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Per noi italiani, sostenitori della dieta mediterranea, il condimento per eccellenza è l’olio extravergine di oliva. Si tratta di uno dei rari casi in cui un olio vegetale si ricava dalla polpa dei frutti, mentre più comunemente si procede con la spremitura o estrazione a partire dai semi. L’olio di semi esiste in molte varianti, spesso utilizzate in cucina come alternativa all’olio evo per friggere, ma quali tipologie esistono e che caratteristiche hanno? Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Olio di semi e tipo di estrazione

Come per le farine alternative, dove è importante distinguere tra cereale integrale o raffinato, anche parlare di olio di semi è fin troppo generico. Non si tratta solo di specificare il tipo di seme (lino, girasole, mais), ma anche, e soprattutto, che tipo di estrazione (e di raffinazione) è stata utilizzata. Infatti, l’olio di semi, fatta eccezione per le varianti tropicali, è conosciuto per essere ricco di grassi polinsaturi Omega 3 e Omega 6, importanti per prevenire il rischio vascolare e anche per chi soffre di colesterolo alto. Esistono anche l’estrazione meccanica con spremitura a caldo o di seconda spremitura, destinati poi nell’agricoltura biologica a un tipo di raffinazione “alternativa” e più naturale.

Tipi di Olio di semi: varietàe proprietà

Ci siamo occupati spesso degli oli tropicali di colza e palma, il cui utilizzo alimentare è molto dibattuto, sia per i possibili effetti sulla salute, sia per quelli sull’ecosistema. Questi particolari oli vegetali non vengono venduti nei supermercati italiani come singoli prodotti, ma si trovano tra gli ingredienti di molti alimenti. Ora è possibile individuarli perché una recente normativa europea ha imposto l’obbligo di specificare in etichetta il singolo olio o grasso utilizzato; non basta più la generica dicitura “oli (o grassi) vegetali”.

Vediamo invece ora i principali tipi di olio di semi che si possono trovare ed utilizzare come prodotto singolo, specificando che caratteristiche e composizione possono variare in base al tipo di coltivazione e alle condizioni climatiche.

Questo olio ha le caratteristiche tipiche dei semi di lino, ovvero una grande quantità di acidi grassi polinsaturi Omega 3, prevalentemente acido linolenico. Tuttavia, è bene specificare che proprio questa componente si ossida facilmente, quindi mai come per l’olio di semi di lino è fondamentale il processo di estrazione, l’attenzione alle temperature (mai sopra i 40) e anche alla conservazione. Si tratta infatti di un olio che va consumato fresco, a crudo e velocemente: il suo gusto tipicamente amaro tende infatti a diventare rancido se non opportunamente conservato (va tenuto in frigorifero). Se amate i sapori forti potete provarlo come condimento per insalate o verdure.

Olio di semi di girasole

Contiene proteine, fenoli, acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi, in particolare l’oleico, utili per la salute del cuore, e vitamina E, per cui è consigliato nella dieta per abbassare il colesterolo, ma è apprezzato anche per le proprietà antiossidanti. importante sottolineare come in commercio si trovino prevalentemente delle qualità il cui contenuto di acidi grassi è stato modificato per aumentare quelli monoinsaturi, a sfavore di quelli polinsaturi. Questo rende l’olio di semi di girasole più resistente e stabile alle alte temperature per cui spesso si usa per la frittura, in sostituzione dell’olio extravergine di oliva, più caro. Per evitare l’irrancidimento andrebbe conservato in frigorifero.

Olio di semi di zucca

Abbiamo già avuto occasione di parlarvi delle ottime proprietà nutritive dei semi di zucca: ricchi di sali minerali, vitamine e acidi grassi essenziali tra cui prevale il linoleico, dal potere antiossidante e protettore della circolazione sanguigna. L’olio che se ne ricava, pare sia utile anche in caso di disturbi legati alla menopausa e nell’ipertrofia prostatica, ma in questi casi è sempre buona regola rivolgersi al proprio medico.

L’olio di semi di zucca ha un sapore intenso che ricorda le nocciole, utilizzabile per condire insalate, ma anche per piatti marinati e a base di uova. Come gli altri tipi di olio di semi, andrebbe consumato a crudo, per mantenere tutte le proprietà organolettiche.

Olio di semi di sesamo

Usato soprattutto nelle ricette di cucina orientale, ad esempio per la tempura, l’olio di semi di sesamo ha un sapore delicato, tendente al dolce, e un colore chiaro, adatto anche per il condimento di verdure, insalate e falafel o come ingrediente in alcune ricette di dolci. Contiene amminoacidi, sali minerali, vitamine e acido oleico e linoleico in egual misura che lo rendono efficace contro i radicali liberi e nel contrasto dell’invecchiamento, anche del cervello, come avviene con l’Alzheimer. Per le sue proprietà viene utilizzato in cosmesi, farmaceutica e anche nella medicina ayurvedica.

