Giro d’Italia 2019: la partenza a tutto gas poi tante salite da batticuore


Prima met piatta (quasi) come un biliardo. Seconda met stile elettrocardiogramma di cuore in fibrillazione. Accostando le altimetrie delle 21 tappe, il Giro d’Italia 2019 pare disegnato in modo banale. Spulciando bene le mappe, l’analisi cambia. La crudele impennata del San Luca (due chilometri al 10 per cento, punte del 16) nel cronoprologo di Bologna pu costare oltre un minuto agli sprinter, precludendo loro la possibilit di indossare la maglia rosa e alle loro squadre di anestetizzare la corsa per conservarla.

Gi il giorno dopo, pedalando verso Fucecchio (col classico San Baronto), potrebbe iniziare un Giro per outsider audaci che non si vede da un bel po’, aiutato dal traguardo non banale di Frascati (4 tappa) e da quello ostico di San Giovanni Rotondo, nella sesta frazione. Rispetto al 2018 (tre soli cambi di maglia rosa nei primi 18 giorni, tendenza standard nell’ultimo decennio) l’idea di un’alternanza al vertice favorita pure dagli arrivi dell’Aquila (7 tappa) con l’ascesa alle Svolte di Popoli e dal finale tormentato di Pesaro il giorno dopo. Il Giro cambier faccia con i 12 chilometri finali tormentati della crono Riccione-San Marino. Poi le montagne. A dispetto della fama leggendaria, la Cuneo-Pinerolo (12 frazione) sar un’incognita per la maggior parte dei ciclisti, mai saliti sul Montoso con i suoi durissimi 9 chilometri al 10 per cento di media da cui si scende in picchiata sul traguardo. Le incognite si moltiplicano il giorno successivo: per arrivare ai 2.247 metri di Ceresole Reale (siamo nella remota Val d’Orco, in Piemonte) bisogna scalare Lys e Piana del Lupo, salite tostissime. La Saint-Vincent–Courmayeur (14) la cifra stilistica del Giro moderno: breve (solo 131 chilometri) e costellata di salite (Verrayes, Verrogne, Truc D’Arbe e San Carlo) tanto sconosciute quanto dure.

Superata un’Ivrea-Como (15) che rifugge la banalit con finale da Giro di Lombardia (Ghisallo, Colma di Sormano, Civiglio, San Fermo della Battaglia) il Giro vira sul classico con la micidiale Lovere-Ponte di Legno (Presolana, Gavia e Mortirolo dal versante choc di Mazzo in Valtellina), gli arrivi di Anterselva e San Martino di Castrozza i giorni successivi e, infine, con la magica Feltre-Croce d’Aune che fotocopia una delle gran fondo pi dure d’Europa. Il men prevede l’infinito Manghen e il classico Rolle allungando poi il gi ostico Croce d’Aune fino all’inesplorata, micidiale cima del Monte Avena. Il giorno successivo la cronometro di Verona sembrer una liberazione.

31 ottobre 2018 (modifica il 31 ottobre 2018 | 22:11)

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