore Faggiano a mister D’Aversa, senza dimenticare il lavoro che si sta impostando sulle giovanili con Luca Piazzi o il contributo quotidiano che ci sta dando Capitan Lucarelli nel suo nuovo ruolo», ha sottolineato Pizzarotti .

L’assetto societario, per l’ambizioso club emiliano, non è però definitivo. Un socio di maggioranza rilevante, anche per pensare alla salvezza e a tornare in Europa, magari, in un prossimo futuro è sempre in agenda. Lo ha confermato nella conferenza stampa di presentazione Ferrari: «Non ci consideriamo “imprenditori calcistici”. Non è quello che possiamo o vogliamo fare “da grandi”, avendo anche sperimentato sulla nostra pelle alcune negatività del mondo del calcio. La ricerca di un’azionista di maggioranza nel lungo periodo rimane quindi assolutamente nella nostra agenda. Ma non abbiamo alcuna scadenza o pressione nel breve termine, potendoci permettere di fare le scelte strategiche più opportune nell’interesse della squadra che amiamo e del suo sviluppo».

24 ottobre 2018 (modifica il 24 ottobre 2018 | 09:48)

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