Olio di semi di canapa

Dalla pianta della canapa non si ottiene solo una farina alternativa alla 00, ma anche l’olio. L’olio di semi di canapa può essere una buon condimento da utilizzare a crudo su verdure o zuppe. ricco di acidi grassi Omega 3, in particolare acido linoleico, e Omega 6 e per questo gli vengono riconosciute proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, utili in caso di influenza e per tenere a bada i trigliceridi nel sangue.

Olio di arachidi

Questo particolare olio di semi viene utilizzato soprattutto come ingrediente per margarine (ad esempio per fare il famoso burro di arachidi), ma si trova anche come singolo condimento. Ha un sapore dolce, è molto adatto per friggere ed è meno sensibile all’irrancidimento rispetto ad altri oli. Tra le sue caratteristiche organolettiche spiccano la presenza di acido oleico, la vitamina E e i sali minerali, mentre scarseggiano gli Omega 3 presenti in altri oli di semi. Per il basso contenuto di colesterolo e grassi saturi può essere utile nella prevenzione del rischio cardiovascolare, sempre usato con moderazione e all’interno di una dieta equilibrata (ad esempio da accompagnare al pesce per fare scorta anche di Omega 3). Questo è importante perché è l’equilibrio tra Omega 6 e Omega 3 che li rende benefici per la salute, mentre un eccessivo sbilanciamento di uno o dell’altro, potrebbe portare a uno stato infiammatorio e generare malattie croniche nel lungo periodo.

Nonostante il suo sapore molto dolce, questo olio di semi si sposa bene con piatti di pesce, verdure e nel condimento di insalate. L’importante è assicurarsi che si tratti di olio ad uso alimentare, perché spesso viene usato anche per prodotti cosmetici, in particolare per la bellezza della pelle e dei capelli, adatto solo per l’uso esterno. ricco di acidi grassi, vitamine e sali minerali ed è altamente calorico, per cui va usato con moderazione, nonostante gli venga riconosciuta la capacità di abbassare il colesterolo e aiutare il corpo ad eliminare le tossine.

Olio di mais

In questo caso più che olio di semi dovremmo dire “olio di chicco”. Si tratta di un olio vegetale molto diffuso e commercializzato. Certamente le sue proprietà nutritive sono ottime: contiene, infatti, acido linoleico, oleico, betacarotene e vitamina E, tutte sostanze importanti per la salute del cuore. Tuttavia, bisogna ricordare che tali caratteristiche vengono perse in seguito al processo di raffinazione cui è sottoposto l’olio grezzo perché ottenga un colore limpido, un sapore neutro e una buona resistenza all’ossidazione. A crudo può essere utilizzato nelle insalate, mentre a caldo si presta alle fritture.

Olio di soia

L’olio che si ottiene dai semi della soia subisce nella maggior parte dei casi un trattamento di tipo chimico, tuttavia, anche in questo caso esistono alcune versioni biologiche, rare da trovare nei supermercati generici. Si tratta di un condimento utilizzato soprattutto nella cucina orientale e anche in quella vegana. molto ricco di acidi grassi polinsaturi, tuttavia, occorre fare attenzione perché nell’olio di soia il rapporto tra Omega 3 e Omega 6 è sbilanciato eccessivamente verso questi ultimi e ciò, come abbiamo detto precedentemente, può comportare infiammazioni dell’organismo.

L’elenco dei tipi di olio di semi è lungo e comprende anche i più rari, come l’olio di semi di cartamo, una pianta simile allo zenzero, così come esistono anche oli alternativi come quello di pistacchio, di noce o l’olio di argan ad uso alimentare. Quello che è importante ribadire è che, a fronte di buone proprietà nutrizionali, gli oli vegetali vengono comunemente raffinati e questo li rende potenzialmente tossici, aumentando il rischio cardiovascolare. Per questo motivo il consiglio è quello di consumare quelli ottenuti da estrazione meccanica, preferibilmente spremuti a freddo, che mantengono i nutrienti, reperibili in negozi specializzati o biologici.

Se volete approfondire, potrebbe interessarvi l’articolo in cui parliamo anche dei grassi che utilizziamo in cucina. Se invece restate fedeli all’olio extravergine di oliva, vi farà piacere leggere perché è considerato un elisir di lunga vita. Voi che tipo di olio utilizzate maggiormente?
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La puntata di questa sera di Boss in incognito 2, il reality show condotto da Costantino della Gherardesca su Rai 2, vedrà protagonista Nenella Impiglia Curzi. Nata a Serra San Quirico, piccolo centro sito proprio nel cuore dell’entroterra di Ancona, ha studiato al liceo classico per poi iscriversi a Medicina. Si è quindi dedicata all’imprenditoria, ove ha subito messo in mostra grandi doti di determinazione, riuscendo ad affermarsi sino a rivestire il ruolo di consigliere delegato alle relazioni esterne di Linea Marche, azienda operante nel settore calzaturificio, sedendo anche nel suo consiglio di amministrazione. Una azienda creata in concorso con il marito Renato Curzi, che con i marchi Vic Matiè, Akethon e OXS è riuscita a porsi come un punto di riferimento a livello nazionale.

