Cristiano Ronaldo torna a «casa»: la sua Champions inizia all’Old Trafford


E un bentornato speciale al numero 7, Cristiano Ronaldo!: il 5 marzo 2013 Old Trafford prov a mettere in difficolt con un’accoglienza indimenticabile ed emozionante quel ragazzo che a Manchester in sei stagioni era diventato campione, vincendo la sua prima Champions e il primo pallone d’oro. Lui trad l’emozione, gioc una partita anonima, ma segn il gol decisivo per il passaggio del Real Madrid agli ottavi di Champions e l’eliminazione dello United. Un fatto che, parole sue, lo aveva lasciato triste. In panchina con gli spagnoli c’era Jos Mourinho, che marted Ronaldo ritrova con la sua Juventus. Assieme al Manchester e a quello stadio in cui si sempre sentito molto pi amato rispetto al Bernabeu.

Il fatto che non sia la prima volta di Ronaldo a Old Trafford rallenta il battito cardiaco e sfuma un po’ i sentimenti (che sono agitati invece per Emre Can: dovr essere sottoposto ad accertamenti per un nodulo tiroideo). Ed meglio cos, perch Cristiano gi carico a sufficienza, visto che deve ancora giocare una partita intera di Champions con la sua nuova squadra — per l’espulsione dopo 29’ a Valencia e la giornata di squalifica scontata con lo Young Boys di Berna — e ha una voglia matta di lasciare il segno: farlo proprio nel tempio dei Diavoli Rossi stavolta non lo renderebbe sicuramente triste.

Ma ci non toglie che il tema del giorno per gli inglesi sia soprattutto il ritorno di Cristiano sulla loro nobile erba, accompagnato da un’ammissione che dice tutto sulla stima che gli inglesi hanno del calciatore: stato lui a portare lo United in un’altra dimensione e non solo viceversa. Per le sue capacit tecniche e atletiche, lievitate giorno dopo giorno grazie al fuoco che covava dentro di lui e anche grazie al rapporto padre-figlio instaurato con Sir Alex Ferguson. Che gli perdonava tutto: l’orrendo golf con cui si present, gli scherzi, i giochetti in allenamento contro i senatori, le simulazioni. Non solo perch Ronaldo a 18 anni si dedicava gi anima e corpo al progetto di diventare il migliore calciatore della storia. Ma anche perch ha un lato infantile che ti induce a volergli bene, ad aiutarlo, a tendergli la mano come dice Mike Phelan, vice allenatore dello United ronaldiano. Se lo fai, lui poi ti restituisce tutto sul campo. Anche su quello dove diventato grande.

21 ottobre 2018 (modifica il 21 ottobre 2018 | 23:36)

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