Dalla tv trash al ballottaggio. L’onda Bolsonaro sul Brasile Coltellata: video


RIO DE JANEIRO Era un gioco facile. Lo chiamavano in trasmissione e l’audience saliva. Qualunque domanda era lecita e la risposta era sempre la peggiore che si potesse immaginare. Su politica, storia, educazione sessuale, razzismo, diritti gay, armi, persino sul diritto ad andar per strada delle donne sovrappeso. Fino a un paio di anni fa il deputato Jair Bolsonaro – il possibile futuro leader del Brasile che oggi va alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali – era soltanto una presenza costante nei programmi tv di umorismo e informazione (paragonabili ai nostri Striscia e Le Iene) o di pettegolezzi del tardo pomeriggio. Sapevamo che qualche stupidaggine da quella bocca sarebbe sempre uscita – ricorda adesso Andr Brandt, autore del programma Cqc, che per un paio d’anni arriv a insediare lo strapotere delle telenovelas – Nessuno di noi immaginava che avremmo aiutato a creare il mostro.

Nel giro di poco tempo, il politicamente scorretto dell’ex capitano dell’esercito inizi a propagarsi dal trash tv ai social. Tutto quello che l’elite bianca brasiliana diceva al churrasco della domenica dopo cinque birre (ma sempre meno in pubblico) fin per incontrare su Facebook e Twitter lo sdoganamento totale. La sinistra porter il Brasile al comunismo, i militari s che erano onesti, durante la dittatura non c’era violenza, le quote razziali sono una schifezza, cos come gli aiuti sociali ai fannulloni, basterebbe sparare a tutti i banditi, i gay sono una epidemia e via andando. Nasce Bolsomito, il mito Bolsonaro, l’unico che dice quello che pensa. Lui vede che funziona e spinge l’acceleratore al limite. Durante un discorso alla Camera per l’impeachment di Dilma Rousseff rende onore a un militare noto per aver ordinato torture agli oppositori (come era stata da giovane la ex presidente). Ma non succede nulla, anzi. L’onda favorevole cresce insieme all’indignazione del Brasile per le inchieste sulla corruzione, al disincanto sugli anni felici del boom economico-Mondiali-Olimpiadi, al crollo di Lula. Ma ancora due anni fa, quando partirono i primi sondaggi sulle presidenziali, Bolsonaro restava un fenomeno di nicchia, con il 7-8% dei consensi. Quasi nessun analista politico lo vedeva come un pretendente serio, al massimo uno in grado di influenzare da destra l’agenda degli altri.

Invece la curva dei consensi ha continuato a crescere. Il fenomeno ha vari punti in comune con altri personaggi in giro per il mondo. Per il gioco dei social e delle annesse fake news si fatto un paragone con l’ascesa di Donald Trump e e di altri populismi. Qualcuno ha addirittura scomodato la storia della vittoria nelle urne di fascismo e nazismo, come rivolta della classe media. Ma la vera chiave di volta – in un Paese gigantesco e diseguale – il recente e imprevisto sfondamento del mito in fasce dell’elettorato che sembravano ostiche, come i meno abbienti, la popolazione rurale, le donne. Uno studio ha messo in risalto l’effetto Whatsapp, l’unico strumento tecnologico davvero interclassista in Brasile, e la viralizzazione delle bufale nei gruppi di famiglia.

Sei elettori di Bolsonaro su dieci si informano solamente via Whatsapp. L’80 per cento su almeno un social network, percentuale che non ha paragone in altri elettorati. La stampa lo ha disprezzato a lungo. Negli spazi riservati in tv alla propaganda politica, l’ex capitano ha avuto una manciata di secondi al giorno contro i svariati minuti dei suoi avversari. E soprattutto per tutta la campagna elettorale del primo turno, Bolsonaro stato praticamente un fantasma. Ricoverato in ospedale per le ferite di una coltellata, ha proibito anche al suo vice (un altro militare reazionario) di parlare e andare ai dibattiti. Scelta impeccabile. Non avendo un programma, e idee vaghe su tutto, la sua piattaforma politica si autoalimentata appena sul passaparola, personale e virtuale.

6 ottobre 2018 (modifica il 7 ottobre 2018 | 12:29)

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