Cancelliera Angela Merkel lascia nel 2021: «È il mio ultimo mandato»



Lo sciame sismico del terremoto dell’Assia è arrivato a Berlino prima del previsto. Meno di ventiquattrore dopo la grave sconfitta di Wiesbaden, dove la Cdu ha perso quasi 11 punti percentuali, Angela Merkel ha annunciato che intende lasciare la presidenza dell’Unione cristiano-democratica per favorire un rinnovamento del partito. Non solo, la cancelliera ha annunciato di fatto il suo lungo addio alla politica, dicendo che intende rimanere alla guida del governo fino alla scadenza naturale del mandato nel 2021, ma che dopo non si ricandiderà né alla cancelleria, né al Bundestag e che non cercherà mai più un incarico politico, né in Germania né in Europa.

In una drammatica conferenza stampa, Merkel si è assunta la piena responsabilità della sconfitta elettorale, riconoscendo che il suo governo ha perso credibilità: “L’immagine offerta dalla coalizione è inaccettabile”, ha ammesso Merkel riferendosi alle continue liti e polemiche che hanno diviso la Grosse Koalition negli ultimi mesi.

È una svolta storica, probabilmente il vero inizio del crepuscolo di Merkel, che ha preso atto di una situazione non più sostenibile e ha messo l’interesse del partito davanti al suo. Merkel infatti ha sempre detto che la carica di presidente della Cdu e quella di cancelliera erano inseparabili. «Spero che questo sia un contributo a portare vento nuovo nel partito» e a far sì che «il governo si concentri meglio nel suo lavoro»”, ha detto per spiegare il ripensamento. E ancora: «“Non sono nata cancelliera e ho sempre assolto il mio incarico con dignità. Con la stessa dignità intendo lasciarlo».

Merkel lascia: la carriera dalla Ddr alla crisi dell’euro e dei migranti


Il passo d’addio dopo 13 anni


Se Merkel riuscirà a completare il quarto mandato rimane tuttavia una questione aperta. La decisione di fare un passo indietro come presidente del partito, carica che occupa da 18 anni, apre infatti una battaglia per la successione che si annuncia accanita, incerta e alla fine potrebbe avere ripercussioni sulla stabilità della Grosse Koalition. Di più, anche se Merkel riuscisse a placare le acque all’interno della Cdu, in piena fibrillazione dopo la sconfitta in Assia e i pessimi sondaggi nazionali che la danno al 25%, sul futuro del governo incombe anche la crisi esistenziale della Spd, anch’essa sconfitta in Assia e ormai precipitata al 15% delle intenzioni di voto. Fra i socialdemocratici cresce infatti la pressione per rompere l’alleanza con la Cdu, considerata la causa principale del tracollo.

Nella Cdu, i potenziali successori di Angela Merkel già annunciano battaglia. La cancelliera vorrebbe che a succederle fosse l’attuale segretario generale e sua fedelissima, Annegret Kramp-Karrenbauer, ufficialmente candidata. L’altro contendente in campo è Jens Spahn, attuale ministro della Sanità e riferimento dell’ala conservatrice del partito, che più volte in passato ha criticato Merkel, soprattutto in tema di politiche migratorie e difesa dei valori tradizionali. Ieri anche l’ex capo dei deputati al Bundestag, Friedrich Merz, ha annunciato la sua disponibilità a candidarsi. Merz, ancora molto amato nel partito nonostante sia fuori dalla politica da quasi dieci anni, era uno dei tanti potenziali avversari emarginati da Angela Merkel. Ora probabilmente è tentato dalla rivincita. Nel caso di un impasse, un nome di mediazione potrebbe essere quello del ministro-presidente del Nord-Reno Vestfalia, Armin Laschet, che guida il Land più popoloso della Germania e ha dietro la più grande federazione regionale della Cdu.

29 ottobre 2018 (modifica il 29 ottobre 2018 | 16:19)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/esteri.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *