Auto, nasce la Formula donna Pilote divise: «Iniziativa sessista»


Appena nato e già divide. È il primo campionato di automobilismo al mondo per sole donne. Si chiama «W Series» e sulla carta ha un obiettivo nobile: riportare una presenza femminile in F1, l’ultima a correre un Gp e l’unica ad andare a punti è stata Lella Lombardi nel 1976. Quattro anni fa Susie Wolff, moglie del team principal della Mercedes, girò con Williams durante le prove libere a Silverstone. Poi il vuoto. Dietro al nuovo progetto si muovono nomi importanti legati alla F1: da David Coulthard al mago inglese dell’aerodinamica Adrian Newey, all’ex McLaren Dave Ryan. Spiega lo scozzese, vincitore di 13 Gp: «Le pilote oggi non riescono a rompere il “soffitto di cristallo”, si fermano in Formula 3 o al massimo nella Gp3. Non per mancanza di talento ma di fondi. Ecco perché è necessario creare un campionato solo per loro, per farle arrivare preparate a battersi con i rivali maschi nelle categorie più importanti e a parità di condizioni». Gli organizzatori sono a caccia di finanziamenti e la serie deve essere ancora strutturata e regolarizzata, ma il format è già pronto: 20 ragazze in pista, sei gare da 30 minuti sui circuiti europei, monoposto tutte uguali da 270 Cv, montepremi da 1,5 milioni di dollari, partenza a maggio.

Donne divise

L’iniziativa però divide il fronte delle pilote. Tatiana Calderon, test driver dell’Alfa-Sauber: «È una buona opportunità, so quanto è difficile emergere se sei femmina». Durissima Sophia Floersch, 17enne tedesca della F3: «Scelta sbagliata, è come se nelle aziende creassero consigli d’amministrazione doppi, gli uomini da una parte e le donne dall’altra». Pippa Man, britannica che ha corso nella Indycar: «È un giorno triste per lo sport, è segregazione».

11 ottobre 2018 (modifica il 11 ottobre 2018 | 09:25)

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