il contratto stravolto in 10 mosse –


Nelle intenzioni dei due contraenti doveva essere fondato su una
serie di compromessi necessari a saldare un’alleanza inedita.
Ma il contratto di governo si è finora rivelato un toccasana
per la Lega e un letto di Procuste per il Movimento, che ha sin qui
immolato sull’altare del realismo tutte le sue storiche
battaglie. Dalla Tap all’Ilva, dal condono fiscale alla
sanatoria di Ischia, il rosario delle promesse tradite è
ampio e appare da giugno in continuo aggiornamento, sgranato sempre
più rabbiosamente dai militanti che hanno messo alla sbarra,
oltre a Di Maio, anche gli altri ministri a Cinque Stelle.

Dopo aver reclamato per il Mezzogiorno misure eccezionali in
campagna elettorale, il Movimento non ha infatti previsto alcun
piano Marshall per il Meridione nel contratto di governo, ma solo
misure omogenee per tutto il Paese. Ancora in lista d’attesa, a
tal proposito, il decreto sulla Terra dei Fuochi che ha incendiato
in Campania la rabbia dei comitati. È proprio al Sud che i
pentastellati hanno raccolto del resto le due sconfitte finora
più cocenti. «Bloccheremo la Tap in due
settimane», prometteva in Salento Alessandro Di Battista poco
prima del voto. Ma a bloccare i 5 Stelle è stata invece la
Lega, che più volte per bocca del ministro Tria e di Matteo
Salvini si era schierata a favore della pipeline.

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Domenica 28 Ottobre 2018, 08:00 – Ultimo aggiornamento: 28-10-2018 08:01
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