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L’Iva (Imposta sul Valore Aggiunto) è la più importante imposta indiretta in vigore nel nostro Paese e serve per assoggettare a tassazione il consumo dei beni e dei servizi.

In Italia la sua disciplina è quasi interamente contenuta nel relativo Testo Unico, ossia il decreto del Presidente della Repubblica 633 del 1972. La disciplina Iva è regolata a livello comunitario da dettagliate direttive, la VI direttiva CEE del 1977 e seguenti, allo scopo di rendere omogenea l’imposizione indiretta in tutta l’Unione Europea. L’Iva in Italia fu introdotta al posto della Ige (Imposta Generale sulle Entrate).

L’Iva è un’imposta generale sui consumi, che colpisce solo l’incremento di valore che un bene o un servizio acquista ad ogni passaggio economico (valore aggiunto), a partire dalla produzione fino ad arrivare al consumo del bene o del servizio stesso. Attraverso un sistema di detrazione e rivalsa (addebito), l’imposta grava completamente sul consumatore finale mentre per il soggetto passivo d’imposta (l’imprenditore e il lavoratore autonomo) rimane neutrale.

Infatti, il soggetto passivo d’imposta, che è colui che cede beni o servizi, può detrarre l’imposta pagata sugli acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio d’impresa, arte o professione, dall’imposta addebitata (a titolo di rivalsa) agli acquirenti dei beni o committenti dei servizi prestati.

L’Iva pertanto rappresenta un costo solamente per i soggetti che non possono esercitare il diritto alla detrazione e quindi, in generale, per i consumatori finali.

Nell’imposta sul valore aggiunto occorre quindi distinguere il contribuente di fatto (il consumatore finale), che pur non essendo soggetto passivo dell’imposta stessa ne sopporta l’onere economico (o come si usa dire, è inciso dall’imposta) e il contribuente di diritto (di norma un imprenditore) su cui gravano tutti gli obblighi del soggetto passivo d’imposta, ma per il quale l’imposta stessa è dal punto di vista economico neutrale.

Esistono tre condizioni che devono essere rispettate perché un’operazione sia assoggettata ad Iva:

presupposto oggettivo: deve trattarsi di una cessione di beni o di una prestazione di servizi rientrante tra quelle previste dalla normativa;

presupposto soggettivo: le operazioni di cui al punto precedente devono essere effettuate nell’esercizio di imprese, arti e professioni.

Si noti che a partire dal momento impositivo dell’operazione decorrono i

termini previsti dalla legge per adempiere agli obblighi contabili,

come l’emissione della fattura o, se previsto, dello scontrino o della

ricevuta fiscale. Inoltre, in linea generale, a partire dal momento

impositivo delle operazioni l’imposta stessa diviene esigibile e il

soggetto passivo sarà tenuto a versarla all’Erario tramite leImponibili: quando soddisfano tutte le condizioni di cui sopra e quindi devono essere assoggettate all’imposta;
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Oggi i suoi confini sono ben delimitati, come ha rimarcato l’UNESCO che nel 2008 ha inserito Città e Borgo Maggiore tra i Patrimoni dell’Umanità. Eppure la distinzione tra le due perle del Titano è, de facto, storia piuttosto recente: come scrivono nella presentazione dell’ottavo volume della “Storia dei Castelli della Repubblica di San Marino” i Presidenti Maurizio Zanotti (Ente Cassa di Faetano), Fausto Mularoni (Banca di San Marino) e Walter Guidi (Leasing Sammarinese), “Borgo Maggiore solo all’inizio del XX secolo acquisisce la propria autonomia distaccandosi dalla comunità madre di Città ma che dai secoli più antichi è stato il centro commerciale e sociale della Repubblica, ospitando quel mercato che non è solo luogo di scambi e commerci ma anche occasione di incontri fra persone, di contatti con nuove idee e di festa”.

Il libro verrà presentato il 12 dicembre alle 21 nella Chiesa di Borgo, quella firmata dal Michelucci. L’opera, curata da Girolamo Allegretti, già nelle prime pagine affronta il limen: “Se si può parlare di un ‘territorio’ di San Giovanni sotto le Penne in quanto parrocchia, se si può tentare di ragionare di un ‘territorio’ dell’antico castello di Ventoso, è impossibile parlare di un ‘territorio’ di Borgo fino al ‘900. Prima Borgo era tutt’uno con Città, il forum mercati con il castrum”. Il lavoro filologico e la sua restituzione storico culturale sono straordinari. Lo stesso curatore, accettando la data della “presenza” del mercato (“Sappiamo che nel 1243 il Comune stringeva accordi coi vicini per accrescerne le franchigie”) e pone dubbi su un’altra data, quella del 1186, citata vicino alle parole “in suburgio Sancti Marini”. Certamente nel 1339, scrive Allegretti sull’opera di Gino Zani “Le fortificazioni del Monte Titano”, anche “il Mercatale era circondato di mura e munito di fortilizi”. Sul ruolo strategico ma anche “politico e istituzionale” di Borgo nell’Ottocento,
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si legge: “Il Consiglio dei XII o particolari congregazioni presiedute dai Reggenti o lo stesso Consiglio Grande” tenevano “riunione ‘in domo comunis de mercatale’, nella casa del Comune in Borgo” che all’occorrenza viene impiegata anche come “caserma, teatro, magazzini”. La casa fu comprata dal Comune nel 1628. Interessante la cifra spesa, che di fatto apre una “metapagina”, (una pagina nella pagina), nel mondo della numismatica antica: ci vollero “225 scudi di 84 bolognini”, 945 lire di bolognini.

Oltre al mercato e alle fiere, fiorirono dopo il Cinquecento una serie di botteghe e, contemporaneamente, si sviluppò anche una forma di commercio, il credito, “motore potente e insostituibile”. Ecco quindi la bottega di Ascanio Belluzzi, “un’apotheca aromataria: tutt’insieme farmacia, spezieria, cereria. Serviva tutta San Marino e anche i castelli circostanti, cittadini e contadini”.

Il Seicento è invece caratterizzato dalla bottega di Cristofano Mancini. “Fuor che le medicine, ci si trova di tutto: cera, spezie,
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grano e olio, ma soprattutto articoli per l’agricoltura, per l’artigianato e la casa, per la caccia. Serve la città e le campagne (.). Interessante l’assortimento dei prodotti per l’agricoltura: ‘buzzi’ e telai per l’allevamento delle api, vetriolo e verderame per la protezione anticrittogamica delle vigne, falci fienaie per prati e stoppie”. Non era l’unica però: tra il 1612 al 1614 secondo gli escatocolli del notaio Lattanzio Valli a Borgo vi sono 16 botteghe. Un numero che già ne 1947 arriverà a 42 unità. Ma Borgo è anche nettare di Bacco. Nel 1744 Agostino Pelacchi conta 29 osterie. Nel Seicento i punti di degustazione e mescita sono ancora rari. Forse troppo, a leggere una bellissima pagina del Consiglio datata 1620 quando a Borgo vi è solamente un’osteria. Un numero “non sufficiente” dato il “concorso di molti mercanti”. Appello, sembra, non colto: una sola se ne trova a Borgo nel 1634. Un fatto che colpì lo stesso Consiglio, che ebbe da scrivere che “non era bene” che ce ne fosse una solamente in quanto “potrebbe portare di guastare i mercati”. Non andò meglio nel 1748: nessuna osteria. In Consiglio venne “riconosciuto necessario che dovesse esservi l’osteria”. Borgo, come emerge leggendo l’opera, ha avuto un ruolo socialmente strategico in passato. Era quello che gli antichi greci chiamavano agorà, la piazza. Qui difatti si potevano trovare “una zappa, un piccone, una falce, un vomere, una sega. La pomata per un bue piagato, il verderame per le viti, li trovi solo qui;
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e qui trovi il rasoio per gli uomini di casa, il pettine d’osso per la moglie, le pillole per la figlia ammalata, pepe e sale per i salumi, le brocche se ti vuoi risuolare le scarpe da solo, i chiodi grossi per fare una porta alla stalla. E se vieni il mercoledì ci trovi la bancarella dei berretti, quelle di suole e scarpe, tessuti e vestiti, ché un paio di scarpe e una zimarra anche un contadino se li può permettere; ci trovi due baiocchi di pesce fritto e la frasca di una cantina dove annaffiarlo”.

