Il carisma di Beto, stella del Texas «Ma non paragonatemi a Obama»


AUSTIN (TEXAS) – Alle 9 di mattina Beto O’Rourke ha gi la voce roca. Manca ormai poco alle elezioni del 6 novembre. una giornata di fine ottobre e l’agenda prevede cinque tappe volanti ad Austin, la capitale amministrativa del Texas. Citt rampante, con ambizioni tecnologiche californiane, ma anche meta di centinaia di homeless in arrivo da Houston o Dallas.

Piove, ma nel parchetto di Tallow Tree, il nuovo personaggio copertina del partito democratico resta in camicia. Ritto su una scaletta, con un megafono in mano, spiega come vuole togliere il seggio al senatore Ted Cruz. Un folto gruppo di persone ascolta, applaude, si scalda. Poi tutti si mettono in fila per una foto con il candidato che li incoraggia cos: Questa mettetela sui social, inviatela ai colleghi, agli amici, alla mamma repubblicana. dal 1990, dai tempi della governatrice Ann Richards, che i democratici non vincono una competizione a livello statale. Secondo la media dei sondaggi, calcolata dal sito RealClearPolitics, O’ Rourke indietro di 6,8 punti percentuali. Ma che sia in piena corsa si capisce da due segnali: il pienone nei suoi comizi; gli attacchi sempre pi velenosi degli avversari.

Robert, 46 anni, detto Beto, alla messicana, in politica dal 2005. Si laureato alla Columbia University, da ragazzo si divertito con una band rock, poi ha messo in piedi una societ di consulenza informatica. Ha cominciato come consigliere comunale della sua citt El Paso e nel 2012 il salto, come deputato, al Congresso di Washington. Non senza trascurare, per, gli affari. Il suo patrimonio personale stimato in circa 9 milioni di dollari: il doppio del concorrente Cruz. Parla anche spagnolo, gli piace raccontare che ogni tanto va a farsi una tequila in qualche bettola sul confine, stringe la mano e sorride a tutti. Diversi osservatori lo accostano a Barack Obama e a Bill Clinton. Qualcuno ha scritto, invece, che kennedyesque. Si dice che potrebbe candidarsi alla presidenza del Paese gi nel 2020, se dovesse perdere con un piccolo distacco, oppure nel 2024, se riuscisse nell’impresa di battere Cruz.

Ma ancora presto per capire se Beto abbia davvero qualcosa di Barack, oltre alla stessa andatura molleggiata, o di Robert Kennedy, ascendenze irlandesi e dentatura prorompente a parte. Lui stesso racconta al Corriere, scendendo dalla scaletta: Non penso a Obama o ad altri, n alla Casa Bianca. Non so se sono liberal o radical: mi concentro sulle cose necessarie al Texas.

Ed qui che viene fuori la novit e l’interesse della formula Beto. Nel 2016 aveva appoggiato l’ex segretario di Stato. Ma anche lui ora pensa che serva qualcosa di diverso. Come Bernie Sanders, capofila dell’ala radicale, accetta solo finanziamenti da singoli donatori, non dalla finanza e dalle grandi corporation. Eppure, calcola il Texas Tribune ha raccolto finora la cifra record di 70,2 milioni di dollari, surclassando i 33,4 milioni rastrellati da Cruz. la campagna pi costosa nel Paese. E come il senatore del Vermont, anche Beto si appoggia in modo massiccio a Facebook: 1,6 milioni di interazioni con i suoi post, nel solo mese di settembre. Nessuno, a parte Bernie, con 6 milioni, ha una platea social pi numerosa e pi attenta.

Per vincere, per, servono (ancora) i contenuti, le proposte. O’Rourke cita molti temi: le energie rinnovabili, l’innovazione tecnologica, qualche blanda misura per controllare la vendita delle armi. Sostiene anche che sia necessario l’impeachment di Trump. Ma i dossier decisivi sono due: sanit e immigrazione. Nel primo caso Beto segue la traccia della sinistra, accusando Cruz e i repubblicani di aver cancellato con l’Obamacare anche le tutele per le fasce pi deboli previste dal programma Medicaid, che va, invece, rafforzato. la promessa con cui spera di portare alle urne soprattutto i latinos. Ma sull’immigrazione pi difficile, specie ora che Donald Trump ha deciso di inviare 5.200 soldati al confine con il Messico per bloccare la carovana dei 10 mila profughi partita dall’Honduras e in marcia verso il Texas.

Per giorni Beto ha fatto campagna dicendo che non serve il muro, ma concedendo ai repubblicani che occorre rafforzare i controlli alla frontiera. Finora aveva liquidato la presunta minaccia della carovana come una paranoia di Cruz, cercando di spostare l’attenzione sulla legalizzazione dei dreamers, i figli dei migranti irregolari. La mossa di Trump, a una settimana dal voto, potrebbe indurlo a spostarsi su una linea pi dura. Poco kennedyana, per l’appunto.

29 ottobre 2018 (modifica il 30 ottobre 2018 | 11:42)

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