Diastasi addominale e incontinenza urinaria –


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di

Barbara Rachetti

L’incontinenza non va sottovalutata. Spesso questo disturbo ne nasconde un altro: la diastasi addominale. Ecco come scoprirlo e cosa fare

La diastasi addominale è un disturbo legato alla gravidanza come ci scrivete in redazione in tante, sempre di più. Ma non solo.

La diastasi e lo sport

«La divisione longitudinale del retto dell’addome – il muscolo al centro della pancia – può anche essere la conseguenza di un allenamento sportivo troppo intenso che provoca una pressione eccessiva sull’addome, per esempio il sollevamento pesi o una tonificazione del “core” senza il giusto controllo della respirazione. Ma a provocarla può essere anche una tosse prolungata o conati intensi di vomito» spiega la dottoressa Barbara Paraguai, fisioterapista specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico (un insieme di muscoli e legamenti che chiude la parte inferiore della cavità addominale).

I disturbi creati dalla diastasi

Si può anche convivere con la diastasi senza particolari disturbi. A molte donne però (nel caso delle neomamme, circa un terzo) questo “buco” tra le due fasce muscolari provoca mal di schiena, nausea, senso di pesantezza, instabilità, difficoltà a digerire e a volte anche a respirare. «Ma il disturbo forse più diffuso – sicuramente il più trascurato e sottovalutato – è l’incontinenza urinaria, in particolar modo quella da “sforzo”» prosegue l’esperta. «Si presenta in occasioni precise come un colpo di tosse, uno starnuto, sollevando un peso, durante la corsa. In queste circostanze è possibile perdere qualche goccia di urina».  

Diastasi e incontinenza

In generale, le donne tendono a nascondere questo fastidio perché si ritiene “normale” dopo una gravidanza e con l’avanzare degli anni. Si crede infatti che faccia parte dei disturbi tipicamente femminili, da accettare in quanto donne. Ma non è così scontato soffrirne. «Quando l’incontinenza compare dopo la gravidanza o in donne molto sportive, può essere provocata in particolare dalla diastasi: il retto dell’addome non si è ricomposto in modo sufficiente e quindi la tenuta degli organi interni al bacino (vescica, vagina, utero e retto) perde forza» spiega la fisioterapista. «La diastasi si può paragonare alla cerniera di un abito che non si chiude più. L’effetto sarà la caduta verso il basso e il ripiegamento dell’abito su se stesso. Ecco, questo è ciò che succede nel nostro addome e bacino se la chiusura dei retti non è più ermetica: i muscoli perdono tono e gli organi possono scivolare verso il basso. Tutto ciò facilita la comparsa del disturbo dell’incontinenza da sforzo».  

Cosa fare se c’è incontinenza

Meglio non sottovalutare l’incontinenza urinaria. «La prima cosa da fare, gravidanza o meno, è chiedere aiuto al proprio ginecologo perché possa valutare il tipo di disturbo e capire anche l’eventuale presenza di prolasso degli organi pelvici (vescica, vagina, utero, retto). Sarà sempre il ginecologo a valutare se è presente una diastasi e di quale entità» dice la dottoressa. «Sempre lo specialista è in grado poi di capire se la diastasi richiede un intervento chirurgico o si può riabilitare con esercizi mirati».

Cosa fare in presenza di diastasi e incontinenza

In presenza di diastasi, quando si può evitare l’intervento (quindi se non è una diastasi grave), occorre cercare un fisioterapista specializzato in riabilitazione del pavimento pelvico. «Lo specialista può insegnare la ginnastica ipopressiva, una delle tecniche più efficaci perché, al contrario degli esercizi addominali “classici”, provoca una riduzione della pressione nell’addome. Si deve però imparare sotto il controllo dell’esperto perché alcuni esercizi non si possono eseguire con la diastasi» spiega la dottoressa.

Ginnastica e terapie

La ginnastica è utile in tutti i casi di incontinenza da sforzo, anche in assenza di diastasi. «La riabilitazione consiste in una parte di esercizi da eseguire a casa per rinforzare i muscoli pelvici con varie tecniche, per esempio quella di Kegel». Una tecnica efficace – da eseguire in istituto – è il biofeedback (BFB), che insegna a decifrare i segnali del corpo e controllare le proprie risposte: «Una sonda vaginale collegata a un’apparecchiatura registra la contrazione o il rilassamento muscolare che potrebbero non essere percepiti. Questa attività muscolare viene trasformata in segnale visivo, così da permettere alla donna stessa di verificare le contrazioni o il rilassamento e di imparare a eseguirli in modo corretto» prosegue la dottoressa. «Infine, a seconda dei casi, può aiutare l’ettrostimolazione (FES) dei muscoli pelvici attraverso l’utilizzo di un elettrodo-sonda in vagina, che tonifica i tessuti.

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