Fu anche, ed è una piacevole scoperta, un Castello in cui misero piede molte celebrità: nel 1506 Papa Giulio II giunge con tutto il suo seguito ‘ad Pennas Sancti Marini et in Burgo hospitatus fuit’, nel 1633 Matteo Valli, “segretario della Repubblica”, nel 1664 Sir Philip Skippon, nel 1665 il naturalista inglese John Ray, poi ancora nel 1705 Giammaria Lancisi, protomedico di Papa Clemente X, tra il 1826 1828 Antoine Claude Pasquin detto Valéry,
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bibliotecario alla corte di Carlo X. Infine, è da ricordare Johannes Brahms, il grande musicista che nel 1888 “con uno o più amici” pranza alla “modesta ma ospitale trattoria con camere della famiglia Michetti”.

Borgo però è anche altro. E’, un ottimo esempio di disegno urbanistico risparmiato dalla “medievalizzazione di regime negli anni ’30” e che dialoga con il paesaggio. E che possiede molte perle: il Fontanone, l’albergo Michetti, il teatro Concordia, la chiesa della Consolazione e soprattutto la perfetta fusione tra funzionalità di luogo di fiera e decoro perfino nobiltà delle sue case e piazze, dei suoi lunghi porticati. Quelli che ancora oggi si possono ammirare.

Il progetto

“Storia dei Castelli della Repubblica di San Marino” è un progetto editoriale che intende esplorare la storia del Paese attraverso le comunità che la compongono, sulla falsariga della Local History inglese e di analoghe esperienze italiane.

Responsabile scientifico del progetto è il professor Girolamo Allegretti, accreditato storico del Montefeltro che ha coinvolto nei lavori firme affermate in campo storiografico, autori e ricercatori nell’ottica del più alto rigore scientifico che tuttavia non vuole restituire un testo per soli addetti ai lavori.

Ad arricchire ulteriormente il progetto è il contributo di prestigiosi artisti ai quali viene di volta in volta commissionata un’opera originale che rappresenti il Castello oggetto di studio. Borgo Maggiore ha i colori e la poetica di Lorenzo Mattotti, celebre fumettista e illustratore italiano di Brescia.

Assieme a Igort, Brolli e Carpinteri è tra i fondatori, nel 1983, del gruppo Valvoline.

I primi lavori di Mattotti sono “Il Signor Spartaco” (1982), “Doctor Nefasto” e “Fuochi”. Quest’ultimo lavoro, secondo molti critici, sua opera migliore: si trova già traccia del suo stile essenziale ma estremamente evocativo, che trae ispirazione dalle tavole di José Munoz e Carlos Sampayo. Negli anni ha fornito illustrazioni e copertine a riviste come per esempio “The New Yorker”,
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“Vanity fair”, “Cosmopolitan” e “Le monde”, lavorato nell’animazione per il cinema e curato una pubblicazione insieme a Lou Reed.

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Le particelle elementari ottenute grazie a un macchinario di 1800 tonnellate in grado di sparare un fascio di protoni contro una parete di grafite purissima vanno più veloci della luce. Pensate solo alle possibili applicazioni pratiche!

I neutrini sono arrivati con 60 nanosecondi di anticipo. I ricercatori hanno aperto in vestaglia.

(Se ci sarà da riscrivere la fisica, per favore, si potrebbero evitare tutte quelle formule?)

un tunnel che collega Ginevra col Gran Sasso ha affermato la Gelmini durante il suo intervento a Portobello.

La Gelmini: milioni di euro per la costruzione del tunnel Dunque la Tav era un depistaggio.

Governo in difficoltà. O forse no.

Le vittime di abusi fanno ricorso contro Benedetto XVI. “Ma io sono tranquillo, al massimo possono dirmi che scopo”.

Ragazza olandese chiama l 65.000 volte: arrestata. Ebbene sì, per l occorre che sia ex.

Perse le gambe e un braccio in guerra, ora balla con la moglie. Trottolino amoroso.

morto Enzo Mirigliani. Stavolta la corona va a lui.

Con ci sarà da riscrivere la fisica alle applicazioni pratiche e ricercatori hanno aperto in vestaglia mi sono cappottata!!!

altra anche io ho votato ai blog awards e non ho la più pallida idea di come ho tirato a cavolo per i blog erotici, miglior grafica, cucina ecc. Schiff and Amy Altwarg to Mark Reiland and Sandy Jeanne Beauregard, 127 Chestnut Hill Loop,
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Toglietemi tutto non i miei tacchi alti. Per molte donne, ormai dalle più giovani fino all’età avanzata, il tacco è sinonimo di femminilità, e fa parte di se, immancabilmente, pur cambiando lo stile, pur cambiando la stagione. Lo dimostrano le vendite, che sembrano non aver, in questo campo, risentito piu di tanto della crisi, con donne letteralmente scatenate nel periodo di saldi a caccia del centimetro in più, del modello piu esclusivo, senza troppo pensare all’euro in più. Decolletè, stivali, sandali, francesine. Tutto porta rigorosamente dai 10 centimetri in su. Quest’anno con punte che sfiorano, con gli aiuti di ampi plateau i 20. E sembra che a frenare le amanti del tacco, per i quali in Russia si è anche inventata una gara o in America si è inventata una ginnastica da fare in tacchi alti, non ci siano nemmeno i risultati di una ricerca medica: tacchi alti, piede piatto. A mettere in guardia le fashion victim sull rischio delle vertiginose è uno studio inglese, che aggiunge una voce alla già nutrita lista dei possibili danni da stiletto: usura e deformazione di anche, femori e ginocchia, nonchè osteoartrite, problemi alla schiena, dita a martello, alluce valgo e calli. I tacchi alti non sostengono il piede in modo appropriato, quindi i tendini si indeboliscono e possono cedere, avvertono Graham Riley e colleghi della University of East Anglia sulla rivista of the Rheumatic Diseases Gli stiletti, inoltre, alterano la postura e aumentano la pressione sulla parte che separa le dita dalla volta plantare. Risultato: l naturale che arriva al tallone si e il piede si appiattisce, con un effetto brutto a vedersi e fonte di ulteriori dolori. Ma insieme alla cattiva notizia ce n anche una buona: all c un farmaco per il piede piatto, una futura terapia che funzionerebbe contrastando alcune proteine nemiche dei tendini. Secondo gli studiosi britannici, il rischio piede piatto da tacchi alti aumenta soprattutto se l di su scarpe da capogiro è quotidiana, e se magari per lavoro chi le porta è anche costretta a stare in piedi molte ore. La teoria contribuirebbe dunque a spiegare perchè il è più comune fra le donne, specie le over 40. Oggi per alleviare i fastidi causati dal piede piatto si utilizzano particolari solette o supporti da inserire nelle scarpe. In certi casi più gravi, poi, i pazienti si sottopongono a intervento chirurgico per farsi il piede. Ma ora lo studio inglese apre la strada a una possibile terapia farmacologica. Il presupposto è che a indebolire i tendini del piede, l plantare, contribuiscono particolari enzimi che, in caso di alterata attività, bersagliano i di collegamento fra ossa e muscoli. Utilizzando queste proteine come target sono convinti gli scienziati si potrà sviluppare un farmaco ad hoc. Gli studiosi precisano che prima di arrivare a un medicinale per il piede piatto ci vorrà almeno un decennio. Potrebbero invece essere più vicine terapie per altri disturbi diffusi, come ad esempio l al tendine d che provoca dolori al calcagno. Anche in questo tipo di problemi, infatti, sono coinvolti gli enzimi del piede piatto. disturbi ai piedi sono una causa importante, e non abbastanza considerata, di dolore e disabilità negli anziani sottolinea Alan Silman, direttore medico della charity Arthtritis Research Uk, citato dai media britannici.

