Da Cosentino al battesimo Cesaro Chi è il nuovo dominus dei rifiuti –


Ritorno al passato o stasi al punto di partenza. Sono passati dieci anni da quando il Comune di Sant’Arpino finì al centro della bufera per gli appalti dei rifiuti. Il sindaco era, all’epoca, Giuseppe Savoia. Suo fratello, da ieri, è indagato per traffico di rifiuti, turbativa d’asta con l’aggravante del metodo mafioso perché, scrivono i pm della Dda, sono noti i «legami tra i Savoia e l’ex consigliere regionale Nicola Ferraro e con Nicola Cosentino, ambedue condannati per rapporti con il clan dei Casalesi». La Procura colloca Savoia al centro di una raggiera che da un lato porta al Veneto, dove i rifiuti sarebbero illecitamente stati smaltiti con la complicità di Denis Bardan, imprenditore vicentino titolare di due siti di stoccaggio nel Veneto, dall’altro resta ancorata al Casertano e all’area napoletana dove nel mirino sono finiti amministratori pubblici e dirigenti comunali, ma anche quanto è successo di recente in seno all’Ato rifiuti. Insomma, di acqua e di rifiuti sotto i ponti ne sono passati a tonnellate in questo decennio eppure tornano a circolare nomi e luoghi, modus operandi e ditte che avrebbero, ancora una volta, forse senza aver mai smesso, mercificato sui rifiuti.

IL MANCATO COLPO ALL’ATO

Ma torniamo alla storia recente dell’Ato, dove uno scontro frontale sui criteri di gestione del ciclo e per la scelta della figura apicale dell’Ato rifiuti, quella del direttore generale, hanno portato alle dimissioni del sindaco di Marcianise, Antonello Velardi, e alla nomina, recentissima, del primo cittadino di Caserta, Carlo Marino. Anche Giuseppe Savoia, fratello di Carlo, presentò domanda per la carica di direttore generale. Nelle mani della Procura questi elementi stanno acquisendo un significato perché se, da un lato Carlo Savoia avrebbe «manomesso» appalti e piegato alle esigenze delle sue aziende le gare pubbliche, dall’altro Marino lo avrebbe aiutato con la complicità del dirigente comunale in pensione, oggi consulente, Marcello Iovino, dall’altro suo fratello avrebbe tentato di scalare l’Ato rifiuti.

LE DITTE, I NOMI

Oltre a Marino, Iovino e Carlo Savoia, sono coinvolti nell’inchiesta che si struttura su due diversi capi d’accusa, da un lato lo smaltimento illecito e il traffico di rifiuti, dall’altro le turbativa d’asta numerosi imprenditori, politici e dipendenti comunali, ma anche manager di agenzie che operano a livello regionale e nel campo della città metropolitana di Napoli. In particolare le ditte finite al centro della bufera sono la Xeco srl con sede al Centro Direzionale di Napoli, di Savoia, la società Ecologia e Servizi Italia, in capo a Gennaro Cardone, la Energetikaambiente riferibile a Savoia e a Pasquale Vitale, la Lab Green di Savoia. Coinvolta anche una donna, Anna Scognamiglio.

GLI INCENDI

L’inchiesta, chiariscono dalla Dda, è nata un anno e mezzo fa per cui non c’è collegamento tra la genesi della stessa e gli incendi che hanno distrutto lo Stir di San Tammaro e la Lea di Marcianise nelle settimane scorse. Tantomeno con le fiamme che hanno devastato l’impianto di Casalduni, nel Sannio. Eppure, se a Marcianise il rogo è scoppiato dopo lo stop amministrativo e il sequestro giudiziario, quanto accaduto il primo novembre a San Tammaro resta perlomeno avvolto nel mistero. Cosa volevano far sparire i piromani? È possibile che abbiano intuito che stava per arrivare una stretta sulla gestione degli Stir e una nuova inchiesta sul campo rifiuti e che abbiano usato le fiamme per cancellare le tracce di qualche illecito? Per distruggere rifiuti che lì non potevano esserci? Domande, tante domande che s’affollano soprattutto nella mente della gente comune che, soprattutto nel Casertano, soffre la questione ambientale da tempo immemore. Domande alle quali darà risposte la Procura di Santa Maria Capua Vetere che indaga sia sul rogo dello stie che su quello alla Lea, e l’analogo ufficio beneventano che sta cercando di gettar luce sul rogo a Casalduni.

IL LEGAME CON SALERNO

Due giorni fa il Noe ha acquisito atti al Cite di Salerno, dove Carlo Savoia detiene una quota, consorzio per il quale fu anche indagato nel 2016 insieme a Domenico De Siano. Ma i collegamenti con Salerno non finiscono qua. Sono infatti dipendenti del Consorzio Salerno 2 gli operai che lavorano sullo Stir di San Tammaro andato a fuoco e che è gestito dalla Gisec.

L’AMICIZIA CON CESARO

Ex demitiano, collegato ai Giovani popolari, fratello di Giuseppe Savoia, prima assessore e poi sindaco di Sant’Arpino, dal 2003 al 2008. Carlo Savoia è stato anche direttore del Consorzio farmaceutico che ha gestito le farmacie comunali in diversi paesi del Casertano e del Napoletano. Un colosso nato sotto la gestione regionale bassoliniana. Sia Carlo che Giuseppe si sono negli anni mossi su più fronti politici, riuscendo a ricoprire sempre ruoli di vertice. Giuseppe è ingegnere, Carlo è laureato in economia e commercio ed è stato inserito anche nel mondo della formazione. Negli ultimi anni, dopo il tramonto della stella cosentiniana, i Savoia si sono legati a Luigi Cesaro tanto che il figlio di Giuseppe Savoia è stato battezzato proprio da Cesaro. Di recente, a Sant’Arpino,Carlo Savoia avrebbe investito anche nel settore dell’accoglienza migranti.


Giovedì 15 Novembre 2018, 15:44 – Ultimo aggiornamento: 15-11-2018 15:53
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