Due feriti, il terzo è vivissimo –


Di titoli col prefisso CR ne mancano ancora un paio e poi li avremo fatti tutti. Non penso che si tratti di mancanza di originalità (nostra, chiaro) quanto piuttosto di abbandono mentale, una singolare forma di resa: il parametro Ronaldo è terribilmente presente, inevitabile direi. Soprattutto quando chi (lo) insegue non ha la forza o la fortuna di mantenersi alla giusta distanza, di contrastarne l’ascesa. Di staccarsi dall’ombra lunga. Il sospetto sempre più fondato è che avesse ragione Totti: qui si gioca per tre posti, dal secondo al quarto. E anche Inter e Lazio sono in gioco. Il primo sembra prenotatissimo.

Il Napoli che con la Roma partiva da meno quattro aveva il dovere di mantenersi in quota e non c’è riuscito. Ha giocato una bellissima partita, martellando da tutte le posizioni l’avversario, non lasciandolo uscire dall’angolo, ma al primo vuoto ha subìto il colpo che avrebbe potuto decidere il match. Nel calcio tempi e dinamiche sono diversi da quelli del pugilato, ma la sostanza è la stessa. Proprio questo è successo al San Paolo.

Ribadisco che è difficile sostenere che il Napoli abbia sbagliato l’interpretazione poiché ha tenuto il campo assai meglio della Roma, ha creato gioco e opportunità, ma soprattutto per colpa di un Insigne troppo lezioso, meno ispirato del solito, non ha ottenuto quello che cercava. La Roma, sempre alla ricerca di equilibrio, titolarità definite e continuità, ha fatto tutto quello che ha potuto: nel primo tempo è riuscita a non abbassare la guardia grazie in particolare a Manolas, De Rossi e Dzeko, che ha dato una grossa mano anche in copertura.

Nella ripresa, persi prima De Rossi, sostituito da Cristante, e poi Manolas e con una disposizione differente, ha alzato il livello di attenzione, non si è fatta irretire dalla manovra avvolgente e agile della squadra di Ancelotti e soltanto nei minuti finali ha pagato cara una disattenzione dei centrali e di Kolarov. Buffon a questo punto direbbe che due feriti sono meglio di un morto. Il guaio è il terzo, che è vivissimo.



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