Abbiamo sentito diverse donne che, per gusto o per lavoro, di età e professioni diverse, hanno a che farci. E che giudicano diversamente. Ma in ognuna c un grande amore per questo strumento doloroso quanto affascinante.

A farci un quadro molto preciso della situazione è Shari Fontani, attrice, modella e stilista. “La donna in un tacco non soffre. Si adegua al fastidio iniziale ed è il piede che si adatta, non la scarpa. Scegliamo la scarpa da indossare, e di conseguenza la nostra testa, si mette in moto da creare una struttura ed un portamento del corpo in modo da sostenersi bene su un diversa. Ogni tacco ha la sua altezza e forma in base all e alle ore del giorno. Ad esempio al mattino una donna con tacco 12 starebbe scomoda e sarebbe ridicola. Ed ovviamente anche all’età: bambine e anziane con tacco 12?? ma non ci prendiamo in giro! Ogni cosa a suo tempo e la scarpa è un grande rivelatore della personalità della donna. Va bene essere cool, ma per tutto ci sono delle regole da rispettare, soprattutto nella moda se si vuol essere guardate di buon occhio.” Shari, sia per lavoro che per gusto personale è molto legata alle scarpe, che varia da occasione ad occasione. “Avrò un centinaio di scarpe più o meno e solo 3 basse da passeggio e una decina di scarpe eleganti senza tacco. Sono quelle che indosso quando devo stare per giornate intere fuori e viaggiare tra una città e un Poi parto con le varie altezze dal tacco 7 al 15. Con il 7 giro per uffici, banche, colloqui. Ti danno una salda stabilità e ti rendono un po più concreta nel presentarti esteticamente davanti a persone sconosciute. Mentre dal10 in su li indosso a partire dall rendono le gambe della donna sexy. Attente però a non cadere sul volgare, ma soprattutto, ad imparare a camminarci sopra, perchè non c cosa più brutta di vedere una donna che pur avendo scarpe bellissime e costosissime, non sa portarle. Perchè è il corpo che si adatta, non la scarpa!

Personalmente mi affeziono ad ogni tipo di scarpa. che siano più o meno costose perchè ci collego stati d e periodi. Una maglietta vecchia si butta, le scarpe no! Ho scarpe nell che conservo semplicemente per ricordarmi tutta la strada che ho fatto per arrivare fino a qua.” Discorso a se stante, per concludere, come segnalato un po’ da tutte e nostre intervistate, il capitolo stivali. “Lo stivale deve essere rigorosamente sotto al ginocchio, conclude la giovane stilista, attrice e modella toscana. Va bene la trasgressione, e lo stivale è un elemento molto imponente, ma ci vuole anche classe. Per il tacco dello stivale dipende anche esso dalla situazione e dal periodo della giornata. mattina basso, pomeriggio tacco alto e sera tacco a spillo o tacco largo, ovviamente in base all Ah, non scherziamo sui materiali: pelle!!!! vera pelle!!!”

“Io sono per scarpe rigorosamente con tacco alto, ci spiega una hostess attrice fiorentina, amante del genere. Quelle di Christian Loboutin sono una vera passione. Quest ci dice spiegandoci le tendenze in vigore, vanno le decolletè con plateau alto, tacco altissimo, stivali con tacco alti fino alla coscia. Indifferente il materiale, meglio il camoscio per stivali e pelle in vernice per decolletè, ma certo tacco alto sempre, nero, beige, rosso basta che il tacco sia almeno 12, ma per le serate speciali anche 15. Per i prezzi, senza arrivare alle grandi firme, per le quale si superano anche i mille euro, in periodi di Sali si compra bene, specialmente negli outlet, con decolletè belle introno ai 60 euro e stivali intorno agli ottanta. In quest’inverno l’unica eccezione che mi concedo sono gli stivali bassi per il giorno che vanno bene con sotto dei leggins.” Una moda che coinvolge come detto tutte le età. “Generalizzando, ci dice, le ragazzine portano scarpe basse, solitamente all star colorate, ma dai 25 in su circa scarpe con tacco. E quando sei davanti ad un paio di tacchi niente ti ferma. Ultimamente ho comprato molte paia di scarpe e stivali: stivali di camoscio con pelo grigi, altri alti fino alla coscia neri camoscio con borchie, decolletè con plateau nere in vernice e di camoscio nero con Swarowsky. Ah, un paio di francesine grigie. Ovviamente con tacco alto.”

“Beh, effettivamente ti trovi davanti ad un bivio, le fa eco una quasi ventenne modella fiorentina: tacchi o salute????? Oggi rispondo tacchi, non potrei farne a meno, è un qualcosa che fa parte di me, che mi fa sentire donna, che mi fa sentire a mio agio. Posso tenerli ore, giorni, mesi addosso, con ogni clima. Possono farmi male, li maledico per un attimo, ma il secondo dopo li ho già perdonati! E quindi preferisco vivere così, per ora agli “effetti collaterali” non penso.”

Quindi quasi una mania per i tacchi alti. “Ogni volta che esco, riprende, almeno un paio di scarpe è mio, in particolare le decolletè. Fino a qualche anno fa usavo al massimo il tacco 10, adesso il minimo è 12 cm. Aperte davanti, chiuse, di camoscio, di pelle, di vernice lucida, nere, bianche, con i brillantini. Discorso diverso per gli stivali che arrivano al ginocchio. Sono belli ma non me li vedo addosso e durante il giorno uso o il mezzo tacco, o stivali bassi di pelle da abbinarli con qualche vestitino. Prima li usavo anche di sera, con il tacco alto, ma adesso ho cambiato un po’ stile, quindi, non li metto più.”

Comunque sempre rigorosamente tacchi?. “Si riprende la giovane modella. Tacco in primis: la sera sono d Di giorno li alterno con un mezzo tacco magari, o con uno stivale abbastanza basso. Tutto dipende dal genere che si preferisce, non dipende all’età: io ad esempio ho cominciato a portare i tacchi a 15 anni, e da lì non li ho più lasciati.”

Cerca la comodità, specialmente a scuola, una giovane maturanda fiorentina, pur non disdegnando i tacchi in determinate occasioni. “Secondo me, al di la che se ne dica alle donne in generale piace portare i tacchi per poco tempo e soffrendo non troppo, anche se molte poi lo fanno.

