George H. W. Bush, le chiacchiere e l’affetto per Gorby: un leader gentile (e sottovalutato)


Sebbene fosse stato un eroico pilota della Seconda guerra mondiale, un ex capitano della squadra di baseball di Yale e un petroliere, una figura potenzialmente carismatica, Bush padre fu un anacronismo nell’America a cavallo del ’90, e sarebbe del tutto fuori posto in quella odierna. Gli americani non videro oltre all’apparenza, quella del wasp, il bianco anglosassone protestante, dell’esponente dell’establishment politico repubblicano moderato, del gentiluomo del passato, del povero comunicatore schiacciato tra maestri della comunicazione, il predecessore Ronald Reagan e il successore Bill Clinton. Per la destra del partito, che lo affoss alle elezioni del ’92 dando il 20% dei voti al suo nemico interno, il miliardario Ross Perot, George H. W. Bush fu anzi un whimp, un debole, uno out of touch, non in sincronia con la gente, due etichette di cui non riusc a liberarsi.

Leader stranieri

Io lo ricordo diversamente. Degli otto presidenti americani di cui scrissi in oltre 35 anni in America — gli altri furono Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, Bill Clinton, Bush figlio e Barack Obama — George H. W. Bush fu uno dei pi preparati e stimati dai leader stranieri. vero che non seppe dire quanto costasse un litro di latte e che fu prono a gaffe, come quando a un dibattito elettorale si lasci scappare in un microfono acceso di aver preso a calci quel culetto, la cui proprietaria era la democratica Geraldine Ferraro. Ma rispetto ad altri presidenti i suoi furono peccati veniali. Per Bush padre fu sempre America first, ma non nell’interpretazione di Trump. La mise davanti a s alle elezioni quando aument le tasse per risanare il bilancio, pur sapendo che gli sarebbe costato caro.

Le crociere

Dai tempi di Nixon, che chiamava sprezzantemente il loro aereo lo zoo, i corrispondenti stranieri accreditati alla Casa Bianca seguono i presidenti americani in giro per il mondo. George H. W. Bush, che ebbe un occhio di riguardo per l’Italia, il primo Paese europeo da lui visitato dopo la sua elezione, fu il pi accessibile, forse anche perch non c’era ancora l’incubo del terrorismo. Se il programma prevedeva brevi crociere fluviali, si mescolava a noi per scherzare di cucina (Odio i broccoli) e di sport (Ma vi piace il baseball?) o per mandare i saluti ad amici come Gianni Agnelli. Non si negava neppure in incontri occasionali a Washington. Una sera che un gruppo di noi si trov al tavolo accanto al suo al ristorante, a fine pasto venne a salutare le signore.

Amicizia bipartisan

La prassi vuole che il vincitore delle elezioni si proclami il presidente di tutti gli americani. A differenza di Trump, Bush padre cerc il dialogo con i democratici, dimostrandosi pragmatico e realista, e strinse un’amicizia bipartisan con Clinton dopo che questi lasci la Casa Bianca. La sua maggior virt fu di avere scelto un segretario di Stato, James Baker, e un Consigliere della sicurezza nazionale, Brent Scowcroft, equilibrati e capaci. Si deve a loro, oltre che a Gorbaciov e a papa Giovanni Paolo II, se il crollo dell’Urss non port a bagni di sangue e se la prima guerra dell’Iraq non caus il disastro della seconda di Bush figlio. Nel ’93 Baker mi spieg che Saddam era stato risparmiato per non destabilizzare l’intero Medio Oriente. George H. W. Bush non fu uno dei due o tre pi grandi presidenti ma fu certamente uno dei pi sottovalutati. In un’intervista mi disse che aveva attributo grande valore ai rapporti personali con i leader mondiali e aveva nutrito un affetto genuino per alcuni, come Gorbaciov, una nota di umanit da lui sempre nascosta con cura. Gli parlammo per l’ultima volta al ricevimento di Natale del ’92 per la tradizionale foto davanti all’albero, di fianco a uno splendido presepe verticale napoletano. Un mese dopo, entr alla Casa Bianca il vulcanico Clinton.

1 dicembre 2018 (modifica il 1 dicembre 2018 | 22:15)

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