Il suo settore di pertinenza è quello delle pubbliche relazioni legate al mondo fashion, ove grazie alla sua estrema professionalità ha saputo creare e mantenere nel tempo una fitta rete di rapporti, che le hanno permesso di proporsi come punto di riferimento privilegiato per un gran numero di personalità di spicco,
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anche del mondo dello spettacolo. Come Martina Stella, ad esempio, ultima testimonial di spicco di Vic Matiè.

All’attività imprenditoriale ha poi unito quella portata avanti nel mondo dello sport, esercitando la presidenza di una società di pattinaggio artistico da lei stessa fondata circa venti anni fa, e quella per la solidarietà. In quest’ultima veste ha varato una lunga serie di iniziative benefiche come lo Shoes Charity Party, organizzato nel maggio del 2006 all’interno dello show room capitolino di Vic Matiè, un evento teso a raccogliere fondi a favore dei bimbi che affollano le favelas brasiliane. Mentre due anni dopo si è resa ancora una volta protagonista con I Love Dogs, manifestazione che aveva il compito di sostenere la Lega Nazionale di Difesa del Cane.

Nenella Impiglia Curzi è inoltre molto attiva anche sul fronte culturale, ove ha sfruttato le sue innate doti organizzative al fine di varare una lunga serie di eventi in settori come scultura, pittura e fotografia. In questo quadro va ricordata in particolare Tre di Tre, una mostra organizzata nella splendida location fornita dall’Antica Fabbrica di Laterizi di Serra de’ Conti, un edificio dell’Ottocento che era stato ristrutturato in precedenza con il patrocinio di Linea Marche. Un tributo al territorio di cui Nenella Impiglia Curzi è espressione e che unisce il grande amore da lei mai nascosto per l’arte, la cultura e la storia che lo caratterizzano.
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ugg sales online Cassette di design per la mamma artigiana

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Altro che rompere le scatole. C’è una mamma artigiana che per passione quelle scatole le reinventa, vendendole a clienti italiani ed esteri. E arrivando a riprogettare anche tutta la sua vita, dal lavoro alla famiglia.Questa è l’idea wow di Valentina Bellomo, 39enne e mamma di un bimbo di cinque anni, oggi residente a Montefalco, quasi seimila anime nella provincia di Perugia, uno dei borghi più belli d’Italia.Internet? Mi ha cambiato la vita. Ed è stata una scoperta. E pensare che tutto è iniziato per gioco. Tre anni fa io e mio marito Claudio abbiamo allestito il matrimonio con queste cassette, e poi abbiamo pensato di metterle in vendita online. Così Valentina si è affidata all’e commerce eBay, aprendo il negozio online Classe1978lab e scoprendo un notevole interesse. Per noi è stata una sorpresa, perché da ogni parte d’Italia hanno iniziato ad ordinarci questi oggetti.Si tratta di vecchie cassette in legno di frutta e verdura oggi fuori produzione e che vengono completamente rielaborate. Ossia ristrutturate, verniciate, dipinte a mano. Così prendono nuova vita. Le cassette servono per qualsiasi utilizzo: appese al muro, allestite come mensole oppure anche come composizione per arredare le pareti delle case di montagna. Abbiamo anche iniziato a metterci le rotelle e ogni prodotto lo facciamo personalizzato, precisa Valentina, che col marito spedisce a privati e imprese: enoteche, ristoranti, baite impazziscono per le sue cassette.Questa mamma artigiana in due anni ha venduto oltre tremila pezzi. E ognuno ha un’anima. Quel legno viene levigato e carteggiato ed esce fuori il suo fascino nascosto.Le creazioni sono fatte con carta vetrata, martello, chiodi, pinze, pennello. E poi c’è la rete a fare la differenza: su Facebook Valentina racconta le cose che fa, i segreti del suo nuovo lavoro. E poi ci sono i clienti che mandano le foto e su eBay riceve centinaia di feedback. Anche perché la consegna avviene in pochi giorni.Il suo laboratorio è sotto casa: uno spazio di venticinque metri quadrati con una finestra aperta al mondo intero. In fondo ho capito che la rete è questo e non pensavo mi potesse dare tanto.
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Boogio è il nome di un progetto davvero particolare che mira a rendere “smart” le vostre scarpe. Si tratta di una coppia di accessori dotati di sensori (uno per la pressione e un classico accelerometro) e di connettività Bluetooth da attaccare alle vostre calzature, in grado di comunicare in tempo reale con i vostri dispositivi mobili, ma anche con computer e, in futuro, con le console (“Boogio is compatible with Windows, Mac, iOS, and Android”). Boogio è quindi in grado di rilevare e computare movimenti, come dei semplici passi o anche salti e calci, e anche di misurare velocità, accelerazione e anche la pressione di ogni singolo passo.