Credo che i tacchi siano da portare in determinate occasioni, perchè indubbiamente fanno delle belle gambe. E non credo sia una questione di età, quanto di carattere. A scuola, ovviamente, vanno un sacco le scarpe da ginnastica e le ballerine quando ha cominciato a fare caldo, del resto in tacchi non ci si può stare. Io avrò circa nove paia di scarpe di cui quattro o cinque col tacco, anche fino a12 centimetri. Quest’inverno ho preso un paio di decolletè ed uno di stivali bassi. Stivali che mi piacciono, e che in genere porto bassi, camosciati e sotto il ginocchio, ma a volte anche eleganti da sera. Le scarpe che preferisco sono dei sandali bassi, comodi e mi lasciano il piede libero, quelle piu care, un paio di stivali neri, col tacco abbastanza alto.”

Un’opinione diversa ce la da una quasi trentenne commessa in un negozio di scarpe, che quindi ha la doppia visione di ciò che va di piu tra i clienti ed il gusto personale e la necessità di stare al pubblico soffrire troppo. “L di quest è il plateau. Per quanto mi riguarda fino a qualche anno fa li portavo molto spesso, la sera quasi sempre (e che mal di piedi esistono scarpe alte comode,dopo qualche ore i piedi ti fanno sempre male!). Ora li porto un po’ meno, anche perchè ho capito che davvero è una questione di salute, quando devi stare ogni giorno in piedi 8 ore ci pensi bene.” Discorso a parte per gli stivali. “Io odoro gli stivali, anche bassi li porto sempre e si portano un po’ con tutto. Ma ne ho anche col tacco: lo stivale col tacco piace davvero tanto e ora le ragazze li portano anche in estate. Sia alti, sia in pelle, che preferisco, che camoscio e i colori che vanno quest sono il classico nero e va molto anche il color fango. Lo stivale sotto al ginocchio è il modello che va per la maggiore, ma quest ci sono anche quelli da tenere un pò più calati e morbidi, poi ci sono quelli a tronchetto che piacciono molto di solito. Quelli più alti che porto saranno 12 cm con plateau. Ne ho veramente tanti, ma per una donna le scarpe non sono mai abbastanza.”

Appassionata di scarpe anche una giovanissima studentessa universitaria, anche lei a qualche sacrificio. “I tacchi, a parer mio, sono uno dei simboli della femminilità, e per raggiungerla quasi ogni donna è disposta a soffrire almeno un po Per questo io stessa, nonostante le conseguenze dolorose che possono provocare, non rinuncerei mai ad un bel paio di scarpe alte, neanche se me lo proibissero i dottori! Ovviamente è impossibile indossare tacchi tutti i giorni e per tutto il giorno! A meno che qualche donna non abbia esigenze lavorative, credo che ognuna di noi preferisca comunque un bel paio di scarpe da ginnastica, o perlomeno scarpe più comode. Per questo, personalmente, indosso i tacchi solo in particolari occasioni o serate. E sicuramente ogni vetrina che esponga scarpe è degna della mia completa attenzione! Questo perchè le scarpe sono una vera e propria per quasi tutte le donne che sono catturate generalmente da ogni tipo di scarpe, dal tacco 15 alle ballerine. Sono sicura, però, che i gusti sulle scarpe siano dettati dal carattere: conosco persone che possiedono decine di scarpe e ne fanno un uso regolare, altre che considerano il tacco un oggetto in più, e altre a cui invece, delle scarpe, non importa proprio niente! E molto importante la personalità della donna, che spesso si capisce proprio dalle scarpe! Ovviamente (e anche giustamente) anche l influisce molto, a 15 anni magari non indossi gli stessi tacchi che indosserai a 25 nè tantomeno quelli che indosserai a50.”Cosa che condiziona anceh le sue scelte personali. “Possiedo tante paia di scarpe, stivali, tacchi e ballerine, anche se forse i più numerosi sono gli stivali che posso usare ogni giorno. Però amo moltissimo i tacchi, che devono essere rigorosamente alti e con molto plateau. Quest ho acquistato un paio di stivali bassi e ho ricevuto in regalo un paio di decolletè con tacchi altissimi, e bellissimi, che sono il paio che preferisco e piu caro che ho. Anche se, generalmente, ho molto a cuore tutte le mie Le scarpe che sogno un giorno di potermi comprare?! Un bel paio di Christian Louboutin! Di tacchi 12 15 cm ne ho abbastanza, sia le classiche decolletè, ma d anche sandali. Gli stivali che uso sono quelli bassi o comunque poco rialzati, il materiale che preferisco è il camoscio e l è indifferente anche se solitamente mi colpiscono di più quelli che arrivano all al ginocchio. Gli stivali che ho io riesco ad usarli in ogni occasione, sia il giorno sia la sera sia per le serate in discoteca.”

Diversamente la pensa una modella lombarda non ancora trenenne, per cui i tacchi sono principalmente “strumento di lavoro”, ma che predilige la comodità. “Io nel mio tempo libero o per andare a fare la spesa cerco di vestire comoda jeans e scarpe basse, mentre se devo uscire la sera o per lavorare uso i tacchi. Se si può evitare proprio per far riposare i piedi perchè dopo molte ore sui tacchi si sente un pò di pesantezza, evito. Io amo le scarpe e ne ho parecchie. Uso i classici anfibi bassi di giorno, o le hogan e la sera stivaletto con tacco 12, o scarpa nera tacco 12 con plateau davanti che aiuta a sentir meno il peso del tacco. C’è anche chi usa altezze di tacco superiori ma a me il troppo esagerato non piace quindi, preferisco massimo 12.”

Praticità ma anche moda per una giovane ragazza bergamasca, che distingue bene tra la praticità di tutti i giorni e le occasioni speciali. “Una donna riesce a sopportare il di piedi solo se la situazione è veramente particolare o se ha un obiettivo specifico. Se devo fare serata con amiche resisto, quando devo stare in piedi 10 ore per una fiera inizio già a sbuffare appena mi alzo dal letto la mattina. D’altronde la scarpa è l che guardo in primis. E le scarpe con il tacco sono fantastiche, rendono il piede molto elegante ed modificano la fisionomia di tutto il corpo. Ci sono scarpe per ogni età ed ogni età ha la sua scarpa. Quest’anno questo si è visto molto con gli stivali che sono stati visti in diverse forme, materiali. Quest’anno meno quelli sopra il ginocchio molto di piu quelli bassi da motociclista,con borchie.” E se va ad analizzare i propri gusti “avrò una cinquantina di scarpe, un buon 60% di tacchi alti, decoltè, stivaletti e sandali. Gli stivali sono i miei preferiti. Tacco generalmente 10 12 cm. Non sopporto le ballerine infatti non ne ho. Se devo pensare ad una scarpa bassa e comoda mi viene in mente una bella ciabattina o un bel sandaletto. I tacchi li porto al massimo per 4 ore, dopo urge il bisogno di fare un cambio. Infatti anche quest’anno ho preso uno stivale basso stile militare nero, uno stivale di camoscio morbido e poi decolte grigie, rosse e stivaletti neri. Ma gli stivali restano la mia passione: sia bassi che con il tacco, anche perche in genere il tacco degli stivali che preferisco è molto largo quindi comodo anche per andare a raggiungere gli scaffali piu alti quando si va a fare la spesa. pelle o camoscio in genere. sotto il ginocchio. Di solito lo stivale è sportivo e comodo. Per la sera basta cercare uno stivale con tacco con un laccetto particolare o qualcosa del genere, che lo rende l giusto per la serata.

