Gli scimpanz resistono a Ebola Ma rischiano di morire di fame


Milano, 4 novembre 2014 – 13:11

La biologa italiana Dalila Frasson, all’opera in Sierra Leone: Epidemia anomala, le scimmie non vengono colpite. Ma noi non possiamo uscire per comprare loro il cibo



Perch questa volta il virus Ebola colpisce gli umani ma non gli scimpanz? Perch l’epidemia del 2000, quella partita dall’Uganda, stermin intere colonie di scimpanz selvatici con pi di 400 esemplari morti e questa invece no? Quella di quest’anno un’epidemia anomala rispetto alle modalit con le quali si sta manifestando. Anche la localizzazione geografica anomala. L’Africa dell’ovest non aveva mai conosciuto Ebola prima d’ora, n per l’epidemia del ‘76 n per quella del 2000 e non si capisce come sia potuta arrivare fin qui dal centro.Africa, focolaio delle prime due. Interrogativi che emergono dalle parole di Dalila Frasson, conservation manager del Tacugama Chimpanzee Sanctuary, in Sierra Leone, dove sono ospitati 87 scimpanz. Trent’anni, veneziana, laureata in Biologia del comportamento animale all’universit di Firenze, ha scelto di dedicare la sua vita professionale alla salvaguardia di una specie in pericolo di estinzione, gli scimpanz appunto, sul modello di quello che fece Jane Goodall a partire dagli anni Sessanta. Le due scienziate si sono incontrate nei giorni scorsi al Parco Natura Viva, dove Frasson stata per quattro anni keeper della colonia di scimpanz. Ora Dalila tornata in Sierra Leone, consapevole del rischio Ebola. E in un’intervista a Elena Pennacchioni pubblicata sul sito del Parco, spiega il perch e cosa significhi fare ricerca sugli animali ai tempi della pandemia.

Niente cibo per gli animali

Lo scoppio di Ebola ha cambiato tutto e anche se oggi gli animali sembrano non subirne direttamente le conseguenze, il rischio che possano soccombere per gli effetti indiretti della malattia elevato. Non possiamo pi uscire dal territorio del santuario – spiega Frasson -. Questo significa che non possiamo pi fare attivit di ricognizione nella foresta per disinnescare le trappole posizionate dai bracconieri o salvare animali colpiti. Non possiamo pi svolgere il nostro lavoro con le popolazioni locali per favorire la convivenza fra i villaggi delle foreste e gli scimpanz liberi. non solo: Non possiamo pi andare noi stessi al mercato di Freetown n nei villaggi circostanti per comprare il cibo agli animali, non ospitiamo pi visitatori n volontari n scimpanz. E poi niente pi visite guidate e niente pi incarichi di ricerca sul campo da organizzazioni terze. Tutto ci ha comportato una riduzione di oltre il 30% delle entrate. Ebola non ha ancora colpito gli animali con la malattia – commenta la biologa veneziana – ma ne sta mettendo a rischio l’esistenza a causa delle difficolt economiche.

Un’epidemia anomala

La sola notizia positiva sembra il fatto che nessuno degli animali ospiti stato colpito dal virus: Ora pi che mai difficile avere dati sulla popolazione selvatica – dice Frasson – ma comunque evidente che stavolta la malattia non ha colpito la popolazione animale cos fortemente come ha colpito quella umana. E non vale solo per il nostro santuario ma anche per quelli della Guinea, altro Stato focolaio insieme alla Liberia. Difficile dire perch ci accada: In questo momento non cerchiamo risposte scientifiche – riprende la scienziata – ma tentiamo di arrivare alla fine della giornata. Abbiamo bisogno di sostegno economico. Il santuario crea indotto e d lavoro direttamente a 23 persone fra biologi, veterinari e keeper, quasi tutti locali. Poi ospita i volontari, che per noi sono un aiuto prezioso. Fino a prima di Ebola arrivavano numerosi, soprattutto da Inghilterra e Australia. Adesso non possiamo pi accettarne. Ci siamo solo noi e gli scimpanz.

Fuga dai bracconieri

Il centro ospita esemplari confiscati ai privati perch maltrattati o tenuti in condizioni inaccettabili. La detenzione delle scimmie come animali da compagnia stata decretata illegale dal governo della Sierra Leone, che per poi in difficolt nel trovare collocazioni alternative per animali che dopo lunghi anni di cattivit non sono in grado di tornare alla vita libera. E poi c’ il bracconaggio – puntualizza Dalila Frasson -: si uccidono per la carne madre e padre di un nucleo di scimpanz liberi, mentre il piccolo viene lasciato morire o prelevato e inserito nel traffico illegale di animali. Prima di Ebola il personale del Tacugama Sanctuary aveva buone possibilit di fare qualcosa, con attivit di monitoraggio e posizionamento di camera trap che permettevano di tenere sotto controllo queste situazioni e salvare gli animali in difficolt. E un ruolo fondamentale aveva l’opera di informazione e di sensibilizzazione nei villaggi. Incontriamo persone analfabete, che spesso non sanno nemmeno che gli scimpanz sono specie protetta. Le aiutiamo a creare delle recinzioni che proteggano la loro agricoltura di sussistenza dai danni che a volte provocano questi animali e pi in generale, tentiamo di insegnare loro a rendere pi efficiente la loro attivit agricola e d’allevamento. Il santuario, in vent’ anni di attivit, ha capito che per salvare gli animali, bisogna aiutare gli uomini. Ma ad aver bisogno di aiuto lo stesso santuario: E’ possibile fare una donazione o adottare uno dei nostri scimpanz – conclude la studiosa -. Sul nostro sito si possono trovare tutte le informazioni.

4 novembre 2014 | 13:11

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