Gli impieghi, se ci pensate, sono davvero molti: Boogio potrebbe essere sfruttato in campo medico,
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per la riabilitazione dei pazienti, in campo sportivo, come una sorta di braccialetto smart quindi da applicare però alle scarpe, e anche nel campo videoludico, tanto che i realizzatori del progetto, facenti parte della società Reflex Labs, lo stanno sperimentando anche in combinazione con Oculus Rift e con i Google Glass. Pensate ad un running game in cui dobbiamo effettivamente correre o spostarci saltando per evitare gli ostacoli!

La start up sta al momento rivolgendo la sua attenzione agli sviluppatori indipendenti, in modo da trovare sistemi sempre più originali ed innovativi per sfruttare l’accessorio, anche se a quanto pare anche Microsoft e Nintendo si sono fatti vivi. Anche perché bisogna ammettere che un dispositivo del genere riuscirebbe a rendere obsoleti molti dispositivi di intrattenimento e non (pensate ad esempio alla Wii Fit).

Boogio è ovviamente lontano dalla commercializzazione effettiva, anche se è già possibile acquistare una versione alpha, dedicata appunto a sviluppatori, del costo di ben 2000 dollari. La versione beta è in dirittura d’arrivo: al momento il dispositivo ha un’autonomia di circa 4 6 ore,
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si ricarica via microUSB e verrà presto reso impermeabile. Un progetto insomma da tenere d’occhio. E voi a quali utilizzi avreste pensato per Boogio? Maggiori informazioni sul sito ufficiale.

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Caratteristiche quindi di livello piuttosto elevato per uno smartphone da lavoro, cui si aggiungono una scocca rinforzata per renderla ancor più resistente, tanto da essere a prova di catura fino da 1,8 metri(MIL Spec 810G). Oltre a questo abbiamo anche un’alta qualità audio,

LEGGI ANCHE: Flir One, la nostra prova (foto e video)

Tra i tanti software presintallati c’è anche un’app dedicata di Flir,che permette di catturare scatti singoli, panorama e video, con palette dei colori per la temperatura intercambiabili, rilevamento in un punto preciso,e valori massimo, minimo e medio per la temperatura rilevata.

Uscita e prezzo Cat S60

Cat S60 sarà disponibile nel corso del 2016 per 649, una cifra piuttosto elevata, ma in linea con quanto ci aspettavamo, viste le sue particolarità. Torneremo comunque sull’argomento quando lo smartphone sarà disponibile in Italia, per adesso vi lasciamo con alcuni bei render ed il comunicato stampa originale.

Cat phones today announced the launch of its new flagship product, the Cat S60; the world’s first smartphone with an integrated thermal camera, and the world’s most waterproof smartphone. The device will be unveiled at Mobile World Congress 2016, in Barcelona.

The Cat S60 includes an embedded thermal camera from FLIR, the global leader in thermal imaging technology, allowing Cat phone users to be the first in the world to use their smartphones for a multitude of use cases, including: detecting heat loss around windows and doors; spotting moisture and missing insulation; identifying over heating electrical appliances and circuitry; and seeing in complete darkness.

The thermal camera visualizes heat that is invisible to the naked eye, highlighting temperature contrasts. It can pick up heat and measure surface temperatures from a distance of up to 50 to 100 feet, and see through obscurants such as smoke, enabling a huge range of use cases for building professionals, utility workers, outdoor sports enthusiasts, and emergency first responders to name but a few.

The Cat S60 is also waterproof to depths of up to 5 meters for one hour, allowing it to be used as an underwater camera, pushing the boundaries of mobile technology, and how and where it’s used.

“To stand out from the crowd in today’s smartphone market requires true innovation and we are proud to partner with FLIR to announce what is truly a world’s first,” said Peter Stephens, CEO Bullitt Group, global mobile device licensee for Caterpillar. “The Cat S60 represents a milestone for smartphones. We are excited for thermal technology to be in the hands of Cat phones customers and to discover the myriad of daily time and efficiency use cases it will present for them.”

“We are delighted to work on the latest Cat phone with Bullitt Group, to integrate our thermal camera into their proven, industrialized smartphone to create a truly innovative and groundbreaking mobile product,” said Andy Teich, President and CEO of FLIR. “The CAT S60 presents mobile users around the world with new capabilities a ‘sixth sense’ experience that only thermal imaging can offer.”