Per la praticità una giovane studentessa e lavoratrice in un negozio di articoli, e quindi scarpe, sportive. “Le scarpe mi piacciono, ma sono fuori da ogni modaiolo cioè non sono fissata con le marche e non mi interessa avere la scarpa di ultima moda o tendenza. Mi piacciono tantissimo gli stivali, quelli bassi che porto sempre con i jeans o un vestito e anche quando vado a ballare preferisco molto di più lo stivale al tacco mi piace ballare e con i tacchi mi fanno male i piedi!!!” Quindi praticità parola d’ordine. Ed è vero che una donna vestita in maniera elegante e con il tacco acquista sicuramente molta femminilità e a volte il prezzo della scomodità si è disposti a pagarlo! Io molto poco, e mi è capitato di uscire di casa con i tacchi ma in mano avevo la borsa con le scarpe di ricambio. Vedo tantissime donne, anche dove lavoro, con tacchi intorno ai12 centimetri, io non ne ho così alti, ma la moda quest’anno è questa. E credo che per ogni momento ci sia il suo abbigliamento e la sua scarpa: se non serve per lavoro, alle quattro del pomeriggio, il tacco alto si può anche evitare.”

Tutta pro comodità una giovane, impegnata in un’azienda di moda e che ha fatto anche la hostess in alcune manifestazioni. “Io non li metto e sono disposta a soffrire zero, per me prima di tutto conta la comodità. Se poi c un particolare, magari la sera, allora si il tacco lo metto, ma capiterà una volta ogni 2 3 mesi. Sicuramente non tacchi in generale, li metto in determinate occasioni ma è rarissimo ma capisco sia una cosa molto personale. Questo pur sapendo che slanciano la figura, ti costringono a stare dritta migliorando quindi la postura e poi le scarpe col tacco rifiniscono un vestito. Io compro spesso scarpe, anche col tacco (anche se poi non le metto). Credo che ci siano scarpe che possono essere portate a tutte le età, altre no. Tipo le scarpe da ginnastica, i mocassini, le ballerine possono essere portate a tutte le età, se poi si comincia a parlare di un tacco 12 con magari3 cmdi plateau, forse sono scarpe che vanno bene per le 20 30enni. Quest’anno ho visto andare molto anfibi e stivali stile motociclista, quindi, a me piacciono.” Quali però i tuoi gusti personali? “Di scarpe ne ho parecchie, anche se alcune mai messe, o messe una sola volta. Circa una 80ina, col tacco saranno forse una 15ina. Le scarpe mi piacciono tutte, mi piacciono molto gli stivali, sopratutto quelli senza tacco perchè li metto spesso, ma anche quelle col tacco. E la scelta è non per le mezze misure: o niente tacchi o tacchi alti, 10 12. Quest’anno, oltre ad un paio di scarpe da ginnastica da portare tutti i giorni, ho comprato quattro paia di stivali: un paio in pelle, color testa di moro, tacco di 3 4 cmsotto al ginocchio, con la punta tonda; poi un altro nero, sotto al ginocchio, in pelle, e avrà 7 8 cmdi tacco; un altro paio nero, in pelle, altezza al polpaccio, senza tacco con la punta tonda, che sono il mio paio preferito, e poi un paio di anfibi neri in pelle. In generale l metto quasi esclusivamente stivali per la sera ho sempre messo o stivali bassi oppure scarpe col tacco là dove era necessario. Tra cui quelli piu costosi che ho, gli ugg, la mia spesa maggiore,
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da 250 euro.”

Discorso su quella che è la filosofia del tacco alto con una laureanda mugellana. “Secondo me le donne, soprattutto le ragazze, sono disposte a soffrire atroci mal di piedi pur di portare un paio di scarpe, forse le donne più grandi, sia per facoltà di spesa diversa, sia perchè hanno un modo di pensare diverso, raggiungono un compromesso tra bellezza e benestare. Arriva

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Nota della Redazione. Il nostro amico Antonio Molentino ha inteso rispondere, da quel giurista che è, ad un articolo di Mannoni, giornalista RAI, già entrato nella cronaca di questo sito per la sua faziosità. Quello che scrive Mannoni è la sua visione, da interista, delle ultime vicende. Certamente denota poca conoscenza del dettato costituzionale, e su questo gli risponde Antonio, come una scarsa lucidità nell’analizzare i fatti quando riguardano l’Inter: come può scrivere ironicamente “Avete visto? Adesso gli arbitri aiutano l’Inter” e sperare di trovare solidarietà se non da altri interisti che non hanno la TV o altrettanto faziosi? Ma lasciamo spazio alla lettera aperta dell’avvocato Molentino ed all’articolo del Mannoni.

Gentile dott. Mannoni,

ho avuto modo di leggere un suo pregiatissimo articolo, sul Giornale ” VENEZIA”, dal titolo “E’ giunta l’ora della vendetta di Calciopoli”. Chiariamo subito un’aspetto: sono tifoso della Juventus e conseguentemente, afflitto da quello virus chiamato comunemente TIFO. In questo credo, sommessamente, di essere persona simile a lei.

E’ ben nota, infatti, la sua passione per l’INTER BRAND srl. Passione che la porta, utilizzando la notorietà conferitaLE dal servizio pubblico (RAI), a scrivere articoli a sostegno di questo nuovo sodalizio calcistico ben noto a tutti per l’ossequiosa osservanza di valori fondamentali quali l’ONESTA’ ed il RISPETTO delle regole sportive e finanziare.

Il sottoscritto, al contrario, appartiene alla categoria dei disonesti ed ha in comune con lei solo il suddetto VIRUS.

Chiarito, pertanto, che mai oserei paragonarmi a persone del suo rango e dallo spiccato senso del dovere, vorrei sottolineare che non ho mai nutrito la speranza che un giorno si sarebbe potuta materializzare l’occasione della vendetta per poter gridare : “Avete visto l’INTER ruba quindi nulla è cambiato. Oggi posso rialzare la testa!!!”.

Dottor MANNONI mi dispiace non ho mai nutrito e non nutro, ancora oggi,
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alcuna speranza di nessun genere.

Ho smesso di nutrire speranze nel mio PAESE tanto tempo fa.

Mi hanno, infatti, insegnato nelle Aulee Universitarie alcuni principi e mi hanno, anche, detto che erano inviolabili per tutti.

Le elenco, per mero scrupolo, pertanto, alcuni di essi:

Tutti i cittadini hanno diritto ad essere giudicati da un giudice terzo e precostituito per legge;

Tutti i cittadini hanno diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero;

Tutti i cittadini devono pagare le tasse;

La vita privata e la sua riservatezza sono inviolabili;

Le indagini processuali devono svolgersi nella massima riservatezza;

I giornalisti hanno il dovere di rispettare, nell’esercizio della loro professione, i principi sanciti nella Carta Costituzionale a tutela della sfera privata di ogni singolo essere umano;

L’Italia è uno Stato di Diritto;

L’Italia è uno stato Garantista.

Lei ritiene, orbene, che un cittadino italiano, ai giorni nostri, possa nutrire una qualche forma di speranza quando in un aula universitaria insegnano alcune cose e nella realtà si verifica l’esatto contrario?

Io, purtroppo, ritengo che ciò non sia possibile.

