Fifa, Infantino bacchetta il calcio italiano: «Anomalie mai viste, la giustizia sportiva sia autonoma»


Cos’è che la lascia interdetto?
«È singolare che in Italia l’ordinamento sportivo si intrecci con quello ordinario, con ricorsi al Tar. Altrove non accade. Così come il commissariamento della Federazione è una prerogativa solo vostra».

Un malcostume.
«Una sconfitta del sistema. Vi autoflagellate e trovate soluzioni che non solo non risolvono i problemi, ma ne creano di più grandi».

E come se ne esce?
«Credo che i tribunali italiani abbiano altro a cui pensare, perciò rivediamo l’ordinamento e teniamo tutti i gradi di giudizio all’interno dello sport. Non del Coni, sia chiaro, ma dello sport. Noi siamo pronti ad andare a parlarne col governo».

Anche il fatto che la serie B abbia 19 squadre è singolare.
«Non credo esista un altro campionato in Europa con un numero dispari di società».

Bocciati, dunque.
«Quando non si partecipa ai Mondiali, si vive una tragedia nazionale. E se si sta senza presidente per nove mesi, qualcosa non va. Due mesi fa sono andato alla Casa Bianca da Trump e sapete cosa gli ho detto?».

Cosa?
«Che non possono essere felici perché nel calcio sono 15° al mondo: gli Stati Uniti devono aspirare al massimo. A maggior ragione vale per un Paese di grande tradizione come l’Italia».

Sa che c’è stata una polemica perché la Juve espone 36 scudetti e non 34 nel suo stadio?
«Ancora parlate di quanto è accaduto nel 2006… È curioso».

È curioso che ne parliamo o che ci siano 36 scudetti allo Stadium?
(sorride, prende tempo) «Che ne parliate. È un capitolo chiuso. O almeno dovrebbe».

Il discorso del presidente della Fifa, ospite all’assemblea elettiva, ha infatti lasciato il segno: «Ricorrere alla giustizia ordinaria è grave, oltre a rappresentare una sconfitta del sistema. Il calcio deve fare tutto al proprio interno. E se serve, siamo pronti a dare una mano e a parlare con il governo». C’è in ballo l’autonomia, principio irrinunciabile. L’argomento è di strettissima attualità. Infantino e Gravina ne hanno parlato lunedì sera in una cena nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino, allargata al gruppo del 63 per cento (Sibilia, Ulivieri, Nicchi e Abete, anima del cartello di maggioranza) che ha sostenuto il nuovo presidente sin dal giorno della sua candidatura. Davanti a uno spaghettino di pesce si è delineata la strategia che Gravina e Sibilia (vice presidente vicario) porteranno all’incontro di questa mattina con Giancarlo Giorgetti, sottosegretario con delega allo sport. La Fifa è preoccupata. L’obiettivo è convincere lo stesso Giorgetti a rivedere il provvedimento a hoc, stralciato dal decreto Salvini, che assegna al Tar e poi al Consiglio di Stato il compito di dirimere i contenziosi, scavalcando di fatto tre gradi della giustizia sportiva. «Perché i tribunali hanno cose più importanti da fare», il monito di Infantino.

La strada che attende la nuova governance è in salita anche per la composizione del Consiglio federale. Lotito è sempre al centro della scena. Dopo che la Corte federale gli ha dato ragione sulla sua eleggibilità, il presidente della Lazio, consigliere in quota serie A come Marotta, è dentro per ammissione dello stesso Gravina. E così potrebbe essere per Tommasi e il suo vice Calcagno e per Nicchi, aggirando la legge sui tre mandati. Ma la questione resta aperta. Il prefetto Ugo Taucer, che venerdì sarà nominato dal Consiglio Nazionale del Coni procuratore generale dello sport, potrebbe impugnare la sentenza. Lotito non ci sta: le decisioni della Corte federale sono inappellabili. Gravina ne potrebbe parlare oggi alle 12 con Malagò.

22 ottobre 2018 (modifica il 22 ottobre 2018 | 22:58)

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