The Cat S60 is also an extremely tough and robust, world class rugged smartphone. It exceeds military spec, is built to withstand drops onto concrete from up to 1.8 meters, and it’s dustproof as well as waterproof. Its versatile, super bright display can be viewed in bright sunlight, and the touchscreen can be controlled with wet fingers or while wearing gloves. It is also protected by the latest Corning Gorilla Glass 4.

Drop proof to 1.8m, MIL Spec 810G

Super bright display (typical 540 nits), Gorilla Glass 4

4.7 HD capacitive multi touch with auto wet finger glove supportHigh quality audio experience (>105dB)

Underwater 13MP main camera with dual flash, 5MP front facing camera

4G LTE

Snapdragon 617 octa core processor

32GB ROM, 3GB RAMDedicated FLIR thermal camera app with MSX technology; still image, panorama, and video capture; changeable heat palettes; temperature spot meter; and min, max, and average temperature data
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ugg dakota Chi è la preparatrice vocale di Michelle Hunziker

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Monica Magnani vocal coach/ Chi è la preparatrice vocale di Michelle Hunziker, Belen Rodriguez e Il Volo

Monica Magnani, nel corso della sua lunga carriera, ha seguito Il Volo, Michelle Hunziker e Belen Rodriguez in qualità di vocal coach. Si è occupata anche dei casting di The Voice of Italy

01 marzo 2018Monica Magnani, vocal coach di Michelle Hunziker all’ultimo Festival di Sanremo, al settimanale Oggi, ha confessato come ha conosciuto la showgirl svizzera che con la gag E se domani di Mina (con gag annessa) e il pezzo corale contro la violenza sulle donne ha letteralmente incantato la platea dell’Ariston. Le due professioniste si sono conosciute otto anni fa in occasione dello spettacolo teatrale Mi scappa da ridere. La popolare conduttrice, ai tempi, era chiamata a ballare, cantare e recitare per due ore e mezza. Quindi l’esigenza di un’insegnante che le scaldasse la voce era quasi necessaria: “Una studentessa modello, ascolta tanto, segue i consiglia alla lettera, studia. Ed è molto intonata di suo. Anche se è già molto famosa, non si adagia sugli allori”. Non tutti sanno, però, che la cantante ha seguito da vicino anche Belen Rodriguez, in occasione della sua partecipazione alla kermesse festivaliera quando la bella argentina si cimentò col canto e ballo in pezzi energici come Malo di Bebe: “Una sorpresa. Ha una bella voce, grave, alla Fiorella Mannoia per intenderci, canta molto bene le note basse. Suona la chitarra ed è molto disciplinata. Non si accontenta di essere bella”.

GIANNI MORANDI E LAURA PAUSINI I PIU’ ALLENATI VOCALMENTE

Monica Magnani, nel corso della sua lunga carriera da vocal coach, ha collaborato con diversi protagonisti della scena musicale internazionale. Tra i più allenati, oltre a Michelle Hunziker.: “Gianni Morandi non scherza: si fa 15 chilometri di corsa un giorno sì ed uno no. Laura Pausini, quando eravamo in tour, correva intorno al palco con i pesetti alle gambe. Mentre Eros Ramazzotti, prima del concerto, gioca a calcetto”. Vita regolare, insomma a discapito dell’immagine da bad boy/girl di molte star internazionali: “Mick Jagger pratica lo yoga per allenare la voce. Certi eccessi te li puoi permettere a vent’anni, forse, ma se pou vuoi continuare a certi livelli devi preservare il fisico”. La cantante, recentemente, ha seguito i casting di The Voice of Italy, il talent show che scova le popstar del futuro da lanciare nel firmamento della discografia che conta. Per alcuni anni, la Magnani ha preso parte, dietro le quinte, di Ti lascio una canzone, dove ha curato l’aspetto vocale anche de Il Volo, divenuti, nel tempo, dei veri e propri idoli internazionali: “Erano poco più che bambini, ma già molto concentrati sulle loro performance. Piero Barone studiava da tenore, Gianluca Ginoble si preoccupava della respirazione, il più vivace era Gianluca Boschetto. Spesso li chiamavamo per le prove e li trovavamo a giocare a biliardino”