Quale speranza può nutrire un cittadino che vede la sua Squadra retrocedere in serie B grazie all’operato di un giudice terzo ed imparziale quale è stato il Chiarissimo Prof. Guido Rossi?

Quale speranza può nutrire un cittadino italiano che viene a conoscere il verdetto del più grande TRIBUNALE della storia moderna, riunitosi nell’aula più democratica degli ultimi secoli paragonabile solo a Place de la Concorde, dalle pagine di un Giornale color rosa 24 ore prima della pubblicazione del verdetto stesso?

Per non parlare infine della più grande invenzione giurisprudenziale da quando esiste l’uomo: “E’ concettualmente ammissibile ottenere un vantaggio in classifica senza alterare il risultato delle singole partite”. Credo che di fronte a cotanta nobiltà ed arguzia nell’argomentare sia necessario togliersi il cappello: CALAMANDREI, non vi è dubbio alcuno, avrebbe plaudito estasiato per ore.

Le chiedo, quindi ,
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scusa per tutti coloro che hanno osato mettere in dubbio la legittimità dei successi del nuovo sodalizio calcistico da lei tanto amato. Ed approfitto per chiedere scusa, a nome di tutti i disonesti, ad altri giornalisti italiani che mai hanno alzato la voce in Tv e si sono sempre distinti per l’ equidistanza e la correttezza delle loro affermazioni. Chiedo, pertanto, scusa a: ELIO CORNO, Maurizio Mosca, Paolo Ziliani, Biscardi, Piccinini, Varriale, Riccardo Luna, Ruggero Palombo e soprattutto alla persona più integerrima del panorama giornalistico italiano, Candido Cannavò. Mi perdoni se dimentico altri personaggi onesti del panorama giornalistico italiano.

La saluto dottor MANNONI e forza INTER BRAND!

di Maurizio Mannoni

Li aspettavo. E puntualmente sono arrivati. Lo sapevo che erano lì in agguato, che stavano attendendo trepidanti da mesi. Che avevano preparato con cura tutte le loro armi, che si erano passati parola, milioni come sono in tutta Italia. Che avevano con cura pazienza tessuto nuove alleanze. Che non avevano dimenticato niente, non una parola, non un gesto.

Hanno pazientato per poco più di un anno. Perché il loro obiettivo era uno e uno solo: la vendetta. Una vendetta da consumarsi nell’unico modo possibile: rivoltando contro i loro avversari le accuse che avevano determinato la loro condanna. E ora l’occasione è arrivata. Ancor prima del previsto.

Neppure loro, nei lunghi giorni tormentati dal demone del rancore, avevano sperato che la vendetta potesse arrivare così presto. Si, è vero, lo scorso anno avevano potuto ironizzare, denigrare, sminuire una vittoria giudicata dimezzata, di cartapesta. Avevano potuto rialzare la testa, togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Ma era poca cosa: lo sfizio di una giornata, di una trasmissione tv,
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magari una di quelle condotte da uno dei vecchi amici, uno di quelli che non hanno voltato le spalle.

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La malattia venosa cronica agli arti inferiori

Tale definizione comprende quadri patologici che sono : le varici, la trombosi venosa, la sindrome post trombotica. Tali patologie se non diagnosticate, o meglio sottovalutate nella loro progressione, possono complicarsi con la comparsa di lesione cutanea o meglio dell’ulcera venosa o cosiddetta “ulcera flebostatica”, per distinguerla dalle ulcere da altre cause. L’ulcera venosa di solito si localizza a livello perimalleolare (zona della caviglia), ed è preceduta da una alterazione del colore della cute (discromia).

Le varici sono di fatto delle vene superficiali dilatate e dal decorso tortuoso. Il paziente di solito le riscontra al tatto a livello di coscia o di gamba come la presenza di un rilievo serpiginoso, di solito non dolente.

La compare perché vi sono delle alterazioni della parete venosa e della struttura e della funzione delle valvole venose. Le donne risultano più colpite degli uomini, e le persone che ne sono affette,
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hanno spesso familiari ugualmente con varici. Queste sono le cosiddette varici primitive. Vi sono comunque alcune condizioni che possono favorire l’insorgenza delle varici: prima fra tutte l’obesità, l’abbigliamento costrittivo, la stipsi, la gravidanza, la sedentarietà, il tipo di lavoro che obbliga una persona a stare in piedi per molte ore. La predisposizione familiare ha un ruolo determinante: infatti per esempio, non tutti i barman o i parrucchieri (che passano molte ore della giornata in piedi e piuttosto fermi) sviluppano le varici; la condizione favorente deve aggiungersi ad una predisposizione familiare.

Che sintomi riferisce una persona con varici?

Di solito nelle fasi iniziali della malattia, quando le varici non sono molto pronunciate il sintomo più frequente è il senso di peso,
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di stanchezza, che risulta più spiccato alla fine della giornata lavorativa; infatti al risveglio tali sintomi sono assenti. Quando le varici sono più evidenti può aggiungersi ai sintomi precedenti, l’edema, il gonfiore alle caviglie che man mano può interessare anche le gambe. Anche l’edema, di solito più evidente a fine giornata, risulta spesso assente al risveglio. Il gonfiore alle caviglie può rappresentare per anni l’unico segno clinico per ciò che riguarda la malattia varicosa. Ma dopo un tempo variabile in molti pazienti può presentarsi un altro segno clinico molto importante: la colorazione scura delle cute, sempre nella zona della caviglia. Questo segno, che di per sé rappresenta un peggioramento della malattia,
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può anticipare un’altra complicanza temibile: l’ulcera flebostatica. La comparsa di un’ulcera pone in essere una serie di provvedimenti terapeutici all’atto del suo riscontro e un programma di prevenzione della sua ricomparsa (il 50% circa delle ulcere guarite si riformano entro due anni).

La diagnosi delle varici

Si tratta di una diagnosi essenzialmente clinica, perché il paziente presenta sulla coscia e sulla gamba (ad un arto o ad entrambi gli arti) dei rilievi serpiginosi sottocutanei non dolenti alla palpazione, che scompaiono con la pressione di un dito su di essi. A volte la comparsa delle varici possono essere una conseguenza di una trombosi delle vene profonde: in questo caso le varici si definiscono secondarie. Successivamente alla visita è comunque utile eseguire un ecocolor doppler delle vene degli arti inferiori, che oggi rappresenta l’esame più indicato, per avere informazioni precise circa le vene malate, per vedere se vi sono trombi nelle vene, per sapere se le vene profonde sono sane.

La terapia delle varici è spesso una terapia integrata tra terapia medica e terapia chirurgica. Non bisogna pensare che la terapia chirurgica sia sempre una terapia risolutiva definitiva. La malattia varicosa è frequentemente una malattia recidivante; cioè si ripresenta dopo che è stata effettuata una terapia chirurgica tradizionale (che consiste nell’ asportare le vene malate), o una terapia cosiddetta endovascolare con il LASER,
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perché nel tempo si possono ammalare delle vene che all’atto della procedura si presentavano sane. Per tali considerazioni è importante innanzitutto la prevenzione, mettere in atto alcuni cambiamenti dello stile di vita: dimagrire, indossare un abbigliamento non costrittivo (la panciera è assolutamente da evitare), usare scarpe comode, combattere la stipsi, uso di collant a compressione graduata per le persone che stazionano per lunghi periodi in piedi, e durante la gravidanza.

