CRISPR sugli embrioni: c’è forse un’altra gravidanza in corso



Si arricchisce ogni giorno di un nuovo tassello, la vicenda delle bambine con DNA modificato nate qualche settimana fa in Cina, e si ha allo stesso tempo l’impressione di non afferrarla mai del tutto. Nel corso del suo intervento al Secondo summit internazionale sull’editing del genoma umano a Hong Kong, lo scienziato cinese He Jiankui ha ammesso, pressato da una domanda in sala, che una seconda gravidanza con un embrione geneticamente modificato è in corso, sebbene ancora “nelle prime fasi”.

Il suo gruppo di ricerca ha finora modificato, con le forbici molecolari CRISPR/Cas9, il DNA di 30 embrioni che si sono sviluppati nella fase di blastocisti (uno dei primi stadi dell’embriogenesi, che precede l’impianto nel tessuto che riveste l’utero). L’editing ha funzionato sul 70% degli embrioni, che sarebbero in attesa di ulteriori screening per essere impiantati in cinque coppie.

 

In divenire e in stand-by. Ora il trial è stato bloccato, considerato il polverone suscitato dall’annuncio che – prevedibilmente – avrebbe infiammato la comunità scientifica internazionale. Ma, a quanto sembra, un altro bebè geneticamente modificato potrebbe nascere prossimamente; non è invece chiara la sorte degli embrioni editati (una ventina?), che al momento sono congelati – in attesa che si stabilisca cosa farne.

 

Parte di un sistema? Jiankui, che attualmente è indagato per l’accaduto sia dalla sua università sia da altre istituzioni in Cina, è stato aspramente criticato per aver violato ogni norma etica internazionale in tema di editing genetico, a cominciare dalla moratoria internazionale sulla generazione di bambini geneticamente modificati siglata nella prima edizione della medesima conferenza, nel 2015.

 

Difficilmente, però, può avere agito da solo, anche se alla domanda sul perché abbia agito in segreto, senza consultarsi con le autorità o altri colleghi, lo scienziato ha risposto di aver sottoposto l’idea del trial ad almeno quattro esperti, incluso un professore negli USA e uno in Cina, l’identità dei quali non è nota. E di aver agito in segreto oltre i limiti del consentito per “fare la storia” nella biologia. 

 

L’impressione è che molto ancora si debba sapere, ma sul perché lo scienziato abbia scelto di parlare proprio ora, a cose fatte, e alla vigilia di un meeting che avrebbe raccolto grande risposta mediatica, occorrerà fare una riflessione.


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