L’intense vocal workout è un metodo innovativo messo a punto da Monica Magnani in anni di attività professionale, seguendo in tour in tutto il mondo, come corista, artisti di fama internazionale. Consiste nel potenziare l’utilizzo dello strumento vocale sfruttando l’esercizio fisico, per usufruire in maniera ottimale del fiato a disposizione per cantare e parlare, ricordando che la voce parlata richiede lo stesso impegno della voce cantata. Il programma di esercizi vocali in movimento è indirizzato soprattutto a chi fa della propria voce la propria professione, quindi cantanti, interpreti di musical, attori, doppiatori, ma, perchè no, a chiunque volesse sperimentare il beneficio di un buon allenamento fisico: ricordiamo che cantare porta un grande beneficio in termini di energia vitale e, allo stesso modo, anche una buona lezione di training fisico sviluppa una grande energia. Le due cose abbinate portano grande beneficio energetico. Dopo un delicato intervento chirurgico per asportare il lobo destro della tiroide (nel 1999) che le ha procurato una cicatrice di 12 cm proprio alla base della trachea, Monica Magnani ha dovuto impegnarsi a fondo e ricominciare dal principio con lo studio per poter tornare a cantare. Grazie a questo impegno è riuscita ad ottenere risultati vocali migliori rispetto al periodo precedente all’intervento. Inoltre una professione caratterizzata da spostamenti continui e orari massacranti, cambi di fuso orario e di alimentazione, hanno spinto Monica Magnani verso la ricerca di uno stile di vita compatibile con il proprio benessere, per essere in grado di avere tutto il sostegno psico fisico necessario per affrontare la sua carriera. Da qui è nata l’idea di ‘Intense Vocal Workout’ un proprio personale metodo di training vocale, basato su esercizi svolti in movimento, cosa che ha dato i suoi frutti nei tour mondiali al seguito di importanti artisti della musica italiana ed internazionale e come vocal coach di personaggi dello spettacolo. Questo metodo è ideale per potenziare il fiato e utilizzare il diaframma cantando in movimento. Essendo una convinta sostenitrice del fitness, inteso come mezzo fondamentale per poter disporre di tutta l’energia necessaria all’atto del cantare, Monica Magnani con ‘Intense Vocal Workout’ ha creato un programma basato su esercizi diversificati a seconda del livello di preparazione atletica, così da poter sperimentare in modo molto divertente la propria condizione fisica e imparare qualcosa di molto efficace per cantare. Cantare porta un grande beneficio in termini di energia vitale; anche una buona lezione di training fisico sviluppa una grande energia. Le due cose abbinate portano grande beneficio energetico. Quello che ci occorre è abbigliamento comodo, un paio di scarpe da ginnastica e tanta voglia di divertirsi!.
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La collezione di scarpe Primadonna per l’Autunno Inverno 2014 2015 ci propone una ricca selezione di calzature moderne, modelli ispirati ai diktat più fashion della stagione pensati a tinta unita o in versioni con stampe di tendenza. La proposta invernale firmata Primadonna comprende ankle boot e anfibi grintosi, modelli camouflage, animalier o con stampe multicolor accanto a scarpe più eleganti con tacco alto, stivali, stivaletti per la pioggia, dècolletès,
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stringate e ballerine per tutti i gusti.

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Lui guarda la vetrina di un negozio di memorabilia giapponesi, poi guarda lei, poi di nuovo la vetrina e, illuminato da un rivelazione, esclama: visto? Hai le stesse scarpe di Mazinga Erano Ugg, gli stivaletti pelosi e informi tanto amati dalle donne (quasi tutte, dai), ma inspiegabili per l a quanto pare, non sono le uniche calzature che il maschio detesta.

In un articolo del Corriere del 5 luglio, infatti, vengono riportati i risultati di un sondaggio americano realizzato su un campione di circa 2000 uomini: quali sono le scarpe femminili meno sexy?

Lo so, lo so, sembra un argomento frivolo e lo ma le implicazioni per gli equilibri di una coppia non sono da sottovalutare. Comunque i risultati sono questi: zeppe, Ugg e fratelli, Crocs (ovvero gli zoccoli in plastica che fanno tanto ospedale), zatteroni, infradito, mocassini e ballerine.

Insomma, praticamente tutto tranne le scarpe scomode. Mancano le calzature pi brutte mai inventate, ovvero le Hogan,
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ma il sondaggio americano, quindi ci sta.

Poi, per carit de gustibus etc etc, ma in questo caso la domanda una sola: tu, uomo che a volte giri impunito col borsello, come osi tentare di separare ci che la natura ha unito in maniera cos sublime, ovvero la donna e le sue ballerine?

Passino i mocassini, le infradito e le Crocs, ma le ballerine non si toccano. Proprio no.

Inutile chiamarle, come uno dei miei colleghi, le scarpe anti sesso, inutile lamentarsi. Audrey Hepburn insegna.

E lo so, caro uomo che a volte giri impunito in canotta e sandali, che il tacco 12 ha il suo perch a letto e fuori dal letto, ma quando fuori fa freddo noi abbiamo diritto al morbido pelo degli Ugg, altro che stiletto.

E poi per gestire la scarpa mozzafiato bisogna avere una grande forza interiore e tu, caro uomo che a volte giri impunito con il calzino bianco e il marsupio, non sempre ce l Perch quando la tua donna si lamenter per il mal di piedi e tu le dirai: non potevi metterti qualcosa di pi comodo? lei si toglier la tanto agognata Louboutin e ti stamper un rossa sulla testa, ricordandoti che qualche ora prima, quando si stava per infilare un bel paio di ballerine,
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tu avevi esclamato con l dipinto sul volto: vorrai metterti le scarpe di Minnie?

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All’unico visitatore di oggi l’ex carcere di San Francesco appare come una bolla di rammarico in una città viva e piena di luce.

In gran parte deserto, offre sequenze improvvisamente interrotte, fermate, ammutolite. Sembra che da alcune celle il detenuto abbia appena traslocato abbandonando parte delle sue pene.

E quanti sono in giro per la città, per l’Italia, per il mondo e come ricordano queste mura, questi cancelli, queste sbarre, queste penombre ? Guardando, si immaginano i rumori, lo scalpiccio di passi veloci, il clangore di cancelli sbattuti, il rimbombo di ordini secchi e tante urla di malcelata disperazione.

L’erba cresce nel cortile dell’ora d’aria, sono marcite le sponde del campo di bocce. Tutte le porte e i cancelli sono aperti ed è impossibile chiuderli. Le scarpe lasciano il segno sui pavimenti coperti da anni di polvere. Più volte ci si domanda quanto sia lontana l’uscita.

La chiesa di San Francesco del Prato, esempio eccelso di “gotico francescano”, con il suo convento, è stata fondata intorno al 1200. E’ stata decorata ed affrescata da numerosi artisti che, soprattutto nel 1400, ne hanno fatto un gioiello di inestimabile valore, vanto della città. Il campanile è del 1500 ed è opera di Bernardino Zaccagni. L’intero complesso è stato requisito durante la dominazione napoleonica e, devastato, modificato, mutilato, è stato trasformato in carcere nel 1810. Le navate della chiesa sono state divise in più piani e ancora in celle, laboratori: una radicale manomissione degli spazi e delle funzioni originarie, dalla preghiera alla detenzione. Sulla facciata e sul campanile sono state aperte finestre per dare luce agli ambienti carcerari .

Al convento è stato aggiunto un altro grande edificio,
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pensato dall’inizio come carcere.

Oltre che dalla palazzina comando, gialla visibile sul lato nord di piazza San Francesco, il carcere è costituito da due grandi edifici principali:

il “conventuale” che si estende a sinistra della chiesa e oltre l’antico

chiostro, negli spazi vissuti anticamente dai frati;

il “napoleonico”, a sé stante, situato a nord ovest della chiesa e alle

spalle del “comando” e di palazzo Cusani, esteso fino quasi a toccare

il muro di cinta verso borgo del Naviglio.

Tutto semi abbandonato, silenzioso e quasi vuoto. In realtà il piano terreno del “napoleonico” è adibito a deposito di oggetti di ogni tipo appartenenti all’Università. Nel primo cortile c’è cantiere per la ristrutturazione di un fabbricato confinante con palazzo Cusani. In fondo, verso viale Mentana, ci sono aule universitarie a cui si accede attraverso la vecchia porta “carraia”.

Oltretorrentino 11 giugno 2009 alle 07:21

Che un monumento di una tale bellezza ed importanza si trovi in uno stato di sfacelo di questo tipo è veramente una vergogna. Questo luogo ha 800 anni di storia ed appartiene a noi tutti parmigiani. E pensare che i frati hanno dato anche la disponibilità a restaurare la chiesa e parte dell’ex convento a loro spese. Le nostre istituzioni cosa aspettano a far si che questo avvenga? Dal restauro ne nascerebbe un luogo unico, non solo per noi parmigiani ma anche per i turisti. Anzi, addirittura ne nascerebbero nuovi borghi e nuove piazze fruibili da tutti e con un fascino incredibile.

azaro 12 giugno 2009 alle 10:29

Sarà, ma scusate come farebbero i frati a tenerlo in piedi? Già faticano con l’Annunziata e i Cappuccini hanno lasciato l’Oltretorrente e pure portato via la Biblioteca!

E’ ovvio che così è uno scandalo e andrebbe restituito alla città e restaurato.

Il luogo é bellissimo ed è un pezzo importante della nostra storia che non può finire nelle mani della solita e ormai imperante speculazione. Ma di chi è? Chi può e deve prendere iniziative? Non doveva diventare un Polo universitario tutto?