Quando le varici sono state diagnosticate la terapia medica non farmacologica consiste fondamentalmente nell’elastocompressione: cioè l’uso di calzini, collant, a compressione graduata. Vi sono vari gradi di compressione,
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e la compressione da utilizzare è prescritta unicamente dal medico che ha in cura il paziente. L’uso di una calza a compressione graduata, permette di ridurre il calibro della vena e contenere la progressiva dilatazione della vena e permettere così di ridurre la sua incontinenza e di alleviare i sintomi riferiti dal paziente così come ridurre il gonfiore e prevenire la comparsa delle complicanze (l’alterazione del colore della cute e l’ulcera).

La terapia con farmaci ha lo scopo di evitare la formazioni di trombi nelle vene varicose attraverso l’uso di sostanze con “azione antitrombotica”. L’uso di sostanze di origine vegetale (estratte da frutti e piante) che hanno lo scopo di ridurre la sintomatologia perché agiscono sulle cause che la determinano. E’ importante che il paziente effettui una terapia combinata: solo l’impiego di una terapia elastocompressiva associata ad una terapia farmacologica può risultare efficace nel ridurre i sintomi, rallentare l’aggravamento della malattia ed evitare le complicanze.

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Secondo Confesercenti sono almeno ottomila nel cuore della città. Scarpe, borse, piumini contraffatti in vendita sui marciapiedi

E una battaglia persa: gli abusivi sono dapperttutto, sono più forti, e soprattutto non li ferma nessuno. I commercianti denunciano, manifestano, si indignano. Il Campidoglio fa spallucce. Sarebbero oltre ventimila tra Roma e provincia. Ottomila solo nel cuore della Capitale. Con finte borse Michael Kors o falsi foulard Burberry, con selfie stick o cover, biancheria, occhiali o cerchietti, dal centro alla periferia i venditori abusivi continuano a essere uno dei grandi problemi della città. D’estate, d’inverno, sotto Natale e soprattutto nei giorni dei saldi da oggi e fino al 15 febbraio , quando chi è alla ricerca degli affari della stagione affolla le grandi vie dello shopping capitolino. A via del Corso, via Nazionale, via Condotti e via del Babuino basta che i vigili abbassino un attimo la guardia che i venditori abusivi, quasi tutti stranieri, tirino fuori uno scatolone o un lenzuolo ed espongano la merce alla meno peggio. Alla prima avvisaglia di pericolo, chiudono tutto piegando in due il cartone o stringendo gli angoli del lenzuolo. A viale Marconi, nell’XI municipio, i residenti lamentano da mesi l’assenza totale di controlli. Gli abusivi, qui per lo più africani, vendono pochette Prada, Louis Vuitton e borse Fendi: tutte imitazioni, come anche le scarpe Nike, Hogan e i piumini Moncler. E occupano più della metà del marciapiede. Sul viale ci sono decine e decine d’abusivi, lo sappiamo spiega Gianluca Martone, capogruppo M5S dell’XI municipio . C’è molto da lavorare e già abbiamo riunito diverse commissioni sul tema. I vigili ci dicono che non hanno risorse sufficienti per controllare adeguatamente una zona così vasta. Troveremo una soluzione, ma tutto sta nel capire dove gli abusivi si riforniscono .

L’assenza di controlli adeguati e l’aumento delle persone che acquistano prodotti contraffatti sono due facce dello stesso problema, spiega Massimiliano De Toma, presidente di Federmoda Confcommercio Lazio. Secondo un’indagine di Confcommercio nel corso del 2016 il 26% dei consumatori della regione “ha acquistato almeno una volta prodotti contraffatti o ha utilizzato un qualche genere di servizio offerto da un soggetto che non era autorizzato a erogarlo”. E la percentuale sale al 31,1% se ci riferisce solo a Roma: il 45,3% ha acquistato prodotti d’abbigliamento, il 28,9 di pelletteria, percentuale al pari con prodotti alimentari. Poco sotto, al 25,5% ci sono videogiochi e cd e, col 24,9%, orologi, gioielli e occhiali. Non mancano poi scarpe, prodotti d’elettronica, giocattoli e addirittura farmaci.

Il problema si ripete anche nei mercati rionali, a viale Libia e viale Somalia, ad Anagnina. Ma anche a Prati, in via Cola di Rienzo, via Candia, viale Giulio Cesare, via Ottaviano. Nel municipio II la situazione è gravissima spiega Andrea Alemanni, assessore Pd al Commercio ci siamo riuniti con vigili e questura per aumentare controlli e sanzioni. Vogliamo eliminare dal territorio le bancarelle con licenza: generano flusso e quindi attirano anche gli abusivi. Le strade più problematiche? Viale Regina Elena, piazzale Flaminio, vialeSomalia e via Ravenna . Oltre ai finti pre saldi dice Valter Giammaria, presidente Confesercenti Roma , un’altra grave piaga è l’esercito di abusivi, ottomila solo nel cuore della città, che sottraggono miliardi di euro alle casse dello stato e ovviamente dei negozi. Che già devono fare i conti con la crisi economica: nel 2016, secondo Confesercenti, sono state oltre mille le chiusure del settore moda tra Roma e provincia.
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08:30 Plateau, wedges, brogues, e lace up: di cosa si tratta? Forse una formula magica? Quasi: è formula dei desideri di ogni donna, ovvero i trend di stagione targati 2011 2012 in fatto di calzature. Questa nuova stagione modaiola si presenta infatti in bilico su tacchi astronomici, ricca di glamour e voglia di apparire. Si perché, mai come ora va in scena l’opulenza, il lusso dell’apparire, anche a piccoli prezzi.

svettare su gambe chilometriche, si conferma l’obbligo di munirsi di plateau da capogiro, che grazie alla suola rialzata facilitano i movimenti e allo stesso tempo permettono di raggiungere vette di anche 15 centimetri di tacco. Le scarpe di questo tipo, slanciano la siluette, che in questo modo viene ridisegnata donando un aspetto più armonico alla figura. Le più desiderate? Le classiche Tribtoo di Yves Saint Laurent, che per questa stagione le propone in suede e vernice a contrasto di un misterioso grigio fumo.

all’insegna della sensualità, quest’inverno ci porta un grande ritorno: gli stilettos. Da qualche anno parcheggiati là, nel paradiso dell’eleganza, tornano a stupirci con nuovi dettagli giocosi, come pelliccia, vernice e tinte forti. A riportare in auge le classiche scarpe a punta con tacco alto e sottile, ovviamente il genio di Manolo Blahnik, che per le nuove linee si è lasciato ispirare da grandi donne come Anna Karenina, e geni dell’arte come Salvador Dalì.

l’asse verso modelli più confortevoli e adatti a tutti gli stili di vita, e soprattutto a tutte le tasche, la moda ci ricorda che la “famiglia reale” di stagione è formata dagli stivali: alti fin sopra il ginocchio, di pelle scamosciata come quelli di Gucci, portabili con leggins, jeans ma anche romantici abitini. Sul trono anche gli ankle boots, letteralmente “stivali alla caviglia”, meglio se con plateau o zeppa, le famose wedges, e in stile anni ’80, con rivestimento interno di pelo e risvolto come i mitici polacchini di un tempo.

grande tendenza anche lo stile lace up, che prevede stivali, brogues e decoltée con lacci. Al primo posto troviamo gli stivali stringati come quelli proposti da Marc Jacobs, o i super cool Lita di Jeffrey Campbell, considerati oggetto di culto da milioni di fashion blogger, e non, in tutto il mondo. Altro caposaldo di questa tendenza le deliziose brogues, o francesine, scarpe classiche dal taglio maschile che giocano a fare le frivole, vestendosi di pizzo, vernice e cristalli, sia in versione ultra flat che con tacco, perfette per rivivere il classico Oxford Style.

