Con Brexit l’economia della Gran Bretagna andrà peggio: «Il Pil potrebbe calare fino al 10%»


Theresa May ha tempo fino al 11 dicembre per convincere il Paese che l’accordo per la Brexit è il migliore possibile e per fermare la protesta dei conservatori. Mentre la partita verso il voto di ratifica di Westminster si preannuncia una sfida tutta in salita (potrebbe sancire la vittoria della May contro tutte le previsioni, o la fine del suo governo), il governo britannico ha diffuso un rapporto ufficiale secondo il quale l’uscita dall’Unione Europea causerà comunque un danno economico al Regno Unito, a prescindere dai termini dell’uscita e dalla futura relazione con i 27. I tecnici del governo sostengono che se Londra abbandonerà l’Europa «starà indiscutibilmente peggio», dal punto di vista economico, almeno nel breve-medio termine.

Quattro scenari

Il rapporto ha esaminato quattro scenari relativi ai futuri rapporti: un accordo molto stretto, secondo il piano proposto in estate da May; un accordo commerciale «standard»; uno simile a quello che l’Europa ha con la Norvegia; l’uscita dall’Ue senza alcun accordo. Quest’ultima possibilità è quella che creerebbe più danni: secondo le stime, infatti, nel 2035 il Pil del Regno Unito potrebbe scendere fino al 10,7 per cento (rispetto a quello che avrebbe se rimanesse nell’Ue). Per quanto riguarda, invece, lo scenario «migliore» — quello dell’accordo proposto da May in estate — il Pil scenderebbe comunque del 2,1 per cento. Il Guardian stima che con la bozza di accordo trovata dai negoziatori britannici ed europei, e approvata domenica scorsa dal Consiglio europeo, il Pil del Regno Unito diminuirebbe tra lo 0,6 e il 2,1 per cento.

Hammond: «Economia britannica più piccola»

Il cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, titolare del Tesoro e capofila delle «colombe» nel governo May, ha ammesso che il Regno Unito «in termini puramente economici» starà comunque «peggio» con la Brexit, come si legge sulla Bbc. Ma ha chiarito che l’accordo firmato da May a Bruxelles va «sostenuto» perché minimizza le conseguenze e porta comunque «benefici politici», oltre a rispettare il mandato popolare del referendum del 2016. Con questo accordo l’economia britannica sarà «leggermente più piccola», ha detto Hammond. Il provvedimento offre tra «i benefici politici» anche quello di restituire al Regno Unito la sovranità, ad esempio riprendendo «il controllo della pesca nelle nostre acque» o «la possibilità di firmare intese commerciali con Paesi terzi».

Bank of England: «Senza accordo crollo sterlina del 25%»

Anche la Banca d’Inghilterra (Bank of England, BoE) prevede un terremoto economico per il Regno Unito in caso di «no deal» con Bruxelles sulla Brexit, ovvero di «un’uscita disordinata» dall’Ue. Secondo un monito diffuso poco dopo la pubblicazione delle analisi di medio-lungo periodo del Tesoro, l’istituto di emissione guidato da Mark Carney evoca la possibilità di calo della crescita fino all’8 per cento come contraccolpo immediato di un ipotetico divorzio hard, un crollo della sterlina fino al 25 per cento e un’impennata dell’inflazione.

28 novembre 2018 (modifica il 28 novembre 2018 | 18:49)

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