Oltretorrentino 12 giugno 2009 alle 12:49

I frati chiedono la chiesa e il primo chiostro storico (ma innanzitutto la chiesa), dei quali sono quindi perfettamente in grado di prendersi cura. Anche il papa nel dicembre 2008 ha chiesto espressamente all’università di restituire la chiesa ai frati (ai quali era stata promessa tra l’altro in cambio della attività che operano tutt’ora nel carcere di Parma). Ed in effetti la sua riapertura al culto sarebbe l’unico utilizzo che potrebbe rispettarne la storia e la struttura. Tutto il complesso è finito all’Università solo per un cavillo burocratico e i cittadini di Parma hanno raccolto 35.000 firme per chiedere che la chiesa sia restituita all’uso religioso (e senza che questa iniziativa di raccolta firme fosse pubblicizzata). Bisogna aggiungere che i frati hanno già i fondi per restaurare il tutto ed anche il progetto di restauro già approvato dalla soprintendenza. In passato inoltre si sono occupati del restauro del tetto. Insomma, tutto ci dice che (almeno) la chiesa dovrebbe essere restituita a loro, che non aspettano altro. E anche la logica ce lo dice. Perchè l’utilizzo religioso la aprirebbe a tutti, parmigiani e turisti che finalmente raggiungerebbero tutta quella zona dove ci sono anche la casa del suono e della musica. Ricordiamoci infine che più aspettiamo più gli affreschi si deteriorano, e che le tombe dei nobili medievali di parma sono scoperchiate ed in balia di acqua, gatti e topi.

In piu’ vorrei aggiungere che l’Università ha tantissimi altri luoghi, attualmente abbandonati e purtroppo non ha sufficienti fondi per il loro restauro. Basti ricordare il convento e la chiesa di San Luca degli eremitani, l’ospedale vecchio / torri dei Paolotti, e come gli ultimi avvenimenti ci insegnano, anche l’Orto Botanico, che sembrava destinato a chiudere ed è stato salvato soltanto grazie ad un gruppo di volontari.

Antonio 28 novembre 2009 alle 18:39

sono un ex agente di custodia ghe a prestato servizio dal 1983 al 199o quanto ad un tratto nel 1988 fu incaricato il condantte munno il quale prestava servio a porto azzuro e fu chiamato dal minstero per aggiustare il carcere il quale cerano dei manciafranhi che rubavono i soldi stanziati dal minstero il quale in ogetto sapenddo tutto il direttore guisseppe rizzo oggi decduto non mi fece raffermare il quale faceva fare al brigadire forchhia rapporti falsi un vostro aiuto per una verita prestavo servizio al carcere di san francesco parma spero che il sudetto mistero grazia e giusttizia prenda provedimenti in oggetto
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Gagliano Aterno, 1 agosto. Francesco, Chiara e il miracolo dell a Gagliano Aterno è il titolo di un progetto di valorizzazione del territorio promosso dal Comune, dal Centro di Documentazione Etnografica e dall “Fonte Canale” in collaborazione con la Parrocchia di S. Martino Vescovo.

La manifestazione, che si svolgerà il giorno sabato 17 agosto in contrada “Baullo” e quindi entro la zona protetta del Parco Regionale Sirente Velino, vuole essere un doveroso e sentito tributo al Santo per eccellenza della Pace e della Carità ed al Patrono degli ecologisti e dei cultori dell’Ecologia che ha onorato Gagliano e la Valle Subequana con la sua presenza fisica e il suo indelebile carisma lasciando tracce evidenti di fervida religiosità e ricchezza di storia, arte e architettura.

Ore 9:00 Avvio corteo con automobili dal piazzale della chiesa di S. Chiara e arrivo all’edicola della Madonna del Carmine posta sui bastioni del Monte Sirente.

Ore 9:15 Composizione corteo processionale e avvio dello stesso in percorso pellegrinale verso l’altopiano di Baullo (distanza circa 2,5 km facilmente percorribili con minimo dislivello si consigliano scarpe e abbigliamento da escursione).

Relazione itinerante dell’Ins. Massimo Santilli dal titolo “Maria da Gagliano, l’acqua e i miracoli di San Francesco in terra subequana”.

Alzabandiera in onore di S. Francesco Patrono d’Italia, Saluto del Sindaco Mario Di Braccio e delle autorità sovracomunali.

Cerimonia Ufficiale di benedizione del nuovo oratorio dedicato a S. Francesco d’Assisi e celebrazione di una SS. Messa officiata dal Parroco Don Vincenzo Cianfaglione. Il piccolo oratorio sorge nelle immediate adiacenze dell’originario Locum Sancti Francisci, testimonianza del primo francescanesimo in Abruzzo.

Ore 11:30 Cerimonia di benedizione del luogo in cui sorse la fonte miracolosa posta nei pressi dell’oratorio.

E attesa la partecipazione di un folto pubblico composto da fedeli, pellegrini, escursionisti e cultori di storia patria, tutti accomunati dal senso di attaccamento alla figura esemplare del grande Santo umbro ed al suo messaggio universale ed attuale di pace e di bene.(h.8,45).
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