quanto riguarda i materiali, via libera ai già citati suede e vernice, ma anche rettile e glitter, due dei trend più forti di stagione. Trend rappresentati rispettivamente dagli splendidi stivali dal tacco “forte” di Valentino e dalla linea glitter di Miu Miu, che ha fatto innamorare le “gazze ladre dello stile” dei suoi splendidi anke boots: con tacco a banana, spuntanti e ricoperti di microcristalli.

più pratiche e freddolose pensano invece i marchi Hunter e Ugg: versione extralusso effetto cocco per gli stivali da pioggia più chic, firmati per questa stagione da Jimmy Choo e a tutto glam per gli stivali in pelle di montone prima amati dai surfisti australiani ed oggi dalle ragazze più alla moda, quest’inverno interamente rivestiti di paillettes.

trucco stylish rubato alle passerelle? Rendete uniche le vostre calzature, anche quelle della passata stagione, con dei calzini a vista: di maglia, nylon, o cotone, vi regaleranno un’aria bon ton d’atri tempi.
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Quando si fresche di parto, deprivate di sonno e molto affaticate e in giro per la citt con un bambino piccolo, non ci si trova nelle condizioni migliori per scatenare battaglie civili. Per si dovrebbe. Per dire. Le mamme (e pap nonni, zii, babysitter) dovrebbero darsi alla disobbedienza di massa sui mezzi pubblici di Roma. E rifiutare di chiudere il passeggino quando salgono sull ordina il regolamento. Cos intimano guidatori, controllori, altri passeggeri assai solidali. Cos sono costrette a fare in tante. Anche la curatrice di questa rubrichetta, a suo tempo. Ma pensavo che, nel tempo, il buonsenso avesse prevalso. Invece no, una poveretta (in genere poveretta femmina) costretta, sul bus in movimento, a tenere il poppante con un braccio e a chiudere il passeggino con l In genere, nessuno la aiuta. A volte il passeggino si chiude con fatica. A volte, il pupo rischia di volare via nell (vabb visto l sui mezzi Atac, atterrerebbe sul morbido; ma non sono bei momenti). E insomma, ci vorrebbero molte Rose (e Rosi) Parks, sui bus della capitale: emule/i della signora afroamericana che nel 1955, in Alabama,
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rifiut di alzarsi da un sedile per bianchi (a trovarlo, poi, un sedile, sui mezzi Atac; alle mamme con pupo e passeggino raramente qualcuno lo cede; forse dovrebbero portarsi anche una seggiolina pieghevole, cos per provocare).

Mia figlia maggiore ha quasi 14 anni, tredici anni fa, dovendo tornare al lavoro e non avendo alcun tipo di supporto familiare, l iscritta ad un nido vicino al mio ufficio. Abito a Milano in zona Fiera e lavoravo in via Olona sempre a Milano. All ero convinta di poter andare e tornare senza problemi con la metropolitana, ma anche io mi sono dovuta scontrare con i regolamenti ATM. Mi dissero che il passeggino dovevo portarlo su e giù per le scale e che non potevo usufruire dei pannelli mobili per le carrozzine perchè era solo per gli handicappati. e va bene. (per altro non ne funzionava nemmeno uno) di ascensori neanche l una volta sul treno mi dissero di chiuderlo, ma avendo solo due mani non ho potuto visto che era pienissimo e non ci si muoveva. Uno dei soliti venerdì di sciopero ATM una mandria di bufali a momenti mi ammazza la bambina pur di salire sul treno, morale, ho cominciato ad andare al lavoro in macchina. Dopo la prima ho avuto due gemelli, e lì ho dovuto lasciare il lavoro. Ma quando si è trattato di scegliere il pediatra all ASL me ne volevano dare uno lontanissimo da casa e alla mia obiezione sulla scomodità il negletto dello sportello mi ha risposto dicendo prenda l E io gli ho ribattuto che con tre figli un passeggino gemellare due mani o mi facevo crescere la coda oppure la cosa era veramente impossibile.

Vedo quindi che la situazione non è cambiata, le madri con i figli sono sempre considerate neglette e inutili, se poi ne hai più di uno sei scema perchè devi lasciare il lavoro! A me nessuno mai ha lasciato il posto nemmeno quando, incinta di due gemelli avevo una pancia enorme! I sorveglianti dell quando mi vedevano col passeggino su è giù per le scale della metropolitana si giravano dall parte piuttosto che darmi una mano!
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Non sono una debole nè fisicamente nè emotivamente ma ho rinunciato ad andare in metropolitana per l di mia figlia! E i gemelli sono saliti su un mezzo pubblico solo portati in gita dalle insegnanti.

Milano non è una città a misura di bambino di mamme e di buon senso!

Purtroppo questa e la sacrosanta verità, per tutte le mamme che vivono in città o nei dintorni e che potrebbero tranquillamente spostarsi coi mezzi, invece che contribuire involontariamente all del traffico. Ovviamente se solo vivessero in un paese civile.

Ho scritto varie volte all di Bologna quando mia figlia era piccola, mi hanno anche risposto il regolamento e io insistevo che i regolamenti si potevano cambiare; per caso ho poi scoperto negli anni frequentando un di donne prevalentemente straniere, che anche loro avevano scirtto scandalizzate in quanto ovunque in Europa si gira col passeggino aperto in bus (fatta personalmente esperienza a Vienna e Parigi su bus, metro e tram); una volta ho pure discusso col conducente perchè avevo entrambi i figli e il piccolo si era addormentato sul passeggino e l voleva che chiudessi; mi sono rifiutata e ha provato a non partire, poi vista la mia decisione mi ha detto solo quello che vuole ma se sale il controllore la multa ho deciso di correre il rischio visti anche quanti pochi controllori ci sono, perlomeno a Bologna.

Comunque da circa 5 anni a questa parte ci sono i bus con il posto per i passeggini: hanno i sedili rialzabili che se non ci sono passeggini possono essere usati come normali sedili e si tirano su quando ce ne sono (unica pecca la maleducazione spesso di chi è seduto che pur di non alzarsi fa spesso finta di non vedere il passeggino).

Detto questo il mio consiglio, oltre alla disobbedienza/resistenza sul bus è di tempestare di mail le rispettive aziende di trasporto locale; non so quanto siano contate le mie, so che per me non è servito perchè è successo troppo tardi ma sono orgogliosa e contenta di sapere che ho contribuito un po anch a cambiare una regola così assurda, esistente peraltro solo in Italia.

Problema attualissimo. Io ho una bambina di 6 mesi e una di 4 anni e ogni giorno prendo il bus 2 volte al giorno. Purtroppo negli autobus di Varese non è predisposto nessun posto per i passeggini a me non hanno mai fatto chiudere la carrozzina ma non hanno nessuna attenzione per le persone con i bambini. Si fermano a mezzo metro dal marciapiede e partono immediatamente senza apsettare che l bambina si sia seduta e almeno 1 volta su 2 la chiudono dentro le porte! Pensi che in Svezia chi entra su un autobus con un passeggino non deve pagare il biglietto, perchè si presume che non riesca a timbrarlo Va bè storia vecchia l non è certo un Paese per bambini Se a qualcuno interessa su facebook ho creato questo gruppo aprite i passegini sui bus

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