Cristian Pasquato, da erede di Del Piero al Legia Varsavia: «Felice qui»


C’ stato un momento in cui Cristian Pasquato sembrava il pi credibile tra gli eredi di Del Piero e non solo per l’accento veneto con cui parlava al pallone. Ma anche per l’esordio in serie A in bianconero proprio al posto di Alex, con Ranieri allenatore; per i campionati in prestito a Empoli e Modena, per i gol e le punizioni calciate nell’angolino. E anche per l’estate da protagonista col nuovo allenatore Antonio Conte nel 2011. Invece il sogno sfumato, tra un prestito e l’altro. E oggi Pasquato — che ha vestito tutte le maglie azzurre dall’Under 16 all’Under 21 — il trequartista del Legia Varsavia, che pur sempre la Juve di Polonia. E ha vinto un campionato e una coppa nazionale.

L’idea di venire qui nata due anni fa, dopo l’esperienza a Samara in Russia — racconta —. Volevo giocare le coppe europee, ma non siamo ancora riusciti a qualificarci. Quello polacco un calcio molto fisico, fatto di tanti contrasti. Contro di noi fanno tutti la guerra e se ne stanno chiusi. Ma ci non toglie che tanti giovani polacchi stiano emergendo. E quando arrivano in Italia si adattano subito. Come Piatek: l’anno scorso a noi non ha segnato, ma di lui si parlava molto, anche se giocava in una squadra medio piccola come il Ks Cracovia. Quello che sta facendo col Genoa e con la Nazionale sta sorprendendo tutti, non solo me.

Anche Pasquato, pi o meno all’et di Piatek, poteva stupire con effetti speciali, ma non c’ riuscito. Ed diventato uno dei tanti giovani italiani che non ha mantenuto del tutto le promesse. Per non cerca n alibi, n scuse. E non vive di rimpianti: Nel 2011 la prima di campionato contro l’Udinese salt per lo sciopero dell’Assocalciatori e io ripartii per Lecce, ancora in prestito. Sarebbe stato bello giocare con la Juve almeno quella partita. Si dice che coi giovani c’ poca pazienza in Italia, ed vero. Ma la colpa di quello che stato, o non stato, solo ed esclusivamente mia. Vorrei avere avuto a vent’anni la testa di oggi, come mentalit e capacit di fare certe scelte. Ma sono contento cos. Il cordone ombelicale con una grande squadra? A volte non aiuta, anche se ringrazier sempre la Juve, che mi ha portato a Torino quando avevo 14 anni. Per importante anche il progetto che si costruisce attorno a un giocatore: se vai sempre in prestito pu essere un problema.

In Polonia, anche quando finito fuori rosa perch il Legia voleva cederlo, Pasquato non si mai chiesto che ci faccio qui?. Anzi: Da ragazzo non avrei mai pensato di giocare a Varsavia, ma consiglio a tutti i giovani italiani di andare in una prima divisione all’estero, piuttosto che in B o in C. pi formativo, anche dal punto di vista umano. In Polonia si vive benissimo, gli stadi contro di noi sono sempre pieni, i tifosi caldi. La maglia azzurra? Da ragazzo mi ha dato sensazioni fortissime, anche se per me adesso resta solo un sogno. Ma la convocazione di Piccini o quella di Giovinco dimostrano che se fai bene all’estero, niente precluso. Ed gi il segnale di un cambiamento.

13 ottobre 2018 (modifica il 13 ottobre 2018 | 22:44)

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